I migliori album Alternative Metal usciti nel 1990 [S-Z]

Sweet Tooth – Soft White Underbelly (Earache)

Industrial Metal

La scena industrial noise rock inglese stava vivendo i suoi anni migliori, complice il lavoro di Justin Broadrick con i Godflesh e relativi sideproject ed etichette coraggiose come la Earache che non avevano paura di dare in pasto ai metallari suoni alieni. L’unico disco (in realtà spacciato come un EP, ma dura più di mezzora) dei Sweet Tooth esce su Earache e vede Justin tra i protagonisti. Gli altri due compari sono Dave Cochrane degli Head of David e Scott Kiehl degli Slab!, e tutti erano più o meno presenti nei God band di Kevin Martin che stavano muovendo i primi passi proprio in quel periodo.

“Soft White Underbelly” è forse il lavoro più organico fra tutti quelli citati e fondamentalmente è il suono di un power trio che cerca di schiacciare tutto e tutti. Svetta la batteria di Scott Kiehl ma non vanno sottovalutati nemmeno l’incedere del basso di Cochrane e la chitarra noise di Broadrick. Gli Sweet Tooth erano giovanissimi e propensi a destabilizzare l’ascoltatore.

24-7 Spyz – Gumbo Millennium (In Effect)

Funk Metal / Rock

Sacrificati dall’essere arrivati dopo i Living Colour, i 24-7 Spyz saranno sempre la seconda scelta di quelli che amano le band nere che rockeggiano duro. Eppure, ovviamente, entrambe le band hanno ragione di esistere a prescindere.

Il cantante P. Fluid non era versatile come Corey Glover, così come Jimi Hazel, pur avendo come ispiratori Jimi Hendrix e Eddie Hazel dei Funkadelic/Parliament, non era funambolico come Vernon Reid; ma la band, merito soprattutto di una sezione ritmica bella compatta, era in grado di fabbricare ottime canzoni di genere, con punte thrash metal decisamente accattivanti. Dopo la pubblicazione del disco P.Fluid e il batterista Anthony Johnson lasceranno la band.

The Black – Infernus Paradisus Et Purgatorium (Minotauro)

Doom Metal / Psichedelia

The Black sono il progetto del chitarrista Pescarese Mario Di Donato, attivo anche nei Requiem, che debuttarono nel 1989 con il mini “Reliquarium”. Il Doom Italiano è un sotto genere molto apprezzato soprattutto all’estero grazie alle particolari caratteristiche che lo rendono unico. Per prima cosa l’immaginario “ecclesiastico” è molto forte: sarà colpa (o merito) della presenza della chiesa cattolica ma troviamo spesso le band del genere in divisa da prete nelle foto promozionali . Di conseguenza anche le tematiche e i testi sono frequentemente ispirate alla chiesa. Avete presente i Ghost? Ecco, praticamente l’immaginario è pescato a piene mani dal Doom Italiano. In più le produzioni “grezze” danno un senso di artigianalità esattamente come avviene con le pellicole horror di Lucio Fulci, guardacaso anche lui più amato all’estero che in madre patria. Infine le band non si ispirano unicamente ai Black Sabbath, come avviene nella maggior parte delle formazioni del genere, ma flirtano con il progressive, la psichedelia, il folk e non hanno paura di sperimentare. Tutto questo, e molto di più, lo troviamo nel debutto sulla lunga distanza “Infernus Paradisus Et Purgatorium” concept album ovviamente ispirato alla Divina Commedia uscito nel 1990 esclusivamente in vinile e mai ristampato neppure in CD. Culto.

Trouble – Trouble (Def American)

Doom Metal

Il concetto di alternative metal può prendere diverse strade. Abbiamo visto chi lo mescola col punk, chi col funk, chi con l’elettronica, chi riportando in auge suoni retro. La prima caratteristica che rende i Trouble “alternativi” sono le tematiche dei testi: il cantante Eric Wagner infarcisce le liriche di riferimenti religiosi con un punto di vista decisamente opposto a quello di Venom, Celtic Frost o Bathory, tanto che la band venne catalogata come “White Metal” e “Christian Metal”.

Il sound invece è una personale rilettura dei classici Black Sabbath, Judas Priest e NWOFBH ma suonata con ritmi “rock”, anzi sarebbe meglio definirli “doom”. Alla produzione troviamo Rick Rubin che oltre all’hip hop e al thrash metal stava promuovendo band retro come i Masters Of Reality, futuri padrini del desert rock. I Trouble sono una band coraggiosa che non ha raccolto il giusto riconoscimento e questo è uno dei tanti ottimi lavori della loro lunga carriera.

The Obsessed – The Obsessed (Hellhound)

Doom Metal

Gli Obsessed si formarono sul finire degli anni 70 e furono tra i primissimi a suonare metal di derivazione Black Sabbath, in un periodo che non era molto di moda farlo. La band si muoveva nel Maryland e ogni tanto bazzicava la scena hardcore di Washington D.C., ed erano strani per tutti: sia per i metallari che per i punk. Nei primi anni 80 parteciparono alla compilation Metal Massacre VI e nel 1985 registrarono il debut album, che sarebbe dovuto uscire per Metal Blade ma non se ne fece niente. Il cantante e chitarrista Wino andò dall’altra parte degli Stati Uniti e si unì ai Saint Vitus, altri freakettoni sabbathiani che giravano nel circuito hardcore della SST e dei Black Flag.

Nel 1990 Hellhound Records recuperò l’esordio omonimo degli Obsessed rimasto inedito e lo pubblicò. Wino decise quindi di abbandonare i Saint Vitus e di riformare con una nuova sezione ritmica la sua ex band. Solo il fatto che un disco pubblicato 5 anni dopo la registrazione non suoni vecchio deve far pensare sulla qualità del sound. Certo, i nostri non suonavano come una band del 1985, nè come una del 1990, ma come una di circa 10 anni prima, con giusto una spruzzata di metal/punk alla Motorhead. Eppure questo disco, con l’iconografia cimiteriale e il sound luciferino, è ancora oggi uno dei capisaldi del doom e dello stoner rock.

Victims Family – White Bread Blues (Mordam)

Hardcore / Metal / Funk

Muovendosi tra vari generi i Victims Family non vengono quasi mai citati da nessuno. Troppo punk per essere metal, troppo tecnici per essere punk, troppo strani per essere funk finisce che se va bene qualcuno se ne ricorda dopo aver citato i No Means No, che già non è che vengano ricordati chissà quanto. Aver suonato in apertura di Faith No More, Suicidal Tendencies, Primus, Green Day, Scratch Acid, Tad, Nirvana aiuterebbe anche il meno scafato dei musicisti anni 90, eppure … di chi stiamo parlando? Ah si dei Victims Family, trio californiano che si fa produrre il terzo “White Bread Blues” dal batterista dei No Means No, e il risultato è un frullatore devastante di generi e invenzioni suonato come se Frank Zappa suonasse in un gruppo hardcore o, se preferite, come una versione meno cartoonosa dei Primus. Si non è metal, ma non è neanche punk e neanche funk. Poche domande e recuperate questo disco.

Wartime – Fast Food For Thought (Chrysalis)

Funk Metal / Alternative Rock

Ecco un altro disco “bass-driven”: nei Wartime a far da padrone di casa è il bassista Andrew Weiss della Rollins Band, mentre alla voce troviamo Henry Rollins in una veste decisamente più funk del solito.

Il disco è stato tutto scritto da Andrew che si dimostra un musicista decisamente illuminato: il suono del basso è devastante, secco e aggressivo, la musica è ritmica e spiazzante, inevitabilmente simile alla Rollins Band ma ricca di sfumature e soprendenti momenti psichedelici. Da manuale la cover di Franklyn’s Tower dei Grateful Dead. Il disco è stato ristampato nel 1994 per cavalcare l’hype di “Weight” della Rollins Band.

Warrior Soul ‎– Last Decade Dead Century (Geffen)

Hard Rock / Punk / Alternative

Immaginate un mix fra l’epicità dei Jane’s Addiction e la potenza dei Soundgarden di Louder Than Love unita a testi incazzati e profondi del leader Kory Clarke e avrete, molto sommariamente, il sound dei Warrior Soul.

“Last Decade Dead Century” è l’album di esordio, in una carriera purtroppo sfortunata di una band che rappresenta perfettamente il passaggio tra il vecchio sound “glam” e il metal alternativo del futuro. L’attitudine da poeta punk di Kory darà dei problemi all’etichetta che per ripicca promuoverà malissimo la band. Per il suo carattere di frontiera il 1990 non potrebbe essere riassunto meglio che con “Last Decade Dead Century”.

Winter – Into Darkness (Future Shock Recordings)

Doom / Death Metal 

Oltre al classico stereotipo fatto di band cloni dei Black Sabbath, il genere “doom” è formato anche da formazioni che hanno la particolarità di suonare leeeeeeeeente, come, ad esempio, i Winter, da New York. “Into The Darkness” è il loro unico disco e mescola la lentezza del metal – che, ai tempi, lento che fosse aveva come minimo il ritmo del thrash – e l’odore di cimitero del death metal.

In “Into The Darkness” ci sono suoni alieni, quasi wave, qua e là ma a farla da padrone sono i riff pachidermici, la batteria che prende a schiaffi l’ascoltatore e una voce gutturale particolarmente insistente. Praticamente la versione ad un quarto della velocità del primo metal underground estremo (Hellhammer e Celtic Frost) e gli anticipatori di tanto doom/drone che farà scuola presso Southern Lord. Etichetta che, infatti, ristampò il disco nel 2011.

Zeni Geva – Maximum Money Monster (Pathological Records)

Noise Rock / Doom / Industrial Metal

I Giapponesi Zeni Geva si formano nel 1987 e dopo una serie di cassette e autoproduzioni pubblicarono nel 1990 il loro esordio per la Pathological Records di Kevin Martin (in realtà è la ristampa per il mercato occidentale di “Maximum Love and Fuck” dell’anno prima, più alcune nuove canzoni).

L’iniziale “Slam King” è un pugno nello stomaco: 15 minuti con un riff “doom” suonato a ripetizione sotto ad urla isteriche. Se riuscite a superare questo ostacolo vi aspettano una sequenza di brani con più o meno lo stesso menu (riff lenti e rumorosi e urla sconnesse) ma con minutaggi decisamente più compressi. Ma l’atmosfera morbosa e violenta, come degli Swans remixati dai Godflesh (e non a caso il risultato ricorda alcuni lavori dei Neurosis), rendono questo disco un piccolo classico. Ristampato nel 2007 da Cold Spring.

Redazione

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