I 20 migliori dischi Italiani del 2018

Ed eccoci alla tanto temuta (da noi) classifica dei migliori dischi italiani del 2018. Temuta perchè il mondo musicale del nostro paese si muove ad un ritmo tutto suo con delle dinamiche molto diverse rispetto all’estero. E’ quindi, per assurdo, più difficile seguire fenomeni e dischi in tempo reale, a meno di non seguire una nicchia particolare. In più, ovviamente, la musica che nasce in Italia vive di trend tutti suoi, non sempre contemporanei a quelli al di là delle Alpi. Non possiamo però nasconderci dietro ad un dito: in questa classifica non troverete nè trap, nè cantautori indie. Non sono il nostro pane: ci abbiamo provato ma proprio non capiamo, sarà l’età. Troverete però 20 ottimi dischi di vario genere di area “rock” (a parte una eccezione hip hop, anche se molto amata dai rockettari), alcuni anche molto pesanti, confezionati da musicisti di indubbia caratura, spesso da anni attivi nel territorio. A premiarli ha pesato anche questo: non sono fuochi di paglia, ma persone che avranno sempre motivo per esprimersi in musica. Infine i titoli sono stati scelti anche in base all’internazionalità, ovvero album che messi a confronto con analoghi esteri non sfigurerebbero. L’ordine di preferenza è giusto un capriccio: non c’è un album migliore di un altro.



1 . Storm {O} – Ere (Moment Of Collapse, Shove Records, Legno)

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Presentato con un folle tour de force di 72 ore in giro per l’Italia “Ere” è il secondo disco degli STORM{O}, da Feltre, frazione hardcore vicino a Belluno. Il sound del quartetto ha le basi nel vecchio hardcore italiano ma aggiornato con il noise (Converge, Unsane) e con una punta di math (Botch, Dillinger Escape Plan). “Ere” non è però un disco derivativo ma mostra una band in grado di muoversi in un genere con personalità e grinta. Coprodotto da Moments Of Collapse, Shove e Legno ma potrebbe essere benissimo uscito su Deathwish Inc.



2 . Marnero – Quando Vedrai Le Navi In Fiamme Sarà Giunta L’Ora (Sangue Dischi, Epidemic Records, Dischi Bervisti, To Lose La Track, Shove Records, Sonatine Produzioni, Controcanti)

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I Marnero da Bologna sono nati ormai parecchi anni fa da una costola degli indimenticabili Laghetto ma rispetto alla band dell'”Uomo Pera” è sparita la caustica ironia e la sfrontatezza hardcore. Ma i tempi cambiano: sono sempre più bui e non c’è spazio per le risatine, il messaggio ora è forte è chiaro, anche se espresso in modo molto più poetico e “metallico”. Il quarto album dei Marnero è un assalto post-hardcore, con un sound apocalittico che ricorda i primi Neurosis, con inserti più calmi “post rock” e rumorismi assortiti. (Poc)Apocalittico.



3 . Colle Der Fomento – Adversus (Tak Product Inc)

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Non so che effetto faccia alle generazioni più giovani l’uscita di un nuovo album dei Colle Der Fomento ma tra gli “anziani” è stato come respirare aria fresca dopo anni di smog. Trovo singolare che molti eroi degli anni 80 e 90 abbiano abbandonato le armi: in un periodo come questo pieno di prodotti spazzatura molti di loro avrebbero qualcosa di interessante da dire e i fan ne sarebbero molto lieti. Colle Der Fomento confermano questa tesi. “Adversus” sembra sì un disco del 1998 (pure gli ospiti: Kaos, Bassi Maestro e Roy Paci) ma questo forse è il suo più grande pregio: suona genuino, ben fatto e costruito con le giuste influenze (jazz, colonne sonore, soul). Niente robaccia di plastica. Se poi non ne avete abbastanza non perdetevi anche l’EP Memento Mori dei DSA Commando, in cui troviamo ospite Masito.



4 . Cripple Bastards – La Fine Cresce Da Dentro (Relapse)

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Anche con i Cripple Bastards è inevitabile citare il meglio dell’hardcore italiano anni 80: Nerorgasmo e Negazione. Tra i blast beat infernali, le urla efferate, le chitarre thrash/death si stagliano i testi di Giulio che portano avanti la fiaccola di quella indimenticabile stagione che ci invidiano e imitano in tutto il mondo. “La Fine Cresce Da Dentro” è un disco ottimamente prodotto e suonato con una violenza senza pari. Poco meno di mezzora di terrore e disagio che lascia ferite a lungo termine.



5 . Nu Guinea – Nuova Napoli (NG Records)

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Nu Guinea sono un duo Napoletano di base a Berlino che con il loro secondo lavoro tributano i suoni della loro città natale. Non quelli “classici” pizza & mandolino ma quelli jazz rock anni 70 di Napoli Centrale, Tullio De Piscopo e Pino Daniele, con un pizzico di disco alla Alan Sorrenti. “Nuova Napoli” suona quindi come una Napoli perduta, ricca di suoni esotici, percussivi, danzerecci, occhiali a specchio, baffoni e zampe d’elefante. Certo, la verve strumentale degli originali è inimitabile, ma questo piccolo tributo oltre ad essere un buon disco fa venire voglia di riprendere in mano certi vinili ormai impolverati. Ed è il complimento più bello che possiate fargli. E forse proprio per questo i Nu Guinea hanno compilato “Napoli Segreta Volume 1”, raccolta di “gemme nascoste” del periodo funk e disco anni 70 e 80, uscito per Early Sounds Recordings. Consigliamo anche il 12″ di Pellegrino “Zodyaco”, che è il boss dietro la label.



6 . Ottone Pesante – Apocalips (B.R.Ass)

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Nel bene e nel male gli Zu sono uno dei gruppi più influenti d’Italia. Fin dai loro esordi li seguono una nutrita serie di band in trio che fa del jazz-core la propria ragione di vita. Gli Ottone Pesante però hanno qualcosa di più dei numerosi epigoni: intanto hanno due fiati (tromba e trombone) e poi hanno un immaginario metal molto sviluppato. Certo, gli Zu hanno fatto di “Tom Araya Is Our Elvis” uno dei loro motti ma per gli Ottone Pesante è una vera e propria missione. Non a caso fra un blast beat e l’altro spunta Travis Ryan dei Cattle Decapitation. “Apocalips” non è jazzcore: è un disco metal con i fiati, a suo modo unico nel panorama discografico. Non perdeteveli per nulla al mondo dal vivo! 



7 . Messa – Feast For Water (Aural)

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Si può essere originali in un genere come il doom? Sì se lo si conosce a menadito, se si sa come inserire qua e là influenze e manipolarle a piacere. I Messa sanno farlo ed ecco perchè “Feast For Water” è una delle migliori uscite del genere, non solo in Italia. Autodefiniscono la loro musica “Scarlet Doom” ovvero un mix fra Prog, Black Metal, Punk, Dark Ambient, Jazz, Blues e Doom, e non barano.  Se continueranno su questa strada la carriera dei Messa sarà da seguire con attenzione; intanto il prossimo anno suoneranno al Roadburn Festival e al Desert Fest, ovvero i più importanti appuntamenti del genere.



8 . Hyperwulff – Volume Two: The Divide (Shove, Dischi Bervisti, Death Crush, Teschio Dischi)

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Secondo capitolo dell’Odissea dell’IperLupo, personaggio sci-fi trasformato in musica dal duo di Bologna Hyperwulff. Rispetto al disco d’esordio i brani si accorciano ma non perdono di efficacia. Chitarra, batteria e voce luciferina sono gli ingredienti di un disco che sembra uscito tra Savannah e New Orleans, ovvero le capitali dello sludge metal. 



9 . La Morte Viene Dallo Spazio – Sky Over Giza (Bloodrock)

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Stefano Basurto, chitarrista e degli psichedelici Giobia, ha fondato La Morte Viene Dallo Spazio per estremizzare i concetti della band madre. Psichedelia, space rock, kraut rock si fondono in tre lunghi brani (più una bonus track) per gli amanti di effettacci, suonini, droni e materiale occulto. Un piccolo gioiello strumentale di heavy psichedelia, masticabile non solo dagli amanti degli Hawkwind . 



10 . Arto – Fantasma (Sangue Dischi, Offset Records, Dischi Bervisti, Fegato Dischi, The Fucking Clinica)

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Gli Arto sono Luca Cavina (Zeus e Calibro 35), Bruno Germano (Vacuum Studio), Cristian Naldi (Ronin e Fulkanelli) e Simone Cavina (Iosonounacane, Junkfood e Comaneci) e “Fantasma” è il loro album di esordio. Con il loro curriculum il disco non poteva che essere una colonna sonora immaginaria  di un film scuro, a tratti spaventoso e inquietante, a tratti sognante. La musica è un flusso sonoro sorprendente senza limiti di genere: postrock, ambient, drone, jazz, blues, metal, prog. Chiudete gli occhi e fatevi il vostro film. Ma con “Fantasma” nelle cuffie.



11 . Black Elephant – Cosmic Blues (Small Stone)

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Seguo i Black Elephant fin dai primi demo ed è incredibile il salto qualitativo che la band ha saputo fare in questi anni. Da uno stoner metal roccioso e un po’ tamarro sono arrivati con “Cosmic Blues” ad una psichedelia heavy degna dei colleghi d’oltreoceano. E non è un caso che l’etichetta americana Small Stone li abbia voluti sotto la sua ala protettiva (vendendo 500 copie del vinile in men che non si dica). Nel macrocosmo stoner italiano quest’anno i vincitori sono loro.



12 . Tons – Filthy Flowers of Doom (Heavy Psych Sounds)

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I torinesi Tons sono una delle band italiane underground più “heavy” : fin dagli esordi si presentavano sui palchi con muri di amplificatori con l’obiettivo di spettinare i propri ascoltatori, un po’ secondo la filosofia High On Fire. E proprio Matt Pike e le sue band sono il punto di riferimento dei Tons che nel loro riffing doom sembrano una via di mezzo fra High On Fire e Sleep. Tanto “groove” di scuola sludge, un po’ di cazzonaggine punk e tracce di droga qua e là: “Filthy Flowers Of Doom” è un disco correttamente scorretto.



13 . Sigillum S – The Irresistible Art Of Space Colonization And Its Mutation Implications (Transmutation LTD)

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Per questo disco Eraldo Bernocchi e Paolo Bandera (attivi dal 1985 come Sigillum S) si uniscono per la prima volta con Bruno Dorella (Ronin, Jack Cannon, Ovo e mille altri progetti). I pionieri dell’industrial Sigillum S non rinunciano a sperimentazioni elettroniche e ricerche sonore ardite, anzi sembra quasi di vedere i 3 alle prese con macchine ed effetti a generare suoni e ritmi. Ma ad intrigare oltre alla musica “industrial techno” è anche il concept futuristico dietro alle composizioni. Un album intelligente e fuori dal tempo.



14 . Fluxus – Non Si Sa Dove Mettersi

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Avevamo lasciato i Fluxus con le sperimentazioni post rock del “disco rosa” dopo un decennio passato a triturare chitarre col noise rock. Li ritroviamo più di dieci anni dopo con “Non Si Sa Dove Mettersi” che recupera l’irruenza noise metallica delle origini e i testi impegnati. L’album è stato realizzato grazie ad una raccolta fondi da parte della fedele fan base. Una band che mancava da troppo tempo e speriamo che non se ne vada più.



15 . Mamuthones – Fear On The Corner (Rocket Recorings)

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E a sorpresa ti ritrovi ad ascoltare i Mamuthones persi nei deliri world psichedelici post punk/ new wave come una versione lofi di Talking Heads e i PIL periodo Jah Wobble: ritmi percussivi e chitarre impazzite in viaggi lisergici come se in studio con loro ci fossero Brian Eno e Bill Laswell. Un disco fieramente “fusion” (come il titolo che cita Talking Heads e il Miles Davis più funky). Una piccola lezione di storia della musica suonata con grande gusto e divertimento.



16 . The Turin Horse – The Turin Horse EP (Sangue Dischi, Shove Records, Vollmer Industries, Hell Comes Home,  Rodomonte Dischi)

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Enrico Tauraso ha il noise nelle mani. Dopo anni nei Dead Elephant e a costruire pedali, testate e casse non si può dire che per lui l’arte del rumore abbia segreti. Alain Lapaglia dopo anni di militanza nei Morkobot e studi percussivi qualche trucchetto alla batteria ci pare che lo conosca. Insieme sono i The Turin Horse progetto che quest’anno ha esordito con un EP di tre brani (tra cui una cover degli Unsane) che non solo ci mette l’acquolina in bocca in attesa del disco vero e proprio ma in 15 minuti ci fracassa le orecchie e il cervello. 



17 . Calibro 35 – Decade (Record Kicks)

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Sono passati 10 anni dall’esordio discografico dei Calibro 35. Ricordo quando erano un affare per pochi amanti dei raduni “poliziotteschi”, una cover/tribute band per allietare una serata a base di Umberto Lenzi, Maurizio Merli e Alfa Romeo. In 10 anni di strada ne hanno fatta parecchia finendo per diventare un nome noto anche oltreoceano e facendo tutto-esaurito praticamente ad ogni data. “Decade” riprende le sonorità cinematografiche relativamente abbandonate nel precedente SPACE e le espande con inserti orchestrali a cura degli Esecutori di Metallo su Carta. “Decade” rivive i 10 anni come una sorta di greatest hits sonoro celebrante il “Calibro 35 Sound”. Per questo suona un po’ “già sentito” ma è innegabilmente un bel sentire. 



18 . Gerda – Black Queer (Wallace, Shove, BloodySound Fucktory, Sonatine Produzioni)

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I Gerda, da Jesi, sono ormai attivi da una ventina di anni e “Black Queer” è il loro quinto album, anche se in pochi se ne sono accorti. Con il loro noise-core riversano sull’ascoltatore decibel di musica distorta e fastidiosa, ricolma di odio e disperazione, nera come la pece. “Black Queer” non è un album da ascoltare in sottofondo: è una colata lavica di hardcore lento e brutale. L’album trae forza dalla tragica morte di Francesco Villotta, membro dei Vel, e fratello di Roberto a cui è dedicato il disco e la cover di “Figlia”.



19 . Cani Sciorri – Parte I (Justice Musical Instruments, Vollmer Records, Tanto di Cappello Records, Escape From Today, Brigante Records, Santa Valvola Records, Taxi Driver Records, Edison Box, Scatti Vorticosi Records, Bare Teeth Records)

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I Cani Sciorri sono uno dei segreti meglio custoditi dell’underground italiano. Tra i primi a suonare noise rock nell’area piemontese che darà i natali a Dead Elephant, Treehorn, Io Monade Stanca, Ruggine, i Cani Sciorri suonano come una band texana uscita da Trance Syndicate. Non a caso hanno lanciato i ponti proprio con i Cherubs che dopo un tour condiviso li hanno ospitati in Texas per le registrazioni di “Capitolo I” a cura del guru Erik Wofford. Sound corrosivo, canzoni che sembrano uscite dagli anni 90 e tanta cialtronaggine. La miglior rock band attualmente in circolazione dalle nostre parti?



20 . Selvans – Faunalia (Avantgarde)

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In una lista del meglio uscito in Italia non si può non considerare il black metal, genere che fin dai primi vagiti ha sempre avuto qualcosa di interessare da dire anche nel nostro paese. I Selvans vengono dall’Abruzzo e con il terzo disco “Faunalia” (sottotitolato “A Dark Italian Opus”) mescolano black metal con Ennio Morricone, i Goblin, il prog, il dark e i suoni acustici di pianoforte e fisarmonica. Un’opera monumentale da sviscerare con calma, magari tra i boschi gelati d’inverno.



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