I 20 Migliori Dischi DOOM -STONER – SLUDGE del 2018

Il sottogenere del metal e del rock denominato “Doom” è esso stesso ricco di sotto generi e sotto scuole di pensiero, merito di una formula base molto semplice che si presta ad infinite variazioni. Perchè se con “Doom” fondamentalmente intendiamo riff heavy suonati lentamente, la costruzione di una canzone (e di un disco) di genere ha infinite variabili. In questa lista cerchiamo di coprirne il più possibile, inserendo anche alcuni dischi più propriamente “stoner”, variante più vaga e indefinita del genere, più vicina all’hard rock ma che in questo 2018 ha perso un po’ il suo smalto generando buoni dischi da nomi ormai classici (Clutch, Orange Goblin, Uncle Acid And The Deadbeats, Corrosion Of Conformity, Brant Bjork, Fu Manchu, Monster Magnet, Graveyard) ma poche novità realmente interessanti.

Proprio per questo motivo abbiamo preferito aggiungere una sotto lista dedicata al rock (heavy) psichedelico che farà contenti gli stoner rocker più lisergici. Buona lettura e buoni ascolti!



1 . Yob – Our Raw Hearth (Relapse)

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Dopo quattro anni di silenzio tornano gli Yob, band di Eugene, Oregon, che nella ormai lunga attività non ha mai sbagliato un disco. E abbiamo persino rischiato di perderli dato che il leader Mike Scheidt ha avuto una diverticolite intestinale che l’ha costretto ad una lunga convalescenza e ad una rischiosa operazione. “Our Raw Heart” nasce proprio come reazione e non ci stupisce conoscendo il carattere spirituale di Mike, impossibile da abbattere e che prende ogni cosa molto seriamente. Gli Yob sono un tesoro per questa generazione di musicisti e ascoltatori: attitudinalmente e musicalmente sono un faro per tutte le band del genere e “Our Raw Heart” lo dimostra in ogni minuto del suo sviluppo.



2 . Wolftooth – Wolftooth (Cursed Tongue Records)

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Con il loro omonimo esordio i non giovanissimi Wolftooth sono diventati un piccolo caso nell’universo indipendente “stoner/doom”. Complice un artwork di grande impatto, il vinile è andato velocemente a ruba costringendo la piccola Cursed Tongue Records a diverse ristampe in poco tempo. Il merito principale va ovviamente alla qualità del disco: puro heavy metal di stampo NWOBHM risuonato alla maniera “moderna” di The Sword (periodo primi dischi), Mastodon, Priestess e ASG. Vocalità a cavallo tra Ozzy e Dio, riff da headbanging, assoli armonizzati ma soprattutto una sfilza di ottime canzoni. Uno splendido esordio che in poco più di 40 minuti sistema doom, hard rock, retro rock, stoner in un succulento piatto.



3 . Conan – Existential Void Guardian (Napalm Records)

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Da qualche anno i Conan sfornano album su album, sempre di grande qualità e ben accolti dai fan del “DOOM”. E fanno bene a battere il ferro finchè è caldo: la loro formula di metal doomeggiante non sarà il massimo dell’originalità ma è suonata con competenza e passione. E dopo tanti lavori rimangono sempre tra le band più heavy in circolazione (andate a sentirli dal vivo se ne avete il coraggio) e nei brani più movimentati (ad esempio “Volt Thrower”) ricordano i migliori episodi della stagione death metal del passato. Fossero usciti negli anni 90 sarebbero stati su Earache. Doom/death fantasy sci-fi? In una parola CONAN.



4 . Eagle Twin – The Thundering Heard (Southern Lord)

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Indubbiamente gli Eagle Twin non sono un gruppo facile ma chi li segue ha potuto godere grazie ai loro dischi di un diverso modo di plasmare la materia “doom”. Il chitarrista Gentry Densley proviene dagli Iceburn, band di culto degli anni 90 che condivisero uno split con gli Engine Kid di Greg Anderson (di cui potete leggere l’intervista che abbiamo realizzato oppure leggerne la storia); quell’esperienza ha portato l’amore verso le dissonanze e le strutture sbilenche negli Eagle Twin. Doom, rumore, sludge, sperimentazione sono le caratteristiche di “The Thundering Heard” terzo disco del duo: album di grande potenza e pesantezza, passato un po’ troppo sotto silenzio anche nel circuito degli appassionati del genere, senza un reale motivo. Quattro “jam” heavy doom per 40 minuti che vi stapperanno le orecchie per lungo tempo.



5 . Sleep – The Sciences (Third Man)

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Con una mossa che ha fatto impazzire il web, gli Sleep hanno annunciato a sorpresa la pubblicazione del disco il 20 di Aprile, ovvero il 4/20 che è una cifra piuttosto nota fra i fumati stoners del globo. Oltretutto è incredibile che l’industria discografica abbia tenuto nascosta la notizia fino al giorno prima dell’uscita. Marketing a parte, “The Sciences”, è il primo disco degli Sleep dopo 22 anni, ovvero dall’uscita di Jerusalem (poi diventato Dopesmoker nelle successive ristampe espanse), ovvero uno degli album più leggendari della storia della musica. Il batterista Hakius non è più in formazione e nel mentre il bassista Al Cisneros ha iniziato una proficua carriera con gli Om e il chitarrista Matt Pike con gli High On Fire. Le aspettative erano quindi praticamente nulle, nel senso che nessuno si aspettava realmente un nuovo disco (anche se qualche mese prima avevano pubblicato il brano “Leagues Beneath”) da una coppia di cialtroni come Pike e Cisneros. E’ quindi difficile valutare un album che non ha l’impatto monumentale di Jerusalem o il grezzo sabbathismo di Holy Mountain (che, ricordiamolo, è del 1992): gli Sleep però hanno guadagnato negli anni un esercito di giovani fanatici e proprio a loro si rivolge “The Sciences”, i quali potranno finalmente godere della band dal vivo e, appunto di un nuovo disco. “The Sciences” è quindi un compendio del sound Sleep: non inventa nulla di nuovo, nè prosegue quel passo estremo che fu Jerusalem, ma è esattamente quello che ci si può aspettare da loro nel 2018. Gli Sleep saranno sempre i maestri dello stoner doom ma, lasciatemelo dire, senza Hakius hanno perso quell’andamento che rendeva sorprendente ascoltare un loro disco. Ma non vuol dire accontentarsi di poco, anzi.



6 . Windhand – Eternal Return (Relapse)

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I Windhand arrivano al quarto disco con una formula rodata: lentissimi riff heavy doom (vagamente di scuola Electric Wizard) sovrastati dalla splendida ed evocativa voce di Dorthia Cottrell. Al banco di regia l’ormai fidato Jack Endino, ovvero il guru del sound grunge primordiale dei primi dischi Sub Pop. Qualche inserto acustico / psych aiuta a staccare dall’atmosfera plumbea ed apocalittica dei lunghi brani e mostra una band che, volendo, è in grado di esprimere più di quanto faccia normalmente.

7 . 1968 – Ballads Of The Godless (Autoprodotto)

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Quando ormai più di 25 anni fa mi avvicinai allo stoner fu per me un naturale passaggio dopo anni di grunge grazie a band ai tempi “innovative” come Kyuss, Fu Manchu, Monster Magnet. In un certo senso il genere continuava quel modo di fare rock di ispirazione settantiana, con una bella vocalità e una genuina base underground. Nel 2018 le cose non sembrano cambiate molto e i 1968 ci offrono un disco d’esordio autoprodotto di grande qualità che sembra uscito nel 1994. Voce tra Layne Staley e Chris Cornell, chitarre acidissime, riff rallentati, ma con un’anima psichedelica bella sviluppata. I difetti del disco sono essenzialmente due: la produzione poverissima e la durata. Solo sette pezzi in 35 minuti: alla fine ne vorremmo ancora, ma se tanto mi da tanto continueremo a sentire parlare di loro.



8 . Mansion – First Death Of The Luteran (I Hate Records)

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Dopo una discreta sequenza di EP arriva finalmente il disco d’esordio dei Finlandesi Mansion. Guidati dalla carismatica Alma la band ha una gimmick molto particolare ispirata dalla setta cristiana dei Kartanoisti. Praticamente la musica dei Mansion è scritta per i seguaci della setta, la cosa curiosa è che la band non suona musica da chiesa ma un particolarissimo doom-rock (quindi non metal) che può essere visto come un misto fra band moderne alla Jex Thoth e quelle delle passato come Coven e Black Widow. Il risultato è altamente ipnotico, e se avrete la fortuna di vederli dal vivo è difficile non rimanerne affascinati. Mansion non si possono descrivere: si vivono sulla propria pelle.



9 . Thou – Magus (Sacred Bones)

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Se al giorno d’oggi esiste una band veramente sludge sono i Thou, non a caso provenienti da Baton Rouge, Louisiana, seconda città dello stato dopo New Orleans, luogo che ha dato i natali al genere. I Thou portano avanti la tradizione di riff mortiferi con voce strozzata, tirata talmente allo stremo da toccare vette di dolore quasi black metal e con una malinconia presa di peso da certo grunge. L’album è un tour de force apocalittico dalla durata di 75 minuti a cui andrebbero aggiunti i tre EP usciti nei mesi scorsi ad anticipare l’album, veri e propri compendi sonori a “Magus”. Non è una band per tutti, ma coloro che riusciranno a decifrarne le intenzioni godranno parecchio.



10 . Vodun – Ascend (New Heavy Sounds)

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Il secondo lavoro dei Londinesi Vodun è una conferma del loro particolare sound inaugurato con l’album “Possession” del 2016: riff hard anni 70 mescolati con beat afro, voce soul e tematiche spirituali. Il risultato, oltre che particolare, è assolutamente vincente pur nella confezione scarna formata da chitarra, batteria e voce (senza basso, nè strani orpelli). “Ascend” è un album capace di scuotere testa e bacino, un credibile mix di pulsioni metal e istinti primordiali. Chi ha detto che il genere suona sempre tutto uguale?



11 . Sinistro – Sangue Cássia (Season Of Mist)

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I Portoghesi Sinistro ci riportano ad una tipologia di doom che andava forte sul finire degli anni 90, ovvero quello che si contaminava con l’alternative rock e il trip hop. Avete presente i cari vecchi The Gathering? Ecco. Sonorità eteree, voce femminile sinuosa e, tra un crescendo post rock e un arpeggio, si scatenano esplosioni heavy con riff sabbathiani. Un album che ci rimanda indietro di tanti anni, quando esistevano ancora riviste come Metal Shock, Grind Zone, H/M e band come Katatonia, Paradise Lost, Moonspell, Amorphis muovevano i passi verso territori allora inediti e invisi dai true defender.



12 . Huata ‎– Lux Initiatrix Terrae (Music Fear Satan)

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I Francesi Huata esordirono giovanissimi nel 2011 con l’album “Atavist Of Mann”, un ottimo lavoro di stampo doom occulto, con un bel immaginario rituale (ricordo -e posseggo- la cassetta limitata con candele, incensi e stregonerie varie). Dopo 7 anni di silenzio (interrotto in parte con uno split con i Bitcho nel 2013) tornano con il monolitico “Lux Initiatrix Terrae” (70 minuti), decisamente maturati e sempre immersi in quell’atmosfera sacra-satanista che puzza di zolfo dal primo momento in cui metterete il vinile nel giradischi. Questa volta l’approccio è vagamente più rock psichedelico (tipo gli Ancestors) grazie alle insinuanti tastiere e a momenti più atmosferici e rilassati ma non mancano momenti più “dronici” e di nerissimo doom. Questo album è passato praticamente inosservato da pubblico e stampa: procuratevelo e amatelo.



13 . The Skull – The Endless Road Turns Dark (TeePee)

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Volete un disco di classic doom “alla vecchia”? Niente di meglio del secondo disco dei The Skull, band di Chicago formata dagli ex Trouble Eric Wagner (voce) e Ron Holzner (basso) con la partecipazione di Brian Dixon dei Cathedral (batteria), Rob Wrong dei Witch Mountain (chitarra) e Lothar Keller dei Sacred Dawn (chitarra). L’album è stato registrato da Sanford Parker e Billy Anderson, entrambi grandi esperti di suoni pesanti e oscuri, garantendo un sound antico ma non polveroso. “The Endless Road Turns Dark” renderà contenti tutti i “vecchi” amanti di una ormai antica stagione metal underground, ma è un ottimo ascolto per tutti i fanatici dell’hard rock e non solo.



14 . Khemmis – Desolation (20 Buck Spin / Nuclear Blast)

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Terzo disco per i Khemmis, da Denver, Colorado, e terzo centro. Il pregio della band è quello di suonare un doom di ispirazione classica facendosi piacere anche da coloro che solitamente non sopportano l’epicità del genere (es Candlemass). Già perchè tra le pieghe di un sound che deve tanto alla NWOBHM (armonizzazioni di chitarra, enfasi vocale, retroterra hard rock) ci sono quelle sfumature moderne che rendono “Desolation” (esattamente come i precedenti “Absolution” e “Hunted”) un bel disco per gli amanti della musica heavy, senza distinzione di sotto genere. Resta da capire perchè ogni tanto spunta un growl un po’ fuori luogo, ma il resto è perfetto.



15 . Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs – King of Cowards (Rocket Recordings)

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Pigsx7 sono una band doom di Newcastle con all’attivo un altro disco pubblicato nel 2017 (Feed The Rats) e un paio di split. E proprio mentre era in Italia a promuovere la loro musica, la band ha scritto”King Of Cowards” , devastante album di doom super ribassato (un po’ alla Electric Wizard) e innestato di psichedelia acida anni 70 (come piace ai ragazzi della Rocket Recordings) e con un bel tiro rock (Hawkwind?). Adatto sia agli amanti delle cose più antiche che a coloro che si devastano le orecchie con noise e sludge.



16 . Bongripper – Terminal (Great Barrier Records)

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Fra le decine di “bong band” i Bongripper sono quelli più particolari: interamente strumentali, per certi versi vicini alle parti più heavy dei Pelican, arrivano con “Terminal” al loro settimo disco senza grandi clamori e hype. Un album diviso in due parti (“Slow” e “Death”) separate da un interludio: riff neri come la pece, ribassati e asfissianti, quasi di scuola drone-metal o come se il death metal fosse suonato ad un quinto della velocità. “Terminal” è pesante e innamovibile come un macigno ma allo stesso tempo ipnotico e affascinante. Se non li conoscete partite pure da qui, se invece li avete amati in passato non vi deluderanno.



17 . Alastor – Slave To The Grave (Riding Easy)

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La sempre attenta Riding Easy (a cui abbiamo dedicato un bello speciale) pesca dalla Svezia gli Alastor che nel 2017 debuttarono con l’EP “Black Magic” per la piccola Twin Earth. Forse faranno il botto come gli Uncle Acid, o forse no, ma le coordinate sono più o meno quelle. I rintocchi di campana iniziale richiamano immediatamente il Sabba Nero e la band non fa niente per nascondere il proprio amore verso Iommi e Co. Come gli Uncle Acid, gli Alastor navigano a metà fra il doom, il retro rock e la psichedelia, ma lo fanno con un sound decisamente più macho e dirompente con risultati piacevolissimi. Bei riff, belle canzoni, bell’ambiente. Che volete di più?



18 . Drug Cult – Drug Cult (Ritual Productions)

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Siamo pronti a scommettere sulla brillante carriera dei Drug Cult, quartetto doom occulto proveniente dall’Australia e composto equamente da due oscure donzelle e da due maschietti. Riff bassi che vi faranno distorcere le casse, voce sommersa da effetti acidi, echi, riverberi e tutto quello che adoriamo in questo genere di produzioni volutamente lo-fi. La droga c’è e tanta, satana pure. Drug Cult sono quindi più vicini agli Electric Wizard che ai Windhand (se siete abbastanza preparati per coglierne le differenze) e offrono 9 brani spalmati in 40 minuti, da cui uscirete con il cervello provato.



19 . Dopethrone – Transcanadian Anger (Totem Cat)

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Non poteva mancare un angolino dedicato al doom sludge più cazzone, quello fatto di umorismo di bassa lega, giochi di parole, inni alla droga e alle tette. Quest’anno a renderci felici sono stati i Dopethrone con il quinto disco “Transcanadian Anger” in cui sono presenti brani come “Planet Meth”, “Wrong Sabbath”, “Scuzzgasm” e “Snort Dagger” con testi che farebbero impallidire più di un’associazione di genitori. La musica è un groovoso sludge di scuola Weedeater, capace di abbattere i muri grazie a riff potenti e alle basse ciccione. Non inventano niente ma lo dicono molto bene.



20 . Sunnata – Outlands (Autoprodotto)

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“Outlands” dei polacchi Sunnata è il loro terzo disco autoprodotto e mostra una band che continua per la sua strada con onestà e dedizione. Il sound è un particolare mix di grunge, stoner, doom e prog metal come una strana jam fra Alice In Chains, Tool, Isis, Pallbearer, Yob. Arpeggi post, riff heavy doom, armonie vocali alla Staley/Cantrell, faranno contenti tutti i fan più attenti al lato “alternative” del genere.



Non perdete le altre classifiche dedicate al meglio del 2018!!

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