Guida essenziale per non perdersi nella discografia dei Melvins – Quinta Parte

LA FORMAZIONE APERTA


Fondamentalmente i Melvins sono sempre stato un affare di Buzz e Dale, ogni volta aiutati da svariati bassisti e ospiti. Con l’abbandono dei Big Business sperimentano una improbabile versione “Lite” con il contrabbasso di Trevor Dunn, con cui faranno il leggendario tour di 51 stati degli Stati Uniti in 51 giorni. Dopo questa esperienza la formazione diventa ufficialmente “aperta”, ospitando parecchi musicisti del “giro”. La qualità si abbassa, senza mai toccare gravi insufficenze ma limandosi in un hard rock sludge senza particolari sorprese. Questi dischi sono consigliati ai fan completisti.



Freak Puke (Ipecac, 2012)


Passare dal massimalismo di due batterie e quattro voci ad un contrabbasso è l’ennesima folle iniziativa che mancava al curriculum. Trevor Dunn è il virtuoso bassista di Mr Bungle e Fantomas, e compagno affidabile e pazzerello di mille avventure. Dal vivo la formazione “lite” non entusiasma particolarmente ma su disco si fa ascoltare con piacere. Complice l’uso creativo del contrabbasso che dona nuovi sapori al piatto. Non è quindi un’aggiunta “tanto per” ma perfettamente coerente con il sapore sperimentale che da un po’ di dischi mancava ai Melvins.



Everybody Loves Sausages (Ipecac, 2013)


I Melvins hanno sempre fatto ottime cover infilate più o meno a tradimento in dischi e singoli. Sia dal punto di vista della scelta che dell’esecuzione. In “Everybody Loves Sausages” invitano un bel po’ di amici per rivisitare alcuni classici del rock. Ritroviamo i Big Business, che qui si alternano con Trevor Dunn e fa la ricomparsa Kevin Rutmanis a sancire definitivamente la pace con la band. Fra gli ospiti segnaliamo Scott Kelly (Neurosis), Mark Arm (Mudhoney), JG Thirlwell (Fetus), Jello Biafra (Dead Kennedys), Clem Burke (Blondie), Tom Hazelmyer (Amphetamine Reptile). In scaletta troviamo tributi a Venom, Queen, Leadbelly, The Scientists, David Bowie, The Kinks, Divine, The Fugs, Roxy Music, Tales Of Terror, The Jam, Throbbing Gristle. Il disco è uscito pure in una serie di 7″ con ulteriori cover come b-side. Il disco è un prodotto per i fan che ameranno ascoltare queste stravaganti reinterpretazioni.



Tres Cabrones (Ipecac, 2013)


Per il trentennale dell’attività i Melvins tornano con l’originale batterista Mike Dillard e Dale si sposta al basso. Mike in 30 anni ha suonato giusto in alcune cover band blues e sporadicamente ha fatto qualche data per promuovere la ristampa del primo demo. Non è certo un virtuoso dello strumento. Neanche Dale è un bassista (anche se alla chitarra se la cava molto bene). Quindi Buzz si è autoimposto soluzioni più semplici ed elementari e.. funziona! Non è un disco punk ma un disco metal/sludge suonato semplicemente, come certe canzoni di “Bleach”, per fare un esempio non troppo a caso. In un mondo normale queste canzoni sarebbero rimaste in sala prove ma un completista dei Melvins, con un po’ di pazienza, ci può trovare del buono.



Hold It In (Ipecac, 2014)


Per il 20esimo disco l’idea è quella di unire i Melvins ai Butthole Surfers. Entrano in formazione JD Pinkus (basso) e Paul Leary (chitarra) in uno stravagante mix che durerà purtroppo molto poco. Ecco, il problema principale della “formazione aperta” è che non si prende neanche il tempo di rodare e l’ascoltatore finisce a mettersi con le cuffie a separare le canzoni buone con le solite vecchie proposte. “Hold It In” è inevitabilmente un po’ più stravagante del solito, non che i Melvins abbiano mai fatto dischi regolari, e si respira qualche idea nuova. Un po’ più “texana”. Forse avrei preferito vederli con gli Sleaford Mods piuttosto che con gli ennesimi rimasugli del vecchio e glorioso noise rock. Ma finchè si divertono loro un pochino ci divertiamo anche noi.



Three Men and a Baby (Sub Pop, 2016)

Probabilmente non ci avete fatto caso ma i Melvins fino a “Three Men and a Baby” non avevano mai pubblicato niente per Sub Pop. La loro esistenza è sempre stata parallela e non si sono mai sfiorati sebbene abbiano condiviso il “rise and fall” della scena di Seattle, della musica indipendente e il ritorno a certo rock.
“Three Men and a Baby” è un ripescaggio di un disco che doveva uscire nel 2000 e che non ha mai visto la luce per chissà quale problema. Al basso troviamo quindi Kevin Rutmanis mentre il “Mike” è Mike Kunka dei godheadsilo, legggendaria e misconosciuta band noise rock degli anni 90. Il disco doveva uscire nel periodo a cavallo tra “Trilogy” e Electroretard e si sente. La band è carica a mille, il sound è ancora ben ancorato al noise-metal-sludge degli anni 90 e non c’è puzza di riciclo come negli ultimi lavori. Non è quindi strano che il miglior disco dei Melvins uscito negli ultimi anni sia in realtà una registrazione di 15 anni prima. Al di là delle polemiche, godiamoci questo scampolo di noise rock come purtroppo non se ne fanno più.



Basses Loaded (Ipecac, 2016)


L’idea di “Bass Loaded” è quella di riprendere alcuni collaboratori dei dischi degli ultimi 10 anni e costruire un nuovo album, in particolare selezionando 5 bassisti, ovviamente alternandosi pezzo dopo pezzo: Trevor Dunn, Jeff Pinkus, Jared Warren e, per la prima volta, Steven McDonald (Redd Kross) e Krist Novoselic (Nirvana). In una manciata di pezzi ritorna la formazione “Melvins 1983” (quindi con Dale al basso) e il double duo con i Big Business. “Basses Loaded” è un disco piuttosto anonimo, di stampo “hard rock”, la cui maggior parte dei brani è pure già edita in singoli, EP e split.



A Walk with Love & Death (Ipecac, 2017)


“Il disco con due batteria l’abbiamo fatto, quello con 6 bassi c’è, quello con il nostro primo batterista pure, quello con il contrabbasso, quello con i Butthole Surfers, che idea potremmo farci venire?” “non abbiamo mai fatto un doppio CD!” “ottima idea!!” Tecnicamente i Melvins barano perchè più che un doppio CD sono due dischi al prezzo di uno, solo che “Love” è invendibile da solo visto che è un collage rumoroso che dovrebbe funzionare da colonna sonora di un cortometraggio. “Death” invece vede per la prima volta l’innesto di Steven McDonald dei Redd Kross e l’ospitata di Joey Santiago (Pixies), Anna Waronker (That Dog) e Teri Gender Bender (Le Butcherettes e nel side project Crystal Fair). L’album non è male e pur peccando del problema degli ultimi dischi (ovvero la scarsa selezione del materiale) si fa ascoltare volentieri, perchè un po’ diverso dal solito, soprattutto dal lato delle melodie.



Pinkus Abortion Technician (Ipecac, 2018)

Se pensate che i Melvins negli ultimi anni siano troppo prolifici dovreste vedere anche i loro singoli ed EP!! Non passa mese senza che non esca qualcosa a loro nome. E’ il loro lavoro e noi li rispettiamo anche per questo. Purtroppo il lato negativo è che sono ormai troppi anni che non si concentrano per realizzare un disco di alto livello, preferendo giocare sull’idea piuttosto che sul songwriting. Ma i Melvins sono fatti così: imprevedibili, inafferabili, molesti e incontentabili. Il fan di Buzz e Dale è contento che esistano e che mandino costantemente segnali di vita. In “Pinkus Abortion Technician” si giocano la carta del doppio basso (Pinkus e McDonald) e per la prima volta Buzz delega la scrittura ad altri (a parte un brano). Metà disco è quindi firmato Pinkus, in più troviamo un paio di brani dei Butthole Surfers e uno dei Beatles. Inevitabilmente è un disco particolare, rock un po’ psichedelico e folle.



White Lazy Boy (2020, Amphetamine Reptile)

Mentre tutto sembrava perduto ecco una collaborazione realmente eccitante e riuscita! “White Lazy Boy” è purtroppo solo un EP ed è suonato con i Mudhoney (in realtà solo Steve Turner e Mark Arm). All’interno due cover (“My War” dei Black Flag e “Drive Back” di Neil Young) e due buoni inediti (il primo di scuola Melvins, il secondo alla Mudhoney). Una collaborazione sorprendente e un gran bel regalo a tutti i fan della scena di Seattle! Da accoppiare all’EP “Sabbath”, contenente due cover dei Black Sabbath e suonato in compagnia di Al Cisneros degli Sleep.



Quale altra idea si estraranno dal cilindro? Un disco con cinque chitarre? Con due trombe? Da suonare al contrario? Attendiamoci di tutto!!



CONCLUSIONI

Premettendo che tutta la discografia della band fino ad “Honky” (compreso) è da conoscere eccovi in ordine di preferenza gli album che dovreste approcciare senza timore.

  • 1 – STAG
  • 2 – HOUDINI
  • 3 – BULLHEAD
  • 4 – OZMA
  • 5 – STONER WITCH
  • 6 – GLUEY PORCH TREATMENTS
  • 7 – HOSTILE AMBIENT TAKEOVER
  • 8 – A SENILE ANIMAL
  • 9 – HONKY
  • 10 – NUDE WITH BOOTS
  • 11 – THE MAGGOT
  • 12 – THE BOOTLICKER
  • 13 – PIGS OF THE ROMAN EMPIRE
  • 14 – LYSOL
  • 15 – THE CRYBABY


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