The Cranberries, la carriera di una band tormentata

Per ironia della sorte mi trovo a leggere della morte di Dolores O’Riordan nella stessa stanza in cui ascoltavo i Cranberries da adolescente, nella casa dei miei genitori, in cui non vivo da parecchi anni. E a distanza di tanti anni da quando li tormentai giorno e notte con il disco “No Need To Argue” anche questa sera sentiranno i gorgheggi di Dolores oltre la loro sopportazione.

Scoprii i Cranberries come la maggior parte degli Italiani: con il videoclip di Zombie trasmesso in heavy rotation su Videomusic. Ma nel giro di poco tempo divennero un tormentone pop mangiato da chiunque. Era il 1994. Gli anni delle chitarre distorte nei ritornelli, dei singoli deprimenti, dei videoclip senza senso, dell’impegno sociale. Se non ricordo male c’era anche una certa moda dell’Irlanda.

In ogni caso, in qualunque modo lo si veda i Cranberries erano l’immagine forte ma fragile di Dolores O’Riordan: la perfetta ragazza dei sogni di ogni grungettaro di quegli anni. Assieme a Kim Gordon, a Juliana Hatfield o, addirittura, a Courtney Love, in base ai gusti. Allo stesso modo divenne, suo malgrado, una role model. Tormentata, triste ma con un animo barricadero. Ovvio, non incazzata come Kathleene Hanna o psicopatica come Kat Bjelland (tanto per citare due riot in musica) e senza la classe di PJ Harvey. Neanche in grado di suonare benissimo ma aveva il pregio di comunicare al pubblico molto meglio di tutte loro. Le sue linee vocali, i suoi amati/odiati yodel, il suo viso dolce ma inquietante.

La carriera dei The Cranberries iniziò qualche anno prima, nel 1989 con il nome ‘The Cranberry Saw Us’ e senza Dolores. Con la formazione che tutti noi conosciamo registrarono un demo intitolato Nothing Left at All. Le sonorità della band erano un misto fra dream pop, folk irlandese e brit rock.

Il demo vendette 300 copie e grazie ad esso ottennero l’interessamento di Pearse Gilmore che divenne loro manager e produttore. La band si rinominò The Cranberries e registrarono un altro demo tape contenente le prime versioni di Linger e Dreams.

Trovarono così un contratto con la Island Records e registrarono l’EP “Uncertain”. La scarsità dell’interesse della stampa e altri conflitti portarono la band a cambiare manager.

Reclutato Stephen Street (già al lavoro con The Smiths) la band si mise al lavoro per realizzare il primo album “Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?”. I brani furono tutti scritti da Dolores O’Riordan in collaborazione con il chitarrista Noel Hogan. Le vendite non partirono col botto e ci volle circa un anno perchè Mtv si accorse di loro grazie ad un tour di supporto ai Suede. Vennero così mandati in heavy rotation i brani “Linger” e “Dreams”

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Il disco divenne un culto in Inghilterra e Stati Uniti e preparò il terreno per il successivo “No Need To Argue“, autentico successo mondiale grazie a singoli come “Zombie”, “Ode To My Familiy”, “I Can’t Be With You”, “Ridiculous Thoughts”. Il sound della band sacrifica le atmosfere dream pop in favore del più attuale “grunge” con chitarre distorte in evidenza e ritornelli enfatici. Oltre ai singoli citiamo “Dreaming My Dreams”, “Daffodil Lament” e “No Need To Argue”.

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La sovraesposizione commerciale della band e il cambiamento dei trend discografici fa compiere ai Cranberries un mezzo passo falso con il terzo disco “To The Faithful Departed“, l’ultimo propriamente di stampo rock. Mentre il mondo si aspettava una nuova “Zombie” i Cranberries si presentano con il primo singolo “Salvation“, brano quasi punk ispirato a droghe e malesseri vari. Il secondo singolo “Free to Decide” testimonia la volontà della band di essere lasciata in pace e non data in pasto ai giornalisti e gossipari (You must have nothing More with your time to do There’s a war in Russia And Sarajevo too So to hell with what you’re thinking). Il terzo singolo “When You Are Gone” è una ballatona che risolleverà le sorti commerciali di un album sottovalutato nel suo insieme. Dopo i brani rock della prima parte, il lato B diventa un viaggio introspettivo piuttosto pesante con brani come “I’m Still Remembering”, “Will You Remember?”. “Joe” e “Bosnia”. I fan di Zombie non festeggiano, quelli della musica “giusta” li ignorano: eppure si perdono tutti grande musica. Soprattutto sincera.

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Dopo i primi tre dischi i “Cranberries rock” smettono di esistere e diventano un prodotto “pop” da classifica facile. Il titolo “Bury The Hatchet” è una dichiarazione di intenti e purtroppo non si può tornare indietro. Pur mantenendo le caratteristiche del suono (d’altra parte i brani continua a scriverli tutti Dolores) le atmosfere si fanno più facili, più radiofoniche. Il grande pubblico ringrazia e le nuove generazioni (quelle che non hanno subito il lavaggio di cervello con Zombie) scoprono una nuova band. Per certi versi, conoscendo i demoni di Dolores, è una buona notizia. E Dolores, diciamo la verità, è in gran forma.

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Wake Up and Smell the Coffee è il disco pre scioglimento e suona più per fan di Dolores che dei Cranberries e scorre via senza lasciare troppo il segno. Non a caso sia la cantante che la band si dedicarono a progetti solisti nel corso degli anni successivi.

Il ritorno del 2012 vede la band finalmente senza i tanto odiati riflettori. Gli ultimi due album Roses e Something Else vengono ascoltati giusto dai fan di vecchia data. Anche perchè il pregiudizio di molti è difficile da eliminare.

Roses è un album sullo stile di Wake Up and Smell The Coffee ma con alcune sfumature più mature. E’ stato pubblicato da Cooking Vinyl.

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“Something Else” è un omaggio alla carriera con brani classici (e tre nuovi) rivisitati in chiave acustica. E’ purtroppo l’ultimo disco ufficiale dei Cranberries.

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Ciao Dolores, ci mancherai tanto…

Redazione

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