Boner Records, hardcore per metallari che adorano il rumore

Quante volte andando in qualche fiera del disco vi è capitato di leggere il nome Boner Records su alcuni vinili? Se siete degli spulciatori di materiale underground americano come il sottoscritto probabilmente tante, altrimenti è assai probabile che non ne avrete mai sentito parlare. In entrambi i casi questo articolo vi viene in aiuto perchè passa in rassegna praticamente l’intera discografia della label, tralasciando giusto qualche EP, singolo e compilation per non appesantire troppo la lettura. 

La storia della Boner parte da molto lontano, 35 anni fa circa. Era il 1983 e i Fang stavano iniziando a farsi conoscere nel circuito hardcore californiano. Il chitarrista Tom Flynn, come era d’uso ai tempi, decise di fondare una etichetta per produrre il proprio gruppo. Era una consuetudine Do It Yourself del genere: la SST dei Black Flag, la Alternative Tentacles dei Dead Kennedys, la Dischord dei Minor Threat, la Epitaph dei Bad Religion. Era un fiorire di gruppi e label. Fu con questo background che a Berkeley, California, nacque la Boner Records, che per poco più di 10 anni pubblicò una ricca serie di dischi decisamente fuori dagli schemi e meritevoli di essere ricordati.

 

1983 – 1989 Hardcore, Thrash e Noise Rock 



Fang – Landshark! (1983)

Un classico della storia del hardcore, ma non solo. Conosciuto dalle “nuove” generazioni grazie alla pubblicità di Kurt Cobain e delle cover dell’iniziale “The Money Will Roll Right In” da parte di Nirvana, Metallica, Mudhoney, Butthole Surfers e tanti altri. “Landshark!” è un album stravagante, con pennate pesanti ma ritmi “tranquilli”, dolore e alienazione. Ha ragione chi lo paragona a “Bleach”, tante sono le similitudini fra i due dischi. Nel reparto “album seminali” va tra “My War” dei Black Flag e “Generic” dei Flipper.



Fang  – Where The Wild Things Are (1984)

Meno celebrato dell’esordio, meno iconico, ha la stessa irruenza e urgenza. Leggermente più metal, in qualche modo anticipa le passioni musicali che Tom inserirà nella label. Dopo questo disco lascerà la band, la quale continuerà con diversa formazione. Nel 1987 i Fang pubblicheranno, sempre per Boner, “A Mi Gas Sfafas?”.



Special Forces – World Domination (1984)

Puro HC americano! Gli Special Forces, provenienti da Berkeley, esordiscono su disco nel 1984 dopo una cassetta autoprodotta. Il chitarrista Bill Collins sostituirà Tom Flynn nei Fang e lo troveremo anche nei MDC. Attualmente suona folk. Ma ai tempi erano una macchina da guerra che non conosceva soste: in meno di 20 minuti ci offre un ricchissimo piatto di puro hardcore. Dopo “World Domination” gli Special Forces cambieranno formazione e, in parte, sonorità. Anni dopo troveremo al basso un giovane Tim Armstrong dei futuri Rancid, ma dei membri originali era rimasto solo il cantante Orlando.



The Boneless Ones – Skate For The Devil (1986)

Il 1985 fu un anno tranquillo per Boner che pubblicò solamente la compilation sampler “Them Boners Be Poppin'” con Verbal Abuse, Special Forces, Fang, Blast, Tales Of Terror e The Boneless Ones. Questi ultimi erano un quartetto totalmente devoto allo skate (e a Satana) tra le cui fila militavano il batterista dei Fang Tim Stiletto e il futuro Verbal Abuse ed Hell’s Kitchen Luke Skeels. Nel 1986 pubblicarono “Skate for The Devil” album che rimarrà anche l’unico della loro discografia. I testi sono completamente incentrati sulla vita da skater mentre la musica è un meraviglioso thrash hardcore di come non ne fanno più: ci possono provare band come i Municipal Waste ad emulare certe sonorità ma nulla possono contro gli originali. Chitarre pesanti come delle montagne, voce ruvida e oscura, assoli fulminei, sezione ritmica implacabile



Verbal Abuse – Rocks Your Liver (1986)

A due anni di distanza dal debutto “Just An American Band” i Verbal Abuse tornano completamente rinnovati. Non c’è più il cantante Nicki Sicki, sostituito da Scotty Wilkins e praticamente tutta la formazione originaria verrà sostituita. “Rocks Your Liver”, che vede anche la presenza di Tom Flynn dei Fang e Bill Collins dei Special Forces, è un disco crossover/thrash sulla scia di Cro Mags, D.R.I., Suicidal Tendencies e Corrosion Of Conformity. Massiccio e adatto agli amanti di quella stagione “di mezzo” in cui i punk si riscoprivano metallari e viceversa.



Fearless Iranians From Hell – Die For Allah (1987)

Fearless Iranians From Hell, dal Texas, hanno sicuramente una delle migliori gimmick musicali di sempre: si presentavano sul palco vestiti come dei terroristi e nei loro testi inneggiavano all’Iran e all’estremismo islamico. Il “gioco” durò per 3 album: oltre a “Die For Allah” Boner pubblicò “Holy War” (1988) e “Foolish America” (1990). Ovviamente nessuno mai ristampato. Il sound è un violento hardcore metallizzato, ma più punk rispetto a Verbal Abuse e The Boneless Ones. Tassativo ascoltarli leggendo i testi. Chissà come sarebbe vista adesso una band così.



Bomb – Hits Of Acid (1988)

Bomb, da San Francisco, suonavano uno stralunatissimo alternative rock, sbilenco prima del concetto di indie e vicino a certe idee di scuola Alchemy Records. Chitarre “heavy” ma non metal, melodia praticamente assente, struttura dei brani random e un senso di disagio simile a quello di “Bleach”. La band si vanta di aver registrato il disco totalmente strafatta e di aver speso solo 1200 $ . Nel 1989 Boner pubblicherà anche l’EP “Happy All The Time”.  Nel 1990 disco riusciranno a strappare un contratto con la Reprise, negli anni della corsa a mettere sotto contratto qualsiasi cosa relativa a Kurt Cobain, che sembra amasse la band. Anche Bill Laswell era fra gli ascoltatori voraci e divenne il produttore del terzo “Hate Fed Love”.



Ed Hall – Albert (1988)

Ed Hall non è il nome di un solista ma di una band noise rock proveniente dal Texas. Scelsero questo nome proprio perchè insignificante. Per lo stesso motivo chiamarono il primo disco “Albert” lo stesso del ragazzo che curò l’artwork. Degli Ed Hall si ricorda (poco) il fatto che il batterista formerà i Cherubs e che pubblicheranno dischi su Trance Syndicate fino a metà degli anni 90, quando si scioglieranno. Il sound di “Albert” è uno sfiancante noise rock alla Butthole Surfers ricco di assolacci, tempi serrati, voce sgraziata, velleità psichedeliche e cazzonaggine assortita. 



Hell’s Kitchen ‎– If You Can’t Take The Heat… (1989)

A causa di alcuni conflitti con il cantante, il chitarrista Luke Skeels nel 1987 lasciò i The Boneless Ones. Dopo aver appreso la notizia il resto della band  lo segue in massa e formarono gli Hell’s Kitchen. Le tematiche affrontate dal gruppo erano irriverenti, menefreghiste e piuttosto “white trash” : birra, satana, cucina e Grateful Dead. Il sound è il classico crossover metal/punk del periodo, non molto originale ma adatto per una piacevole mezzora di cazzeggio.



Steel Pole Bath Tub ‎– Butterfly Love (1989)

Steel Pole Bath Tub nascono in Montana, si trasferiscono a Seattle e poi si muovono a San Francisco in cerca di fortuna. Trovano la Boner Records che gli pubblicherà tre dischi e svariati singoli, split ed EP. La band negli anni d’oro dell’alternative firmerà per la major Slash ma, ovviamente, non ci ricaverà più di tanto proponendo dischi assurdi e idee folli (tipo fare un disco di cover dei Cars). Le sonorità degli SPBT sono molto particolari: mixano con una buona dose di follia grunge, alternative, noise e tribalismi assortiti come una sorta di jam session fra Melvins, Butthole Surfers e Neurosis. Nel 1991 formeranno con Jello Biafra i Tumor Circus.



Melvins – Ozma (1989)

Dopo l’esordio su Alchemy Records, il bassista Matt Lukin se ne torna a Seattle, lasciando Buzz e Dale orfani delle quattro corde. Sarà una delle prime defezioni che diventeranno famose come “Bassist Morgue” e che si portano avanti ancora oggi. Entra quindi l’ex Clown Alley Lorax, figlia di Shirley Temple che li accompagnerà fino al 1993, ovvero l’inizio dell’era major. “Ozma” (titolo tratto dalla serie di libri del mondo di Oz) contiene una cover dei Kiss e una dei Cars ma lo stile della band non c’entra niente con queste scelte: i Melvins suonano uno sbilenco mix metal punk hard rock che sarà poi identificato come “grunge”. L’album è il primo capolavoro di una band che ha dato tanto alla storia della musica “alternativa”. 

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Warlock Pinchers – Deadly Kung Fu Action (1989)

Warlock Pinchers erano un gruppo di mattacchioni provenienti da Denver. Nel 1989 si chiudono ai Razor’s Edge di San Francisco con Billy Anderson e ne escono con “Deadly Kung Fu Action” scorrettissimo disco di hip hop suonato con basi minimali e quasi industrial, riff hardcore e testi demenziali. Titoli come “Morrissey Rides a Cockhorse”, “Where The Hell Is Crisping Glover”, “Devil Without A Pause” dovrebbero darvi l’idea delle coordinate. Warlock Pinchers, nella stagione del rap rock bianco, fanno sembrare i Beastie Boys come dei lord inglesi. Nel 1991 Boner pubblicherà il secondo e, ultimo, “Circusized Peanuts”, sempre ricco di volgarità assortite.



Frigtwig – Phone Sexy EP (1989)

Boner termina il 1989 e, per certi versi la sua prima fase di storia, con l’EP delle Frigtwiggruppo femminile per certi versi anticipatore delle tematiche riot femministe e del sound heavy delle L7. Nella loro esistenza si sono sciolte e riformate diverse volte pregiudicando una carriera che poteva anche dare i suoi frutti.

 



1990 – 1996 Gli anni noise rock di Melvins e Steel Pole Bath Tub

Il 1990, lo sappiamo tutti, fu un anno campale per la musica “alternativa”. Dopo che i Sonic Youth si piazzarono su major iniziò la partita a scacchi delle etichette per accapararsi i pezzi migliori del nuovo sound americano. Boner, consapevolmente o meno, giocò in difesa. Dopo anni di scouting iniziò a concentrarsi su ciò che aveva. Finita la stagione del thrash, dell’hardcore e del crossover punk metal, si dedicò principalmente a due band: Melvins e Steel Pole Bath Tube.

Insieme lavorarono ad uno split a suo modo storico. La copertina citava “Touch Me I’m Sick” dei Mudhoney e lo stile grafico della Sub Pop, mentre dal lato musicale ricalcava lo split che la band di Mark Arm fece con i Sonic Youth. I Melvins coverizzarono “Sweet Young Thing Ain’t Sweet No More” dei Mudhoney e gli Steel Pole Bath Tub “I Dreamed A Dream” dei Sonic Youth. Il singolo ora è molto raro e se vi capitasse tra le mani fatelo vostro senza pensarci due volte.



Entrambe le band però nel 1990 non avevano un album pronto così le uniche uscite della laber furono “Love Poke Here” degli Ed Hall, “Foolish American” dei Fearless Iranians From Hell e l’EP “Lungs” degli Steel Pole Bath Tub.

Il 1991 si aprì col botto: i Melvins pubblicarono “Bullhead”, portando a compimento il sound a cui stavano lavorando da anni. L’iniziale “Boris” (da cui i droners giapponesi prenderanno il nome) è un magma oscuro di doom metal e sembra di ascoltare un album dei Saint Vitus con la puntina in loop. Il drumming di Dale Crover inizia a farsi sentire a gran voce e la voce di Buzz diventa straffotente come un bambino capriccioso che la sa lunga. E Lorax non si perde una nota. Il 1991 ha visto tanti capolavori nell’alternative rock ma “Bullhead” è fra i migliori.




Il 1991 è l’anno di “Tulip” secondo disco dei Steel Pole Bath Tub, uno dei pochi fra quelli in lista che ha avuto una recente ristampa. Come successo ai Melvins, anche gli SPBT mettono finalmente a fuoco il loro sound fatto di tribalismi percussivi, sample industriali, rumori cacofonici, voce straziata. Incredibilmente a dirsi ma a guadagnarci è la forma canzone, qua più che mai bilanciata. Tra gli ospiti troviamo Noah Landis, tastierista dei Neurosis e fondatore dei Christ On Parade, all’armonica.



Torniamo ai Melvins che iniziano la fase di pubblicazione torrenziale: Eggnog EP, quattro pezzi naturali compendio a Bullhead, e la mitica trilogia “alla Kiss” dove i tre membri del gruppo (ai tempi Lorax era stata momentaneamente sostituita da Joe Preston degli Earth e che in futuro suonerà anche in SunnO))), High On Fire, Harvey Milk) si cimentano in un disco solista a testa.

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Se non ne avete abbastanza, nel 1992 esce Melvins, ovvero Lysol (titolo cambiato in corso di stampa e coperto con del nastro nero per ragioni di copyright) , quarto disco e nuovo centro. Dopo questo lavoro, però, cederanno alle lusinghe delle major e firmeranno per Atlantic. Kurt Cobain dichiarò più volte di aver iniziato a suonare per merito loro e secondo il calcolo dei discografici voleva dire avere tra le mani una gallina dalle uova d’oro. Per loro fortuna, i Melvins, seppero sfruttare decentemente la situazione e realizzarono tre ottimi dischi, per molti i migliori della loro discografia. Ma chi ama il sound viscerale, oscuro, grezzo, ingenuo e libero dei primi Melvins continua a rivolgersi alle produzioni “made in Boner Records”. 



Persi i Melvins, gli Steel Pole Bath Tumb resistettero ancora qualche anno in cui pubblicarono un singolo, il disco “The Miracle Of Sound In Motion”  e l’EP “Some Cocktail Suggestions” che termina la carriera discografica della Boner nel 1994. In realtà ci fu ancora un ultimo guizzo nel 1996 con l’album “Bastardsong” dei Superconductor.

Superconductor erano una band alternative noise/rock di Vancouver, Canada, il cui cantante A.C. Newman lo troveremo anni dopo nei New Pornographers. Tra i membri impossibile citare tutti i partecipanti dato che suonavano con due bassi e tra le quattro e le sei chitarre alla volta, tipo Glen Branca. Dopo un paio di singoli esordiscono nel 1993 per Boner con l’album “Hit Songs For Girls” e confezionano un capolavoro. I canadesi non hanno l’attitudine cazzona degli americani e si sente: il muro di suono, le melodie, il carattere formano un disco unico nella sua specie, a tratti poetico, più vicino a band shoegaze e dream pop che al hardcore. Dal vivo sono estremi, con fumo e strobo che uniti al muro di chitarre disorientano l’ascoltatore lanciandolo in un vortice psichedelico. Una band assolutamente da riscoprire.



Terminiamo questa lunga carrellata con una manciata di dischi di “secondo piano”. Il boss Tom Flynn lo troviamo nei noise rockers con voce femminile Star Pimp che pubblicarono due dischi “Treasure Trail” (1992) e “Seraphim 280Z” (1993) prima di spostarsi su Kill Rock Stars e pubblicare nel 1996 “Docudrama”. Nel 1991 entra nei DUH, collettivo in cui militava anche Morasky degli Steel Pole Bath Thumb. Il primo album “Blowhard” è un bel disco noise rock che suona fresco ancora oggi, grazie alla sua attitude “rock”: d’impatto, anthemica e divertente. 

Tra i side project degli Steel Pole Bath Thumb ricordiamo i Milk Cult che nel 1992 pubblicarono “Love God”, vicino al free jazz sperimentale. 

Nel 2016 Tom ripesca il marchio Boner e in collaborazione con Reptilian produce il suo nuovo gruppo Cornelius Asperger And the Bi-Curious Unicords.



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