Guida essenziale per non perdersi nella discografia dei Melvins – Quarta Parte

Per una band come la loro l’attività dal vivo è assolutamente essenziale, tanto quanto pubblicare nuovi dischi molto spesso. Buzz definisce pigre le band che preferiscono un solo grosso concerto in un palazzetto dello sport piuttosto che tanti in locali adatti alla musica rock. Ecco perchè l’annullamento del tour europeo per i problemi causati da Kevin Rutmanis fu un grosso problema risolto con una delle tante brillanti idee del duo: chiedere ai Big Business di entrare nei Melvins.

IL DOPPIO DUO CON I BIG BUSINESS


I Big Business sono un duo basso/batteria di Seattle formato da Jared Warren (precedentemente nei noise rockers Karp) e Coady Willis (anche nei Murder City Devils): tecnicamente preparati, ottimi conoscitori della materia, giovani e motivati. L’idea geniale fu quella di usarli non solo per sostituire Kevin ma anche per doppiare la batteria di Dale Crover. Ne vennero fuori una manciata di buoni dischi e un piccolo circo live che ai tempi fece parecchio parlare di sè.



A Senile Animal (Ipecac, 2006)


Con l’aggiunta dei Big Business i Melvins cambiarono ragione sociale diventando (The) Melvins e trovarono la formula giusta per riempire i loro concerti di nuovi fan adoranti. La doppia batteria non solo è scenografica da ammirare ma aggiunge un ingrediente non comune ad una musica che è sempre stata drum-oriented. In più tutti e quattro si trovano a cantare, donando ulteriori sfumature alle canzoni. L’unico difetto, se proprio dobbiamo trovarlo, è un riffing che suona “già sentito”. I Melvins si autoplagiano ma lo fanno consapevoli di star ricostruendo il proprio sound dalle ceneri. Tanti nuovi fan neanche se ne accorgono e plaudono a questo gruppo che “tanti anni fa aprì ai Nirvana, me l’ha detto un mio amico che li ha visti“. Intelligentemente guardano al presente e non al passato e fanno un necessario reboot.



Nude with Boots (Ipecac, 2008)


Il sedicesimo album (mi fido di Wikipedia) è un passo in avanti. Meno sludgy del precedente ma decisamente meno derivativo ha dalla sua una ricca collezione di ottime canzoni. Qui la stranezza si chiama “Dies Iraea”, una rivisitazione del tema del film Shining di Kubrick. Il disco scorre benissimo con sapienza, un po’ di mestiere e ottimi arrangiamenti. I Melvins sono ringiovaniti, anzi forse sono giovani per la prima volta: sono più rilassati, meno incarogniti, più ironici e sardonici. Sono più “normali” e l’età li ha evidentemente resi più saggi. E parlando di giovinezza: recuperano il primo batterista Mike Dillard e con Dale che passa al basso suonano come Melvins 1983. Buzz e Dale sono inoltre impegnati con i Fantomas, oltre a portare avanti i loro side project. Ecco come si porta a casa la pagnotta!



Chicken Switch (Ipecac, 2009)


Solitamente, quando si propone a qualcuno un remix, l’artista rilascia le tracce audio di una canzone per poter essere rielaborate. I Melvins hanno voluto esagerare dando tutto un album a scelta (e in alcuni casi anche due), con cui costruire nuovi brani. Ad accettare la sfida troviamo, fra i tanti, Merzbow, Lee Ranaldo, Kawabata Makoto, Eye Yamatsuka, Matmos, Christoph Heemann, V/Vm, John Duncan. Il risultato è spiazzante e ovviamente irriconoscibile. Alcune cose sono riuscite altre meno, ma mai come in questo caso a contare è prima di tutto l’idea.



The Bride Screamed Murder (Ipecac, 2010)


Terzo lavoro con i Big Business: squadra che vince non si cambia. Il sound rimane quello dei due precedenti dischi, con poche variazioni sul tema. Buzz e Dale preferiscono giocare sul sicuro, guadagnandosi il rispetto dei fan senza alimentare l’odio degli hater. Siamo ben lontani dai fasti di “Houdini” e dalle follie di “Stag”: alla band serve una scusa per andare in tour e pubblica senza soluzione di continuità. Il gioco Big Business però giunge al termine, palesemente arrivato al capolinea. Prima però fanno in tempo a pubblicare “Sugar Daddy Live” (Ipecac, 2011), come souvenir dei concerti del periodo. Interessante la pubblicazione in vinile suddivisa in 13 split con altrettante band. Nella partita troviamo U-Men, Cows, Off!, Killdozer, Buttholes Surfers, Karp, Mudhoney, Fucked Up, Napalm Death. Esiste inoltre un EP finale intitolato “The Bulls & the Bees” (stampato in CD da Ipecac con la ristampa di Electroretard).



I Big Business tornano a casa e i Melvins decidono un’ulteriore svolta.

CONTINUA NELLA QUINTA PARTE.

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