Riding Easy Records: i 10 dischi per conoscere l’etichetta (2013 – 2018)

Riding Easy è un’etichetta molto conosciuta tra i seguaci delle label underground stoner/doom/heavypsych ma è praticamente ignota al di fuori di questa nicchia. Soprattutto in Italia dove non gode certo di una grande visibilità ed è distribuita solo da alcune etichette di genere (Taxi Driver o Heavy Psych Sound, per esempio). Eppure con il suo lavoro costante ha saputo sia fare da talent scout e mettere in luce band di qualità sia rivitalizzare un immaginario anni 70 senza risultare ridicola ma, anzi, usando gli stereotipi per catturare l’attenzione e dare agli ascoltatori un prodotto completo, ispirato agli anni d’oro dell’hard rock ma in qualche modo attuale e fresco.



Riding Easy nasce come Easy Rider Records nel 2013 a Hermosa Beach, California. L’etichetta si fa notare perchè in pochi mesi ristampa in cassetta alcuni dischi culto: The Mouths Of Madness degli Orchid, Holy Mountain degli Sleep, Abra Kadavar dei Kadavar, Legend dei Witchcraft, Hisingen Blues e Lights Out dei Graveyard, C.O.D. e Die Healing dei Saint Vitus, Hemisphere Of Shadows dei Danava. Le tiratura erano ovviamente limitate e andarono esaurite piuttosto in fretta; attualmente sono parecchio ricercate tra i collezionisti.



Sembrava che avessimo a che fare con una tape-label tipo la Burger Records ma virata stoner rock e invece, i più curiosi, spulciando tra il catalogo, trovarono alcuni nomi sconosciuti ma degni di attenzione.

I primi furono i Salem’s Pot, Svedesi, con l’EP Sweeden, in origine autoprodotto e stampato in CD-R. Siamo nel 2013 e Easy Rider, che ben conosce i metodi di distribuzione “fai da te”, inaugura le sue produzioni con una tiratura in vinile per ultra collezionisti: la die hard, palesemente ispirata a Rise Above Records e pensata per i fan che preordinano “sulla fiducia”.

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Con l’esaursi della prima tiratura i dischi saranno ristampati in varie tonalità di colore, mandando in estasi negozi, distributori e drogati di vinile. E soprattutto i conti dell’etichetta. Verso la fine dell’anno però Easyriders Magazine non gradisce l’uso del nome e così nel Maggio 2014 l’etichetta si trova costretta a cambiare denominazione in Riding Easy.

In questo articolo consigliamo 10 dischi che sono rappresentativi del lavoro dell’etichetta e che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato.



Salem’s Pot ‎– …Lurar Ut Dig På Prärien (2014)

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Mettere in copertina l’iconica Soledad Miranda (Vampyros Lesbos, She Killed In Ecstasy) a gambe aperte è un colpo basso e aggiungere un frame “porno lesbo vintage” vuol dire conquistare un certo tipo di ascoltatori sulla fiducia. Che se non siete avezzi al genere vuol dire tutti coloro che amano Electric Wizard e derivati. E l’impossibile titolo “…Lurar Ut Dig På Prärien” rende il tutto ancora più mistico. Salem’s Pot però non sono solo “immagine” ma anche un’ottima band di doom psichedelico: dopo metà dell’iniziale “Creep Purple” (che dura circa 14 minuti) si svela tutto il loro carattere vintage psichedelico con organetti e suonini che sfociano in un riff hard settantiano a cui segue un assolo super fuzzoso che sfuma nell’iniziale riff doom alla Iommi. La voce è bella lamentosa e schizzata. Se adorate roba sporca e morbosa, antica e potente come i dinosauri del rock questo è un acquisto necessario. 

In discografia troviamo anche uno split con i Windhand (2014), l’album “Pronounce This!” (2016) e il live al Roadburn nel 2015 (2017).




Monolord – Empress Rising (2014)

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Sleep, Electric Wizard, Conan, Yob, Windhand sono indubbiamente fra le band più heavy del pianeta. A questa lista possiamo tranquillamente aggiungere i Monolord, trio Svedese, che con l’esordio “Empress Rising” porta l’attenzione su di sè e sulla Riding Easy grazie a cinque brani che viaggiono sui 10 minuti e che non si smuovono dai classici ingredienti delle band menzionate all’inizio: “heavy riff”, batteria suonata con la clava, voce flangerata, assoli alla Sleep e ripetizione. Ma, dato che il mix è riuscitissimo, alla fine della prestazione dei Monolord non può che scappare l’applauso. Consigliatissimi anche “Vænir” (2015) e “Rust” (2017) entrambi pubblicati da Riding Easy.




Electric Citizen – Higher Time (2016)

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Riding Easy, oltre a scoprire band europee di alta qualità ha sempre avuto un occhio di riguardo verso formazioni con componenti femminili, soprattutto cantanti. Spesso si dice che il genere retro/heavy è saturo di “streghette che cantano” (ennesimo insulto verso le donne da parte del pubblico maschilista) ma, per fortuna, non è così. Electric Citizen, dall’Ohio, dimostrano inoltre che non solo le streghe fissate con l’Ouja possono esser parte del movimento. 

Formati nel 2013 debuttano lo stesso anno con un EP omonimo. Nel 2014 pubblicano per Riding Easy il long-playing “Sateen”, ottimo album dal sapore hard rock settantiano. A fare la differenza è la voce di Laura Dolan praticamente la versione femminile di Ozzy Osbourne. 

Il secondo disco “Higher Time” mostra una band che ha la volontà di rimanere nel mercato discografico a rockeggiare per lungo tempo. Il sound si fa leggermente più moderno e corposo, segno che il gruppo ha focalizzato meglio le proprie intenzioni. I riff di Ross Donal (marito di Laura) riassumono il meglio dell’hard rock anni 70 e andrebbero studiati nelle scuole di musica come antologia dello stile chitarristico hard-settantiano. La voce è molto più personale e il sound generale è molto più curato (pur parlando di una produzione underground). In poche parole “Higher Time” è un gran bel disco! 

Nel 2018 è uscito il terzo disco “Helltown” (che potete assaggiare con i brani “Hide In The Night” e “New Earth“).




The Well – Samsara (2014)

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The Well sono un trio di Austin, Texas. Se conoscete un minimo la scena musicale locale saprete che è la patria delle più folli e psichedeliche formazioni del globo (in ogni caso qua abbiamo scritto un articolo di approfondimento). Per l’esordio “Samsara” chiamano in cabina di regia una delle figure più importanti dell’underground americano, ovvero Mark Deutrom già nei Melvins ed ex capo della Alchemy Records (ne abbiamo parlato in questo articolo). Questa strana accoppiata di trip psichedelici texani ed heavy rock ha generato il sound dei The Well. Due voci (una femminile e una maschile) e una attitudine freak lisergica pesante, come se i Black Sabbath fossero stati sciolti nell’acido e jammassero con i primi Pink Floyd (ascoltate per credere la cover di “Lucifer Sam”). “Samsara” oltre ad incarnare perfettamente il concetto di “heavy psych” ha anche un alto tasso di groove, cosa che rende la band imperdibile dal vivo! 

Nel 2016 hanno pubblicato il secondo disco “Pagan Science”.


Blackout (2015)

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Al di là del nome per niente originale e dall’aspetto fisico discutibile (per fortuna mitigato dalla bella batterista Taryn Waldman, che però attualmente non è più in formazione) i Blackout sono l’ennesimo centro della Riding Easy. Formati a Brooklyn, New York, suonano un doom psichedelicissimo, potente e particolarmente deviato quasi come dei Melvins mixati ai White Hills. Non è un disco facile, la band cerca tutti i modi possibili per rendere il sound indigesto (lo si capisce fin dalla copertina), ma sicuramente appetibile per tutti gli amanti dei trip lisergici metallici. 

Nel 2017 i Blackout (senza Taryn) pubblicano “The Horse”.


Mondo Drag ‎– The Occultation Of Light (2015)

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Una delle critiche principali allo stoner rock è che le band suonano tutte come i Black Sabbath. Per quanto la matrice di fondo sia quella (ma allora è una “critica” che andrebbe fatta al 90% della musica heavy) il genere è certamente più vario di quanto i detrattori vogliano far credere. I Mondo Drag, per esempio, pur suonando i riff alla Iommi si possono definire una band progressive/psych innamorata dei King Crimson (che anche loro ogni tanto inciampavano su riff alla Iommi, rendendoli però dispari e dissonanti), Emerson Lake & Palmer e Kraut Rock. Tanti tastierini, ritmi sostenuti ma non heavy, aperture epiche, stacchi e scale vertiginose sono gli ingredienti di “Out Of Sight”, quarto e per ora ultimo album della band Californiana.

In precedenza i loro dischi sono usciti per Alive Records e Kozmik Artifactz.




Spelljammer ‎– Ancient Of Days (2015)

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E’ curioso come tante band del roster della label provengano dalla Svezia. Probabilmente sarà per l’aspetto fisico simile ai Californiani: biondi, baffuti, lungocriniti. Certamente aiuta che la nazione sia piuttosto evoluta dal punto di vista musicale ma la Svezia è praticamente la seconda casa della Riding Easy.

Spelljammer provengono da Stoccolma e prendono il nome da una campagna di Advanced Dungeons & Dragons. Nel terzo album, il primo come trio, “Ancient Of Days” hanno un astronauta in copertina. Se avete colto i riferimenti probabilmente avete già nominato la parola magica “SLEEP”. “Ancient Of Days” suona esattamente come la band di Pike e Cisneros e, contando ai tempi l’avarizia discografica dei due, non si può negare che quando uscì fosse un pregio. Certo, ora che gli originali hanno pubblicato un nuovo disco, il senso degli Spelljammer viene meno ma in tempi di vacche magre potrebbe venire comodo ripescarlo! 




R.I.P. – Street Reaper (2017)

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I R.I.P. sono degli adorabili cialtroni. Dopo un esordio autoprodotto in cassetta, nel 2016 pubblicano “In The Wind” per Totem Cat Records (qui trovi il vinile). L’album diventa un piccolo culto nell’underground e Riding Easy lo ristampa in vinile e CD (lo trovate qui). La band, grazie all’immaginario “horror” e all’aspetto da stoner doomster thrasher, ottiene parecchia visibilità e nel 2017 pubblica “Street Reaper”. Purtroppo a causa di una copertina decisamente meno epica l’album ottiene meno riscontri rispetto al precedente ma la qualità non è da meno. Pensate ad una versione heavy punk dei Pentagram e più o meno avrete idea del loro sound, definito dalla label “street doom”. Se amate Fu Manchu e The Shrine potrebbero piacervi anche loro. Per noi uno dei dischi più interessanti usciti nel 2017.




Here Lies Man (2017)

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Venduti come risposta alla domanda “Cosa verrebbe fuori se i Black Sabbath suonassero afro-beat?” gli Here Lies Man in realtà non sono un crossover così netto. La band si lascia andare in trip psichedelici percussivi e ogni tanto si lancia in qualche riff vagamente heavy. Ma al di là della roboante definizione promozionale (d’altra parte i dischi bisogna venderli in qualche modo), questo esordio è parecchio interessante proprio perchè prova a rivendere un sound vicino al jazz e alle sperimentazioni ad un pubblico mediamente più grezzo. Se amate la fusion più rockettara e funky questo disco potrebbe fare al caso vostro. Noi l’abbiamo inserito fra i 20 dischi stoner rock più interessanti del 2017.

Nel 2018 la band ha bissato con “You Will Know Nothing”. 




The Death Wheelers ‎– I Tread On Your Grave (2018)

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I Canadesi The Death Wheelers rubano l’immaginario ai film Bikesploitation e realizzano un divertentissimo disco di heavy rock stoner strumentale adatto per corse in moto, macchina, skate (o per i comuni mortali anche semplicemente per correre nel parco). Se gli ultimi Karma To Burn vi hanno annoiato cercate “I Tread On Your Grave” e non ne sarete delusi! 



Siamo consapevoli che 10 album siano troppo pochi per sviscerare una etichetta (pur giovane) come la Riding Easy. Ci sentiamo quindi di segnalare ulteriori dischi come bonus: Dunbarrow ‎”II” (2018), Svvamp “Svvamp 2” (2018) ma soprattutto la serie Brown Acid, arrivata al sesto volume, e contenente band di culto dell’heavy rock di fine anni 60 e inizio anni 70. 





Non siete ancora soddisfatti? Qui sotto trovate la playlist di Spotify con il meglio della label, comprese band non citate nell’articolo:



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