Guida essenziale per non perdersi nella discografia dei Melvins – Seconda parte

Prima vennero gli Husker Du, poi Sonic Youth, Dinosaur Jr, Flaming Lips, Nirvana, Soundgarden. Le major si presero anche gli invendibili TAD. E ad un certo punto toccò anche ai Melvins.



IL PERIODO MAJOR

Houdini (Atlantic, 1993)


Grazie al boom dei Nirvana i Melvins trovarono senza grossi problemi un contratto con la Atlantic. Decisero di fare un disco che non tradisse le origini ma allo stesso tempo non vollero sprecare l’occasione di ampliare il proprio pubblico. Fecero quindi un ottimo lavoro, quello che viene solitamente consigliato come lasciapassare per l’universo folle della band. Co-prodotto da Kurt Cobain dormendo sul divano dello studio strafatto di eroina, in realtà vede il lavoro dietro al mixer di GGGarth che in futuro metterà mani a tantissimi dischi di area nu-metal. Al basso venne accreditata Lorax ma non suonò neanche una nota. Venne recuperata anche una vecchissima composizione della prima formazione dei Melvins (“Set Me Straight”) e la cover di “Going Blind” dei Kiss. Insomma anche solo descriverlo così si capisce quanto sia un disco stravagante. Eppure è un capolavoro. Buzz, per la prima volta, si concentra a scrivere canzoni e non timidi bozzetti: con il suo stile anticiperà di 10 anni buoni il metal-sludge di band come Mastodon. Ma è anche un disco profondamente grunge fatto di alti e bassi, piano e forte, esplosioni e silenzi. Nel nuovo corso lo sludge e il drone-metal vengono messi in un angolo (ma non abbandonati vedi “Hag Me”, piazzata a metà disco) e le luci sono tutte puntate su composizioni articolate, orecchiabili e potenti. “Honey Bucket” è un velocissimo technical-metal che non a caso verrà coverizzato anni dopo dai folli Dillinger Escape Plan. I Melvins giocano con i generi, li smantellano, li riducono in brandelli e costruiscono della musica nuova. Rischiano sulla propria pelle non cercando il successo facile ma proponendo un prodotto stimolante e ricco. Ai tempi verranno capiti da pochi ma il tempo darà loro ragione.


Nel 2006 Ipecac pubblicherà “A Live History of Gluttony and Lust”, rifacimento live di “Houdini” con al basso Trevor Dunn.



Prick (Amphetamine Reptile, 1994)

Dopo aver prodotto un disco a suo modo perfetto cosa pensate che possano aver fatto Buzz e Dale? La risposta ha una sola parola: “Prick”, che leggenda narra dovesse chiamarsi in origine “Kurt Kobain”, un collage di suoni, rumori, canzoni buttate a caso, dialoghi. Un disco inascoltabile per chiunque e che farebbe incazzare qualsiasi fan. Se non fosse che è esattamente la tipologia di dischi che un fan si aspetta da loro. “Prick” vendette ai tempi più di 10mila copie, stampate dalla indie Amphetamine Reptile perchè rigettato dalla Atlantic che però impose che non venisse usato il nome Melvins: ecco perchè in copertina c’è scritto SNIVLEM, il nome scritto al contrario. Con i proventi registrarono il nuovo disco: quindi poco male se lo avete comprato pensando di aver gettato i vostri soldi, è servito per una nobile causa.



Stoner Witch (Atlantic, 1994)

Prodotto da GGGarth con la collaborazione di Joe Barresi (attuale mastermind del suono Tool) e registrato praticamente tutto al volo in una singola take “Stoner Witch” vede la presenza al basso e alla composizione Mark D. Il sound è perfetto: riprende il meglio di “Houdini” aggiornandolo con composizioni più complesse ed efficaci, ancora oggi dei classici della band dal vivo. La band è carica e compatta e si presenta con un suono personale e meno “grunge” rispetto ad “Houdini”. La seconda metà è infarcita di brani sperimentali di scuola noise/drone mentre la prima parte è una bomba metal-grunge-sludge sparato sulla faccia. Nella mia lista personale del periodo major lo metto terzo ma solo perchè schiacciato da due capolavori assoluti come “Houdini” e “Stag”.



Stag (Atlantic, 1996)


Per chi scrive, Stag, terzo e ultimo lavoro per la Atlantic, è l’apice dei Melvins e uno degli album più belli della storia della musica. E’ un disco metal mutante che prende più di una direzione. La costruzione dei brani è svincolata da strofa/ritornello e spesso prende forme inedite e inaspettate. Se Captain Beefheart avesse suonato metal “Stag” sarebbe il disco che avrebbe tirato fuori dal suo magico cappello. Moog, trombe, tromboni, sitar, bonghi, pianoforte e organi: quello che non vi aspettereste di trovare in un lavoro dei Melvins è tutto qui. E’ un disco pazzo, imprevedibile, totalmente da freak. La band si diverte e per il suo commiato dal mondo mainstream ribalta le regole della musica di quegli anni. Non è musica crossover ma è come dovrebbe suonare il crossover: libero da vincoli, folle e inaspettato. All’interno troverete psichedelia, folk, country, blues, jazz, rubinetti che perdono, rumorazzi, metal e hard rock. Ma oltre alla sua stravaganza “Stag” contiene anche le migliori canzoni mai scritte dalla band e un lavoro alla batteria di Dale Crover che ha del commovente, mentre il basso di Mark D si insinua nei riff di Buzz coprendolo nei momenti in cui ha bisogno di libertà. Purtroppo nella discografia della band niente si avvicinerà più a questo livello: per quanto riproveranno varie volte a riprenderne alcuni aspetti, l’amalgama e le idee qui contenute sono iraggiungibili.



Honky (Amphetamine Reptile, 1997)


Finito il boom grunge i Melvins vengono scaricati dal mondo mainstream senza pietà. Si accasano con la fidata Amphetamine Reptile, terreno fertile per le loro sperimentazioni più ardite. Difficile pensare ad “Honky” come un disco che poteva uscire sotto Atlantic: cupo e sperimentale è tuttora un episodio e sè della loro variegata discografia. Come si può definire? Elettronica-kraut-industrial-triphop-dark rende l’idea? “Honky” è un album che piace al di là del fatto che sia il più “vuoto” fra quelli fatti fino a quel momento. Forse il disco più accessibile per chi non li ama, il disco più amato di nascosto dai fan più metallari e il meno citato in assoluto perchè difficile da trovare. Non è uno scherzo come “Prick”, o forse lo è. In ogni caso è un disco ben riuscito ma che non c’entra niente con il sound Melvins. Se gli anni 90 hanno bisogno di una musica per i titoli di coda “Honky” potrebbe essere la perfetta colonna sonora.



Singles 1-12 (Amphetamine Reptile, 1997)


Nel 1996 i Melvins pubblicarono 12 singoli in edizione limitata, uno al mese, operazione che negli anni sarà ripetuta più volte in vari formati e modalità, per la gioia dei collezionisti più infaticabili. Questa compilation in doppio CD li raccoglie tutti per non farvi dannare alla ricerca del singolo perduto. All’interno cover, live, collaborazioni, remix. Se lo trovate non pensateci due volte perchè è piuttosto raro: non aspettatevi però di trovare capolavori.

CONTINUA NELLA TERZA PARTE

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