La Scena Mega-Psichedelica di Houston

Fra i fanatici del vinile, il termine “digging” significa “spulciare tra le scatole delle offerte alla ricerca di qualche gemma nascosta”. Spesso quei dischi finiscono a pochi centesimi non per la scarsa qualità artistica ma perchè ignorati da tutti. Una delle missioni di un “digger” è proprio quello di salvare dall’oblio grandi dischi; magari comprarne una terza copia, con la scusa del regalo all’amico. C’è chi cerca (e trova) la rarità da centinaia di dollari come la “Butcher Cover” di “Yesterday And Today” dei Beatles, o l’acetato dei demo dei Velvet Underground, chi qualche sconosciuto bluesman degli anni 20, chi si danna l’anima per il disco di un’oscura band degli anni 90. Per esempio dei “The Mike Gunn”, band psichedelica texana intorno alla quale gravitano altre formazioni oscure ed etichette sotterranee.

Ci siamo già occupati della scena noise/psych texana parlando della Trance Syndicate, label fondata da King Coffey dei Butthole Surfers. Oggi andiamo più a fondo, spulciando fra gli scatoloni sotto al tavolo, quelli più polverosi e da cui anche i più esperti non hanno trovato niente di interessante, alla scoperta della scena “mega psichedelica” di Houston.

Tutto nasce sul finire degli anni 80, all’Università di Houston, quando i giovani Ramon Medina, Kyle Phillips e John Cramer fondarono gli Schlong Weasel sorta di collettivo di improvvisazione psichedelica. Il progetto si prefiggeva lo scopo di far suonare altre incarnazioni della band in varie location contemporaneamente, in un cosiddetto evento “Schlong-a-thon“. Tra i musicisti che passarono per gli Schlong Weasel troviamo anche Larry Liska, Tom Carter, Scott Grimm, John Cramer e Jim Otterson. La band durò un paio di anni e non registrò nulla. Dopo lo scioglimento, Ramon Medina formò i Bongtooth assieme a John Cramer e Kelly Geehan. A causa dei conflitti dei vari membri la band durò pochi mesi: l’unico reperto è una oscura cassetta intitolata “Velveeta vs. Snowplow” pubblicata nel 1990 dalla Spirit of Liska Records contenente anche gli amici Dry Nod e The Mike Gunn.

Ramon Medina lo troviamo fugacemente nei Smile 69 (che condivisero uno split nel 1993 con The Mike Gunn, ma senza Medina). Nei Smile 69 militavano Drew Calhoun, Jim Otterson, Rick Costello che nel 1995 fonderanno Project Grimm. Nella formazione è presente anche John Cramer, proveniente dai disciolti The Mike Gunn ed ex compare di Medina nei Bongtooth. Contemporaneamente Medina fondò The Linus Pauling Quartet . Dopo lo scioglimento dei The Mike Gunn, Scott Grimm fondò i Dunlavy.

Tom e Christina Carter, che gravitarono intorno a The Mike Gunn formarono nel 1991 i Charalambides, a cui si aggiunse Jason Bill, poi sostituito da Heather Murray.

Come è evidente da questi innesti la scena “mega-psych” di Houston è molto chiusa all’interno, al limite dell’incesto, ma non ha mai smesso di produrre musica interessante. Vediamola in dettaglio:



The Mike Gunn

The Mike Gunn si formano nel 1990 rubando il nome da un loro amico. Nel 1991 pubblicano “Hemp For Victory” per la Anomie Records di Scott Ayers e Bliss Blood dei Pain Teens, duo dark/noise/industrial. L’album prende le distanze dall’ossessiva psichedelia locale made in Butthole Surfers e si concede vaghi riff heavy uniti a morbide divagazioni lisergiche. In altre parole stoner rock, contemporaneamente ai primi vagiti di Kyuss, Fu Manchu e Monster Magnet. La musica proposta è prevalentemente strumentale, a parte qualche breve parentesi cantata nei pochi brani con un minutaggio “radiofonico”. Ma a parlare sono le chitarre, libere di spaziare e creare passaggi sonori inaspettati.

Nel 1992 è il turno di “Durban Poison”, registrato da Scott Ayers e pubblicato dalla locale Double Naught Records. L’intro del disco cita i Black Sabbath di “Sweet Leaf” ma la musica prende una piega più sbilenca, ricordando le code improvvisate e indolenti dei Sonic Youth, sfiorando quasi gli alti e bassi del futuro “post rock”. Il minutaggio dei brani aumenta (a parte “Nazi Eyes” siamo sempre sopra i 6 minuti) e sul finale troviamo la caratteristica lunga jam. Nel primo era “Bliss Blood”, qui è “Mesa Is Burning”. Tra gli ospiti che impreziosiscono il disco Christina Carter (Charalambides) e Ramon Medina.

Il terzo e ultimo disco “Almaron” vede la band tornare su lidi lisergici di scuola “stoner”. Esemplare la lunga jam “Dry Nod”, tributo al gruppo omonimo, in cui i riff heavy rock dialogano con fraseggi di chitarra “space” in atmosfere rilassate e concilianti. “Almaron” conclude l’avventura della band con il suo apice creativo, confermando una band con un sound inafferrabile, a tratti giocoso, a tratti inquietante in 70 minuti che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni amante di heavy psichedelia. Dopo l’uscita del disco (stampato in CD dalla tedesca September Gurls) la band si sfalderà pian piano: prima con l’uscita di Tom Carter, poi con la sparizione di Curt Mackey. “Coduh: A collection of Live and Studio Recordings” e “A Dream About Jim” saranno due uscite postume. Con lo scioglimento della band nascerà la “second wave” della scena “mega-psichedelica” di Houston.



Dry Nod

Contemporanei dei The Mike Gunn, che li citarono in “Almaron”, i Dry Nod nella loro invisibile carriera hanno pubblicato solo un disco dal vivo (Live in Concert, 1995). Poche le notizie che ci giungono, ma il loro sound è udibile nella loro pagina Bandcamp: uno stravagante mix di noise rock e psichedelia, più vicino ai Butthole Surfers che alle note lisergiche del collettivo Schlong Weasel.



Un paio di anni dopo troviamo Vaughan Boone nei claustrofobici noise rockers Slight Surface Noise, il cui debutto omonimo del 1997 è stato registrato da Steve Albini e pubblicato dalla minuscola Worship Guitars Records, che tra il 1995 e il 1997 pubblicò anche The Mike Gunn, Linus Paulin Quartet e Project Grimm.



Bayou Pigs

In questo excursus dedicato alla scena di Houston vale la pena citare anche i Bayou Pigs, benchè non fossero direttamente collegati con la famiglia “Schlong Weasel” appartenevano al roster della Anomie Records dei Pain Teens, che li presentò al mondo grazie alla seminale compilation “Houston Loud” del 1989 assieme ai primi vagiti della scena punk / garage/ industrial. I Bayou Pigs si distinguono perchè pur avendo la grazia elefantiaca da band noise rock si lascia andare a discrete divagazioni acide. Nel 1990 pubblicarono il loro unico album “Rehab Messiah”, che suona come una jam fra Tad, Mudhoney e Screaming Trees. Dopo lo scioglimento della band il batterista Lyman Hardy entrerà negli Ed Hall (di cui vi abbiamo parlato qui).



Charalambides

Il chitarrista dei The Mike Gunn Tom Carter e sua moglie Christina formarono nel 1991 Charalambides, la cui carriera prosegue ancora oggi. Il loro sound minimale è sospeso fra ballate folk, droni ambientali, loop psichedelici e sperimentazioni assortite. L’immensa discografia è per lo più formata da CD-R e autoproduzioni ma dal 2002 l’etichetta Kranky ha distribuito alcune loro uscite garantendone maggiore visibilità. Charalambides sono più vicini alla forma sperimentale che a quella rock ma sempre in ambito psichedelico, in un mondo virtuale in cui John Fahey suona kraut rock.



Sad Pygmy

Dallo scioglimento dei Turmoil In The Toybox, che pubblicarono nel 1991 un 7″ per la Anomie prodotto da Scott Ayers, nacquero i Sad Pygmy oscura gloria locale punk / noise / psichedelico. Il loro sound mescolava senza troppi problemi anthem punk ad assalti psichedelici da hippie cappelloni, grezze canzoni rock alternative, assolacci di dubbio gusto in un minestrone che negli anni 90 “open mind” non era così infrequente ma qui è addirittura schizofrenico.

Non stupisce che non piacessero a nessuno, eppure tra il 1992 e il 1998 pubblicarono 6 dischi, oggi difficilmente reperibili, tramite la loro label Lazy Squid, etichetta che pubblicò anche i lavori ancora più sperimentali post scioglimento dei vari membri e un live dei Linus Pauling Quartet, band che nel 2010 incluse in formazione anche Carol Sandin, bassista e cantante dei Sad Pygmy.



The Linus Pauling Quartet

Nel 1994 Ramon Medina (Schlong Weasel, Bongtooth, Smile 69) formò i The Linus Pauling Quartet, con cui potè dare sfogo alle sue principali passioni: droga, birra e fantascienza. Ma soprattutto l’hard rock e la psichedelia.

La band esordì nel 1995 con “Immortal Chinese Classics Music” tramite l’etichetta personale Worship Guitars. Successivamente trovarono casa grazie alla tedesca September Gurls e allargarono la formazione con l’inserimento di fiati e sintetizzatori. Nel 1999 pubblicarono uno split con gli italiani Kryptasthesie. Curiosamente anni dopo sarà proprio l’Italia ad adottarli grazie all’etichetta savonese Vincebus Eruptum che nel 2016 pubblicherà “Ampalanche” e nel 2017 lo split con i Colt 38 per la serie “Psychedelic Battles”.

Il sound dei Linus Pauling Quartet non sarà originale ma è godibile sia dagli appassionati di alternative rock di scuola 90s e da coloro che amano la psichedelia vintage (Doors, Grateful Dead, Pink Floyd, Hawkwind) e il “moderno” stoner rock. Riff heavy convivono con atmosfere più rilassate e viaggi lisergici in un ipotetico ponte fra gli anni 70 e i 90.



Project Grimm

Project Grimm sono il proseguo dell’avventura The Mike Gunn del chitarrista e cantante John Cramer. La band ha all’attivo solamente tre dischi in 20 anni: “Lying Down”, pubblicato nel 1997 dalla Worship Guitar Records, “Huge Beings”, pubblicato nel 2000 da Camera Lucida e “The Crass Menagerie”, pubblicato nel 2017 da Vincebus Eruptum. La pigrizia però viene compensata dall’alta qualità musicale proposta. Parecchio alternative rock di scuola 90s, un po’ Sonic Youth nei primi lavori, un po’ Nirvana in Huge Beings ma senza la vena noise, o come dei Pearl Jam senza l’enfasi.

Project Grimm non urlano, non mostrano i muscoli, non stendono l’ascoltatore con virtuosismi ma lo conquistano pian piano con una musica suonata col cuore, sincera, orecchiabile e onesta. Se negli anni post grunge la band non trovò grosse platee ad aspettarli, in tempi di streaming usa e getta la vita dei Project Grimm è ancora più difficile. “The Crass Menagerie” inevitabilmente passa inosservato ma è un piccolo grande disco di artigianato rock come non se ne fanno più.



Dunlavy

Sarebbe troppo facile pensare di trovare Scott Grimm nei Project Grimm, invece l’ex The Mike Gunn è il titolare dei Dunlavy, progetto ultra amatoriale di musica strumentale rock psichedelica. Un po’ in solitaria, un po’ con l’aiuto di amici, Scott ha composto una decina di dischi distribuiti tra gli adepti dello space rock e ascoltabili in buona parte sulla pagina bandcamp. Dunlavy raccolgono lo spirito sonoro delle jam libere degli Schlong Weasel, anche se suonate in solitaria, e in un certo senso assorbono lo spirito della scena “mega psichedelica” di Houston.



Ringrazio Davide Pansolin di Vincebus Eruptum per avermi fatto scoprire questa scena. Per approfondire l’argomento procuratevi il numero 19 della fanzine omonima e, ovviamente, procuratevi i dischi prodotti dalla label.



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