I 20 migliori dischi di Rock Psichedelico del 2018

Cari freakettoni quest’anno abbiamo una lista tutta dedicata a voi!!! Il caro rock “alla vecchia” è vivo e vegeto e questi dischi ne sono solo una piccola dimostrazione. Non perdiamoci in chiacchiere: sedetevi, rilassatevi, abbassate le luci e chiudete gli occhi. Anzi, gli occhi chiudeteli dopo aver letto la lista! Se volete vi abbiamo preparato anche una playlist Spotify da ascoltare mentre leggete!



1 . Kikagaku Moyo – Masana Temples (Guruguru Brain)

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Nel 2014 mi innamorai dei Kikagaku Moyo grazie all’album “Forest Of Lost Children”, comprato praticamente a scatola chiusa per via della copertina. Dopo quattro anni l’amore non è ancora passato, i giapponesi nel 2016 hanno pubblicato l’ottimo “House In The Tall Grass” e qualche mese fa “Masana Temples”, tra le migliori uscite del 2018, non solo in ambito psichedelico. Difficile raccontare l’album nel dettaglio se non che la sua bellezza fa letteralmente luce. Un po’ folk (giapponese non quello americano), un po’ prog, un po’ kraut, un po’ di follia: cercatelo e stringetevelo forte, band così sono piuttosto rare.



2 . Weedpecker – III (Stickman Records)

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Se cercate un disco di heavy psichedelia immersa nella droga (preferibilmente erba o acido) dalla prima all’ultima nota dovete per forza optare per il terzo lavoro dei Polacchi Weedpecker intitolato molto fantasiosamente “III”. 5 brani, 42 minuti, riff su riff, assoli su assoli, riverberi su riverberi, voce flangerata e soffocata, “III” è la quintessenza del suono hard psichedelico.



3 . Earthless – Black Heaven (Nuclear Blast)

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Ammetto che vedere gli Earthless su Nuclear Blast mi aveva fatto storcere il naso. Penso che la band di Mario Rubalcaba non abbia molto a che fare con l’immaginario metal della label, pur avendo nel proprio roster band di area stoner/doom/retro rock molto valide (Graveyard, Kadavar, Blues Pills). In più la band aveva annunciato che per la prima volta l’album non sarebbe stato strumentale ma cantato per 3/4 dal chitarrista Isaiah Mitchell. Potete capire che ero partito con i peggiori auspici. E, invece, sopresa! “Black Heaven” segna la rinascita della band (che non faceva dischi da cinque anni, esclusi live e collaborazioni) come una eccellente macchina da guerra hard psichedelica. Vero che le loro lunghe jam strumentali erano indimenticabili ma ora trovano senso in una forma canzone pressochè perfetta, sia nei brani più brevi (ad esempio il singolo “Volt Rush”) che in quelli più dilatati. Un disco perfetto per una band che ha saputo reinventarsi con naturalezza e competenza, senza svendersi. Chapeau.



4 . Thee Oh Sees – Smote Reverser (Castle Face)

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Ventunesimo disco per i Thee Oh Sees che con “Smote Reverser” si presentano con una copertina minacciosa di stampo metal. Ma, tranquilli, la musica è sempre il nostro amato rock psichedelico, qui con un bell’organetto in evidenza che spinge la band verso un sound hard settantiano un po’ sulla scia dei King Gizzard & the Lizard Wizard. Hard garage rock psichedelico al suo meglio da una band che non è capace di deludere!



5 . King Buffalo – Longing To Be The Mountain (Stickman Records)

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Il trio di New York ha pubblicato all’inizio dell’anno l’interessante EP “Repeater”, che includeva il brano omonimo di 13 minuti e un altro paio di canzoni più brevi. “Longing To Be The Mountain” è il secondo lavoro sulla lunga distanza dei King Buffalo, che per l’occasione si sono fatti produrre da Ben McLeod degli All Them Witches. La copertina, invece, è opera di 
Adrian Dexter, che ha già lavorato con i compagni di etichetta Elder. A questo punto dovreste avere più o meno gli elementi per capire in che campo si muove questo disco: ovvero psichedelia heavy vagamente progressiva (l’iniziale “Morning Song” è puro Pink Floyd) suonata con una placidità sconcertante. La tranquillità è proprio la caratteristica che caratterizza maggiormente i King Buffalo, ma “Longing To Be The Mountain” è tutt’altro che un disco morbido: le chitarre ruggiscono a dovere e la batteria sa pestare duro. Ma ha i suoi tempi. 



6 . Amgala Temple ‎– Invisible Airships (Pekula Records)

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Jaga Jazzist, Bushman’s Revenge, Morudes sono alcune delle band in cui hanno militato Lars Horntveth, Gard Nilssen, Amund Maarud, norvegesi amanti di jazz, rock e psichedelia. Amgala Temple non può mancare nella collezione degli amanti di Motorpsycho e Spidergawd: tra le pieghe dei loro brani troviamo la stessa libertà di sperimentare in territori hard/heavy con lunghe jam delle due band.



7 . Superfjord ‎– All Will Be Golden (Svart)

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I finlandesi Superfjord debuttano su Svart (ma nel 2014 pubblicarono “It Is Dark, But I Have This Jewel” a cui sono seguiti vari EP e split) con”All Will Be Golden” un album che sembra uscito dagli anni 70. Tastiere, sassofono e percussioni particolareggiano un disco che cita la stagione d’oro dell’hard rock (Greateful Dead e Pink Floyd su tutti) senza cadere nei barocchismi d’epoca e aggiornandolo con i migliori momenti dei Motorpsycho.



8 . Mythic Sunship – Another Shape of Psychedelic Music (El Paraiso)

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Gli appassionati sanno che quando El Paraiso pubblica un disco va ascoltato. La label dei Causa Sui, infatti, è ormai una garanzia per gli amanti della psichedelia acida proveniente dalla Danimarca e, grazie al suo lavoro, molti musicisti hanno trovato lo stimolo per pubblicare dischi sempre più riusciti. “Another Shape Of Psychedelic Music”, quinto album dei danesi Mythic Sunship, che non tradisce le ambizioni fin dal titolo che cita il classico di Coleman (The Shape Of Jazz To Come, per quei due che hanno vissuto su Marte), è un viaggio psichedelico in crescendo adatto agli amanti di Causa Sui, Colour Haze e Motorpsycho. Classico sound heavy psichedelico da Duna Jam.



9 . Kaanan – Windborne (El Paraiso)

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La danese El Paraiso pesca in Norvegia un trio di ragazzi amanti della fusion alla “Mahavishnu Orchestra” e pubblica “Windborne”, il loro primo album. I Kanaan dimostrano una padronanza assoluta della materia heavy psichedelica e ci offrono 6 lunghi brani in poco più di 40 minuti ; tanti assoli di chitarra ma anche bei riff “heavy” di scuola stoner/hard rock senza esagerare in arzigogolate strutture tipiche della band di Allan Holdswort. Ne sentiremo parlare in futuro!



10 . Wooden Shjips – V (Thrill Jockey)

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Il kraut rock riletto dalla west coast, questo è il riassunto di “V” dei Wooden Shjips. Niente di originale (ma in questa classifica non è certamente una caratteristica fondamentale) soprattutto nei brani più palesementi di ispirazione teutonica (i primi) ma quando il mix di due mondi psichedelici riesce è veramente un bel sentire (“Already Gone”).



11 . Anthroprophh – Omegaville (Rocket Recordings)

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Gli Anthroprophh sono nati nel 2012 come side project di Paul Allen dei The Heads e in soli 6 anni hanno già all’attivo una bella manciata di dischi. “Omegaville” è l’unico album pubblicato nel 2018 ma conta almeno per due dato che dura un’ora e mezza! La prima parte è decisamente più adatta agli amanti del garage psichedelico con brani corti e selvaggi, sovrastati dal suono del wah-wah alla Blue Cheer e Hendrix e da furia quasi punk. La seconda parte invece è un tributo ai Can di Tago Mago: quindi lunghi viaggi kraut rock psichedelici molto freakettoni, trattati con nastri, loop e stramberie assortite. Entrambe le due anime sono di grande qualità e compongono un disco da non perdere per fan dei The Heads e non.



12 . Painted Doll – Painted Doll (TeePee)

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Prendete Chris Reifert degli Autopsy e Death e il comico Dave Hill (Valley Lodge, Cobra Verde) e fategli fare un disco. Cosa ne viene fuori? Ma uno splendido disco pop rock psichedelico, melodico, educato ma ricco di aromi sfiziosi. Certifica la label di New York TeePee che raramente sbaglia un colpo (anche se ultimamente ne spara sempre meno). Loro si definiscono un incrocio tra i Blue Oyster Cult e Donovan: se amate il rock alternative, l’hard rock e il pop i Painted Doll fanno al caso vostro.



13 . Ty Segall – Fudge Sandwich (In The Red)

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Già che siamo fra pochi intimi possiamo dirlo: quanto è sopravvalutato Jack White? A livello di marketing sarà pure un genio ma musicalmente potrebbe impegnarsi di più. Cosa dovremmo dire allora di uno come Ty Segall che di album ne sforna di continuo e sempre di altissimo livello, a parte qualche piccola caduta di tono qua e là? Nel 2018 ha pubblicato quattro dischi e agli amanti della psichedelia e del rock un po’ passatista consigliamo questo “Fudge Sandwich” formato da cover di classici del rock rivisitati a modo suo. War, Spencer Davis Group, John Lennon, Funkadelic, The Dils, Neil Young, Gong, Amon Duul II, Rudimentary Peny, Grateful Dead e Sparks vengono riarrangiati con piglio garage psichedelico con esiti a volte esaltanti a volte stupefacenti, quasi mai deludenti.



14. The Limiñanas – Shadow People (Because Music)

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Lionel & Marie Limiñana hanno formato The Limiñanas nel 2010 e da allora hanno iniziato a farsi notare in tutto il mondo, pur essendo una band francese, con una serie di interessanti dischi. Le sonorità di “Shadow People” sono quelle psichedeliche e oscure che dai Velvet Underground passano per i Jesus & Mary Chain, lo shoegaze, il noise rock, i Moon Duo (che ne ricordano anche l’aspetto) con un tocco di coolness francese. All’interno troviamo le ospitate di Anton Newcombe (Brian Jonestown Massacre), Peter Hook (New Order) ed Emmanuelle Seigner.



15 . Post Animal – When I Think Of You In A Castle (Polyvinyl)

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Probabilmente la presenza di Joe Kerry dal cast di Stranger Things tenderà a non farvi prendere troppo sul serio i Post Animal, ma, obiettivamente, sarebbe un errore. Il sestetto di Chicago infatti ha realizzato per il suo esordio per la Polyvinyl (dopo alcune autoproduzioni) un album che spazia tra psichedelia, pop e progressive con una discreta originalità e con un buon songwriting settantiano. Siamo nell’ambito della neo psichedelia indie (più Tame Impala che King Gizzard) ma con qualche sfuriata quasi doom che lo rende più sincero e meno paraculo di quanto un prodotto di questo tipo potrebbe farci credere. Una discreta sorpresa!



16 . MIEN – MIEN (Rocket Recordings)

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Tom Furse Cowan, tastierista degli Horros, Rishi Dhir bassista e sitarista dei Datsons/High Deals/Elephant Stone, John Mark Lapham dei
Earlies e Alex Mass, cantante dei Black Angels, hanno unito le forze nei MIEN, quartetto psichedelico che flirta con elettronica, kraut, ritmi ossessivi, voci filtrate, percussioni, world music, sapori indiani, dub e tutto quello che può farvi uscire di testa. Un lavoro da studio, adatto a chi non disdegna il gusto “sintetico” della psichedelia.



17 . JJUUJJUU – Zionic Mud (Dine Alone Records)

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Il Losangelino Phil Pirrone è un ragazzo devoto al rock psichedelico: da anni organizza concerti, tour e festival (Desert Daze e Moon Block Party) attraverso la sua booking Space Agency e armato di chitarra e loop station ha pubblicato il primo album come JJUUJJUU, “Zionic Mud” di cui esiste pure la versione remixata da J Mascis, Metz, Liars, Electric Bell e Jennylee delle Warpaint. “Zionic Mud” è space rock all’ennesima potenza, uno di quegli album che ti prendono il cervello dal primo minuto e te lo lasciano dopo 45 in poltiglia.



18 . Dead Meadow – The Nothing They Need (Xemu Records)

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Per festeggiare il ventennale di attività i Dead Meadow hanno invitato in studio tutti i loro collaboratori passati (compresi i vecchi batteristi) e insieme hanno registrato l’ottavo disco della band, il primo dopo 5 anni di silenzio discografico. “The Nothing They Need” conferma l’ormai tipico sound della band: un po’ rock, un po’ stoner, un po’ blues con quel costante andamento rilassato che è ormai un marchio di fabbrica e che mi dà sempre la sensazione di ascoltare un disco dei Mudhoney alla metà della velocità. Se li amate non perdetelo, se non li conoscete è un bel modo per iniziare.



19 . Khruangbin – Con Todo El Mundo (Dead Oceans)

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Possono tre texani suonare thai-rock? L’obiettivo dei Khruangbin è proprio quello di tributare le musiche per loro lontane ed esotiche, come quelle thailandesi, indiane, nord africane e medio orientali. Il sound della band è minimale, sostenuto da basi molto semplici di basso e batteria ma è la chitarra di Mark Speer a traghettarci verso lidi sconosciuti. Un disco “tranquillo” che non mancherà di portare la vostra mente lontana. Che sia nel deserto del Texas o quello del Sahara.



20 . Minami Deutsch – With Dim Light (Guruguru Brain)

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Secondo disco per la band giapponese Minami Deutsch, che in questo disco sfodera ben quattro diversi batteristi. “With Dim Light” prosegue con lo sviscerare le sonorità di Can e Neu già esplorate nel precedente disco omonimo e la cosa non può che farci piacere. 6 jam per 40 minuti che volano in un attimo. Da ascoltare e riascoltare!



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