Ufomammut, 20 anni di basse frequenze cosmiche

Sono passati quasi 20 anni dalla prima volta che sentii nominare gli Ufomammut. Fu grazie al disco “Godlike Snake”, esordio sulla lunga distanza della band di Tortona. In Italia era il periodo della fanzine Vincebus Eruptum, delle etichette Red Sun, Black Widow e Beard Of Stars e di band come Acajou, That’s All Folks!, Hogwash e Vortice Cremisi. Spesso i loro lavori erano accompagnati dalle grafiche dei Malleus, che avrei scoperto anni dopo essere formati da 2/3 degli Ufomammut. Era un periodo pionieristico, ma molto eccitante e attivo, dove nel mondo si facevano conoscere band come Cathedral, Electric Wizard, Goatsnake, Orange Goblin, Los Natas, Church Of Misery tramite etichette come Rise Above e Man’s Ruin.



Godlike Snake (2000 – Beard Of Stars)

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Godlike Snake uscì nel 2000 tramite la Beard Of Stars, ma gli appassionati più attenti avevano già ascoltato la band in due compilation uscite l’anno prima: “Stone Deaf Forever” (pubblicato dalla Red Sun), con Solace, Atomic Bitchwax, Beaver, Spirit Caravan, Unida, Core e il tributo ai Blue Cheer “Blues Explosion” (pubblicato dalla Black Widow) con Pentagram, Natas, Fireball Ministry e addirittura i Norrsken, ovvero la band che genererà Graveyard e Witchcraft. Curiosamente, a parte queste due apparizioni la band in futuro non darà più brani inediti per compilation.

La band si formò dopo lo scioglimento dei Judy Corda (che pubblicarono un demo nel 1994 intitolato “Demonio”) in cui militavano Urlo e Poia. I due trovarono Vita, batterista appassionato di hard rock e punk, e con l’innesto del tastierista Alien formarono gli Ufomammut. Nel 1999 iniziarono a far girare il nome con il demo in cassetta intitolato “Satan”.

Illustrazione tratta da Vincebus Eruptum #3 del 2000

Intorno al 2000 qualche giornalista italiano di genere (potrebbe essere uno fra Stefano Cerati, Claudio Sorge, Davide Pansolin, Beppe Badino, Mario Ruggeri) inventò la definizione “doom cosmico”, che trovo azzeccata e molto stimolante per indicare il sound degli Ufomammut. Sinteticamente si può riassumere immaginando gli Hawkwind alle prese con il doom, oppure come versione più slabbrata e psichedelica degli Electric Wizard.

La creatura Ufomammut si presenta al mondo come quartetto (rispetto alla formazione che conosciamo c’era il tastierista Alien) e attira su di sè le attenzioni di tutti gli appassionati del genere (all’epoca circa un centinaio in tutta Italia). L’approccio è quello da band stoner psichedelica pesante e il nome che viene citato più frequentemente dalla critica è quello dei 35007, band olandese di culto che in quegli anni aveva pubblicato un paio di ottimi album, ma anche Kyuss e Sleep vengono citati fra i riferimenti sonori.

L’album è stato pubblicato in vinile per la prima volta nel 2006 e dopo essere stato introvabile per quasi una decina di anni è stato ristampato dalla Supernatural Cat con un nuovo mixaggio e un nuovo master.



Snailking (2003 – Music Cartel)

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Nel 2003 il mondo stoner è già profondamente mutato: i colori sgargianti cedono il posto al nero, la musica si fa più profonda e cupa. Gli Ufomammut non guardano più all’Italia ma puntano all’estero dove drone, ambient, heavy psichedelia non sono parole aliene ma hanno una nicchia di ascoltatori appassionati che supportano attentamente le nuove realtà, anche grazie a newsgroup e forum come il fondamentale “stonerrock.com”. Snailking esce per l’americana Music Cartel, che oltre a produrre band di area doom, industrial e metal stampava per il mercato americano i dischi della Rise Above. Per molti Snailking è il lavoro più riuscito della band: Sleep, Pink Floyd, Electric Wizard ed Hawkwind si ritrovano a jammare strafatti e incazzati verso il mondo. Un monolite nero di rara potenza, degno di entrare nella collezione di ogni collezionista di materiale heavy. E’ stato ristampato più volte da Supernatural Cat.



Lucifer Songs (2005 – Rocket Recordings, Supernatural Cat)

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Supernatural Cat è la label fondata dalla band che assieme all’inglese Rocket Recordings pubblicherà il terzo lavoro degli Ufomammut contenente anche un DVD di visual associato al disco, un po’ come fecero i Neurosis con il capolavoro “A Sun That Never Sets”. Con “Lucifer Songs” gli Ufomammut conquistano definitivamente le platee internazionali, guadagnandosi persino un posto da headliner nel prestigioso (e notoriamente snob con gli italiani) Roadburn Festival. Il loro sound ormai è riconoscibilissimo ed è una goduria ascoltare il trio sempre più perso in un infernale bad trip. Ascoltare un loro disco ha del catartico, come togliersi tutta la negatività passando da un buco nero.



Supernatural Record One – con Lento (2007 – Supernatural Cat)

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Le jam session sono un pallino di tutti coloro che suonano psichedelia, che sia rock, metal o elettronica. Supernatural Record One vede protagonisti gli Ufomammut in compagnia dei postmetallari romani Lento, ai tempi praticamente agli esordi. La collisione porta in evidenza il nervosismo metal-hardcore-noise di scuola Isis/Neurosis, spesso nascosto nell’andamento pigro del Mammut e qui enfatizzato grazie all’impatto frontale dei Lento. Potrebbe essere un disco uscito su Hydra Head. Da riscoprire.



Idolum (2008 – Supernatural Cat)

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Dopo “Snailking” è “Idolum” il disco più citato fra i migliori degli Ufomammut. Disco che, curiosamente, conquista anche i fan del post-rock, non a caso la band ha citato spesso i Godspeed You Black Emperor fra le band ispiratrici del proprio sound. Ma non siamo certo dalle parti dei Mogwai e degli Slint: per gli Ufomammut il muro di suono non proviene dai pedalini shoegaze ma dai pesantissimi amplificatori valvolari (ai tempi i mitici Green) con la loro dinamica tra il fortissimo e l’ancora più fortissimo. Qualche raro momento ambient/noise dona un attimo di respiro all’ascoltatore, che esce dall’ascolto di “Idolum” totalmente frastornato. “Ammonia” è un evidente tributo ai Pink Floyd più epici, incredibilmente riuscito alla perfezione, con ospite Rose Kemp, cantautrice “doom” inglese, conosciuta durante un concerto condiviso.



Eve (2010 – Supernatural Cat)

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La forma “canzone” inizia a stare stretta alla band. Se spesso si lancia in “jam” da decine di minuti (durante la fine del disco), ogni album è sempre formato da brani con uno sviluppo ben preciso. “Eve” è il loro primo esperimento di composizione dal lungo minutaggio: benchè diviso in cinque movimenti il lavoro è un unico flusso sonoro di 44 minuti. Un formato vincente: il sound Ufomammut è qui libero di fluire allo stato puro, senza fretta e con suoni e idee totalmente a fuoco. Per chi è abituato a dischi di questo tipo (citiamo il più famoso di tutti: Dopesmoker degli Sleep) si troverà ad ascoltare sonorità più immediate, che si sviluppano in modo naturale, evocativo e quasi “rock”. A piccoli passi prosegue il cammino del Mammut, dopo 10 anni di attività ormai la band è matura e saggia.



Oro (2012 – Neurot Recordings)

Ascolta “Opus Primum” su Spotify.
Ascolta “Opus Alter” su Spotify.

E finalmente gli Ufomammut raggiungono un traguardo non indifferente: firmare per la Neurot Recordings, etichetta dei Neurosis e casa delle migliori formazioni metal/postmetal/sperimentali/psichedeliche in circolazione. E’ un risultato ampiamente meritato e che conferma le affinità spirituali ed etiche con una band storica come i Neurosis, i quali consentiranno alla band di stampare in tiratura limitata le versioni “hand-made” dei loro dischi. Per un esordio così importante gli Ufomammut preparano ben due dischi accomunati da un concept intitolato “Oro” e diviso in “Opus Primum” e “Opus Alter”. Le caratteristiche sonore sono quelle che abbiamo imparato ad amare: la produzione di Lorenzo Stecconi dei Lento, le chitarre acide e gravi sparate sulla faccia, i tempi da cavalcata di una mandria di elefanti e il senso di nero incubo: non c’è un attimo di tregua.



Ecate (2015 – Neurot Recordings)

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“Ecate” è la dea greca del mondo degli Umani, del mondo degli Dei e del mondo dei morti e spesso viene raffigurata triplice. Il disco è una sonorizzazione di sei fra le sue numerose manifestazioni presenti i culti pre-cristiani, ovviamente rivisti secondo le sonorità monolitiche “doom-sludge-psichedeliche” di Poia, Urlo e Vita.



8 (2017 – Neurot Recordings)

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Quante band hanno mantenuto alta la qualità dopo 8 dischi e quasi 20 anni di carriera? Vengono in mente giusto Neurosis, Yob, Converge: maestri di etica e veri e propri fari per il mondo discografico. Aggiungiamo senza problemi gli Ufomammut che non hanno mai sbagliato un disco o snaturato il proprio sound con concessioni “commerciali” per ampliare il proprio pubblico, conquistato faticosamente anno dopo anno con stordenti performance live, visual da oscar e cura di ogni singolo dettaglio del loro “prodotto” (che sarebbe più giusto chiamare “opera d’arte”). “8” è l’ennesima micro-evoluzione del sound, che qui si avvicina in certi frangenti “intimi” con la band di Scott Kelly e mostra un nuovo approccio vocale, meno urlato e, se è possibile, ancora più alieno. “8” è l’ottavo centro della band, che può essere usato dal neofita per partire a ritroso per scoprire la discografia della band.



In questi 20 anni, oltre a girare il mondo gli Ufomammut si sono concessi pure qualche piccola divagazione sonora al di fuori della band. Urlo ha recentemente pubblicato l’esordio del suo progetto The Mon “Doppelleben” (ascoltabile qui), sospeso tra psichedelia e drone ambient mentre Vita è attivo con la band hardcore punk Rogue State (ascoltabili qui) e con gli hardrock-stoners Sonic Wolves (ascoltabili qui). Ovviamente non dimentichiamo il lavoro sotteraneo dell’etichetta Supernatural Cat che ha pubblicato Incoming Cerebral Overdrive, Morkobot, Ovo, Zolle (tutti ascoltabili qui). Consigliamo di acquistare i dischi degli Ufomammut direttamente dalla band, ai concerti e nel loro store online.



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