I 25 Dischi Più Significativi del 2021

Il 2021 è stata una annata difficile in cui l’industria discografica ha preferito puntare sull’intasare il mercato di ristampe del passato in attesa che i grossi calibri si rimettano in moto dopo la pandemia (chissà quando), piuttosto che rischiare su nuovi dischi. Sebbene Adele abbia dimostrato che un disco “importante”, almeno a livello di tiratura, può bloccare la stampa di dischi in ogni parte del mondo. L’unico grosso scossone è dato dalla nuova ondata di band inglesi sotto il segno “post punk” (ne abbiamo parlato in questo articolo), mentre a proporre la musica più interessante, sia a livello di tematiche che di ispirazione, sono state mediamente le donne. La musica è evasione e lotta e le donne ne hanno bisogno, ben lontane dai privilegi che godono gli uomini, anche in ambito musicale.

In ogni caso anche quest’anno è stata dura scegliere le migliori proposte che sono giunte alle nostre orecchie (solo una minima parte delle uscite quotidiane) ma crediamo di aver fatto una cernita piuttosto significativa fra i generi che trattiamo nel sito, bilanciata tra idee, tecnica e messaggio . Trovate quindi musica sperimentale, indipendente, alternativa, punk, hardcore, jazz, soul, elettronica, metal, pop e rock.



01 – Low – HEY WHAT (Sub Pop)

La palma di disco dell’anno la vincono i veterani LOW. Il loro tredicesimo disco è un capolavoro spiazzante e ricco di idee eppure è riconoscibilissimo fin dalle prime stranianti note. HEY WHAT mescola gospel e drone metal e non si spaventa di saturare oltremodo le casse degli ascoltatori. Ma al di là della proposta originale a vincere è la qualità delle canzoni: strazianti, liriche e ricche di soul. E’ come se il blues dei campi di cotone fosse suonato da un robot.

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02 – Lingua Ignota – SINNER GET READY (Sargent House)

Il terzo disco di Kristin Hayter e il primo per Sargent House rivela al mondo il talento di una artista non solo straziata mentalmente dopo anni di abusi ma anche talentuosa come nessun’altra. “SINNER GET READY” è ispirato dal fanatismo religioso di Amish, monaci, confraternite e credenze popolari della Pennsylvania suonerebbe splendidamente anche se parlasse di spremi agrumi. Lingua Ignota si è guadagnata di diritto una posizione affianco a Nick Cave, Michael Gira e Diamanda Galas.

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03 – Jerusalem In My Heart – Qalaq (Constellation)

Il quinto disco di Jerusalem In My Heart è uno sforzo collettivo che raccoglie artisti da ogni parte del mondo per costruire un concept critico verso il mondo medio-orientale e in particolare contro il governo del Libano. Ad accompagnare il titolare Radwah Ghazi Moumneh troviamo Moor Mother, Greg Fox (Liturgy), Beirut, Lucrecia Dalt, Tim Hecker e molti altri. “Qalaq” è il suono del futuro che nasce dalle ceneri di una guerra apocalittica.

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04 – Arooj Aftab – Vulture Prince (New Amsterdam Records)

Vergognosamente irreperibile in formato fisico il terzo disco della nativa Pakistana ma emigrata negli Stati Uniti Arooj Aftab è una delle perle del 2021. “Vulture Prince” è suonato in punta di dita con strumenti tradizionali e una sottile linea elettronica. A svettare è la voce di Arooj sofferta e delicata. La genesi del disco è stata ispirata dalla scomparsa del fratello: un album quindi catartico, poetico ed emozionante e allo stesso tempo prezioso come un lavoro di raffinato artigianato.

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05 – Big Brave & The Body – Leaving None But Small Birds (Thrill Jockey)

Big Brave nel 2021 hanno pubblicato l’eccellente “Vital” ma è con “Leaving None But Small Birds” che lasciano letteralmente a bocca aperta. L’album è una collaborazione con l’heavy duo The Body e il risultato è qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato: un disco folk ispirato alla musica popolare canadese, inglese e degli Appalachi. Ovviamente non è un “normale” disco folk ma è rivisto con la sensibilità strampalata dell’ensemble: non mancano esplosioni droniche e oscurità invernale. Un disco di questo tipo non lo avete mai sentito e il risultato è di molto superiore alla somma delle parti.

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06 – Angel Bat Dawid – Hush Harbor Mixtape Vol. 1 Doxology (International Anthem Recordings)

La International Anthem Recordings di Chicago non sbaglia mai un colpo e se l’anno scorso premiavamo “Who Sent You” dei Irreversible Entanglements come disco del 2021 questa volta tocca a Angel Bat Dawid a piazzarsi tra i primi dieci con un mixtape (purtroppo uscito solo in digitale e cassetta limitatissima) che esplora il presente, il passato e il futuro della musica nera. Possono coesistere jazz spirituale, gospel, soul, free, rumore, autotune, hip hop? Si se mescolati con sapienza e gusto. Un viaggio sonoro non semplice ma di grande fascino.

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07 – Turnstile – Glow On (Roadrunner)

Quale è il disco rock che nel 2021 ha bruciato in prevendita 10mila copie di vinili? Non i Maneskin, neanche i Greta Van Fleet. Parliamo dei Turnstile, band che fino all’uscita dei primi singoli di “Glow On” era considerata “per appassionati”. Grazie ad un hype ben bilanciato hanno superato i confini del genere (post-hardcore) e hanno convinto rockettari di ogni specie. Complice la produzione furbetta ma non paracula di Mike Elizondo (Eminem, 50 Cents, Mastodon) hanno saputo trovare la quadra tra suoni moderni e rimasugli degli anni 90 (Quicksand, Snapcase) offrendoci la versione 2021 di “Relationship of Command” degli At The Drive-In.

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08 – Space Afrika – Honest Labour (Dais)

Mentre l’Inghilterra elettronica è conquistata dagli Sleaford Mods un altro duo si fa avanti con un suond più stradaiolo e meno tamarro: Space Afrika. E se gli Sleaford Mods conquistano al primo ascolto con “Honest Labour” bisogna prestare più attenzione . Ai primi giri sembra un disco vuoto, quasi banale. Man mano che si prosegue vengono fuori tutti i suoi pregi, le sue domande senza risposta, i tormenti, gli arrangiamenti, i suoni alieni. E’ un disco che funziona nelle cuffie camminando di sera in strade piovose, o viaggiando in metropolitana. Affascinante e alienante.

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09 – Nala Sinephro – Space 1.8 (Warp)

“Space 1.8” è la versione 2021 del jazz spirituale di Alice Coltrane dove Nala Sinephro si dimena fra synth e arpa e lascia colorare i brani ai numerosi ospiti pescati tra collaboratori di Ezra Collective (James Mollison), Yazz Ahmed (Shirley Tetteh), Maisha (Jake Long, Twm Dylan), Alfa Mist (Rudi Creswick), Sons Of Kemet (Eddie Hick) e la neo star Nubya Garcia. ” Space 1.8 ” è nato durante una grave malattia che ha affrontato la compositrice belga-caraibica e ha il suono di una catarsi. Un disco apparentemente minore ma che nulla ha da invidiare a nomi ben più blasonati, anzi.

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10 – Jadsa – Ohlo De Vidro (Balaclava)

Ispirata dal leader del movimento “Vanguarda Paulista” Itamar Assumpção la brasiliana Jadsa Castro ha realizzato un disco che è un elettrizzante mix di musica popolare brasiliana e rock (psichedelia, post-rock, hard rock). “Olho de Vidro” è enciclopedico nelle citazioni ma allo stesso tempo scorre naturale, delicato ed energico. Dice tante cose, tutte piacevoli.

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11 – The Bug – Fire (Ninja Tune)

Kevin Martin è la storia della musica elettronica e non sbaglia mai un colpo qualsiasi sia la sigla con cui si presenta. Torna dopo qualche anno di silenzio con il progetto The Bug e una lista piuttosto nutrita di collaboratori (Kingston Nazamba, McFlowdan, Moor Mother, Roger Robinson, Mc Logan…) e si scaglia contro la deriva destrorsa che sta prendendo l’Inghilterra (e non solo) e con i disagi sociali che ciò comporta. C’è clima di guerra, di rivolta e di disagio in “Fire”, un disco che fra droni, bassi profondi e poesie metropolitane rappresenta al meglio la colonna sonora del 2021. A proposito di colonne sonore, quest’anno Kevin Martin ha pubblicato anche la sua rivisitazione dello score di “Solaris” il capolavoro di fantascienza del 1972 ad opera di Andrei Tarkovsky intintolato “Return To Solaris”.

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12 – Black Country, New Road – For The First Time (Ninja Tune)

Chi l’avrebbe detto che sei giovanissimi ragazzi ben vestiti e pulitini avrebbero riportato in auge il sound post rock / math rock come se fossimo ripiombati nel 1995? Tra evidenti citazionismi e tecnicismi arzigogolati l’album scorre perfettamente, forse anche troppo. Il nuovo disco è già pronto a dimostrare che non sono un fuoco di paglia, ma se anche fosse “For The First Time” rimane un grande disco (post)rock come non se ne sentivano da anni.

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13 – Lice – Wasteland Or “What Ails Our People Is Clear” (Settled Law)

Nella prolificissima annata “post-punk” (di cui abbiamo parlato qui) la punta di diamante è “Wasteland”, disco d’esordio dei Lice da Bristol. Il perchè è presto detto: è un disco realmente “post” come da definizione di genere. Di punk, invece, non ha molto: direi più art-rock spruzzato di progressive e noise rock. Detto così sembra una palla assurda in realtà l’energia e le idee qui contenute sono talmente straripanti e contagiose che non potrete fare altro che mettere il disco in repeat. Ah è pure un concept album.

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14 – Floating Points, Pharoah Sanders – Promises (Luaka Bop)

Fra le uscite più attese del 2021, straosannato nelle recensioni in anteprima ma la maggior parte degli ascoltatori si è ritrovata all’uscita nei negozi con un grosso “meh”. Probabilmente si aspettavano un disco più “pieno” e meno “etereo”. Qualcosa di più corposo e una presenza di Pharoah Sanders ancora più accentuata. “Promises” invece va fatto invecchiare, suonato distrattamente in modo che si insinui sotto pelle. Solo con il tempo dimostra le qualità che ha.

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15 – Squid – Bright Green Field (Warp)

Gli Squid arrivano da Brighton e sembrano uno stravagante mix fra il post punk anni 80 di Gang Of Four e Wire con il punk poetico new yorkese di Television. Dato che sono nati intorno al 2000 è più probabile che fondano LCD Soundsystem e Strokes, ma nell’era delle informazioni disponibili a tutti non si può sapere con precisione. In ogni caso sono abbastanza folli da suonare pienamente “Squid” già al disco d’esordio, settando uno standard per le produzioni di genere del 2021. Se amate tutto questo e non disdegnate post-rock e math-rock (chi ha detto Battles?) li amerete senza indugio.

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16 – Dry Cleaning – New Long Leg (4AD)

Anticipato da una bella serie di EP i Dry Cleaning hanno trovato nella storica 4AD una etichetta disponibile a lanciarli in tutto il mondo: e l’hype non è tardato ad arrivare. Complice la produzione di John Parish i londinesi hanno smussato le asperità degli esordi e trovato una quadra intorno alla carismatica cantante Florence Cleopatra Shaw, sebbene sia un bacco di legno al centro del palco e borbotti versi poetici perennemente sulla stessa tonalità. Ma è proprio il contrasto con le basi free-rock-noise che funziona “New Long Leg”, un disco ipnotico che mescola i Sonic Youth di Evol con Patti Smith. Non è bello in modo assoluto e temo che la formula potrà stancare velocemente senza un cambio di rotta, ma alcuni dei brani qui contenuti sono fra i più belli ascoltati negli ultimi tempi.

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17 – Emma Ruth Rundle – Engine Of Hell (Sargent House)

Ci sono voluti tre dischi solisti per trovare la vera Emma Ruth Rundle. E c’è voluto un periodo difficile fra droghe, alcol, depressione e disintossicazione. Un periodo in cui Emma si è isolata e ha dato un taglio al passato (testimoniato anche dalla nuova chioma a caschetto), ha preso in mano la chitarra acustica e il pianoforte e ha scritto otto struggenti brani che sembrano usciti dalla penna di Lisa Germano. Voce soffusa e tanto dolore in primo piano.

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18 – Damon Locks Black Monument Ensemble – Now (International Anthem Recordings)

“Now” è stato registrato a metà in giardino all’aperto e in parte in studio per risolvere i problemi derivati dal rischio Covid. Fiati e voci in giardino e sezione ritmica in sala. E in un certo senso è proprio questa stramba pensata a generare un sound particolare, a suo modo fusion. E’ un disco in cui voci (tra cui il clarinetto di Angel Bat Dawid) e ritmi si fondono e lottano per conquistare un posto in primo piano. Damon Locks (veterano della scena post-hardcore a artistica di Chicago) guida l’ensemble composto da una marea di gente di ogni età (tra cui anche ballerini) e fa suonare come una versione musicale del Black Panther. “Keep Your Mind Free” è il loro manifesto. Funk, soul, gospel, jazz, elettronica, hip hop e tanto altro. Disco spettacolare e dal vivo promettono scintille!

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19 – Amyl And The Sniffers – Comfort To Me (Rough Trade)

Cos’è il rock nel 2021? Per molti un cadavere in putrefazione e non hanno tutti i torti. Ma la rinascita delle chitarre se per molti passa da band come Greta Van Fleet e Maneskin per altri è saldamente nelle mani di Amyl And The Sniffers, quartetto “punk” australiano che arriva con “Comfort To Me” al secondo disco ma che si è fatto notare tra gli addetti ai lavori già con i primi stordenti singoli. Armati di mullet e look sharp in “Comfort To Me” aggiornano il sound punk stradaiolo innestandolo con dosi rock anthemiche e un cantato che tanto deve alla strafottenza rap. Al di là dei riferimenti più o meno diretti (dai Sex Pistols ai Rose Tattoo) “Comfort To Me” contiene tredici brani perfetti: diretti, energici, orecchiabili e vari. Si può chiedere di più ad un disco rock?

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20 – Anna B Savage ‎– A Common Turn (City Slang)

Nel 2015 Anna B Savage debuttò con l’EP dal vivo “Live at Cafe Oto”. Poi il nulla per sei anni, che come ci è dato da capire dal disco, non sono stati emozionalmente facili per Anna. Che è una cantautrice di estremo talento capace di ricordare l’epicità di Jeff Buckley mescolata all’art-pop stravagante di Kate Bush e all’intimismo di Nick Drake. Paragoni ingombranti, e ce ne sarebbero tanti altri, ma che non devono spaventare l’ascoltatore: “A Common Turn” è un disco raffinato, emozionante e sorprendente. Un esordio che potrebbe essere il primo tassello di una splendida carriera fra i grandi.



21 – Moor Mother – Black Encyclopedia Of The Air (Anti)

Nel 2019 premiammo “Analog Fluids Of Sonic Black Holes” fra i migliori dischi del 2019 , nel 2020 addirittura la sua collaborazione con gli Irreversible Entanglements fu messa al primo posto (lista qui). Chi conosce Moor Mother sa che è una delle personalità più importanti di questi anni, sebbene non ami stare sotto ai riflettori. Bastano le sue parole, le sue collaborazioni (splendide quelle con Zonal di Broadrick e Kevin Martin) e i suoi dischi, strambi abbastanza per soddisfare gli ascoltatori più esigenti e per allontanare i pigri. Meno radicale dei precedenti (d’altra parte esce per la quasi major -Anti) ma altrettanto affascinante. Da accoppiare con l’altrettanto imperdibile “Open The Gates” degli Irreversible Entanglements.




22 – Quicksand – Distant Populations (Epitaph)

Due dischi negli anni 90 (Slip e Manic Compression), uno negli anni 10 (Interiors) e uno negli anni 20 (Distant Populations) che non suona come l’ultimo del decennio, anzi. Alan Cage, Sergio Vega, Walter Schreifels tornano più carichi che mai a prendere tutto quello che si meritano e a dare tutto quello che possono. E se “Distant Populations” vi ricorda tante band è perchè quelle tante band devono qualcosa ai Quicksand (Deftones? Cave In?). Allo stesso tempo il trio si è prodigato per scrivere nuove, grandi, canzoni come “Colossus”, “Brushed”, “Lightning Field” che entusiasmeranno gli anziani fan del post-hardcore e dell’alternative rock, qui leggermente venato di svarioni psichedelici (basta vedere la copertina). Sembra un disco di splendidi trentenni.

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23 – The Armed – Ultra Pop (Sargent House)

La copertina “ultra pop” non deve trarvi in inganno: qui dentro c’è del violento noise-core super cacofonico. Il disco si apre con un sampler rubato dai Fuck Buttons e potrebbe indurvi nel dubbio di stare effettivamente ascoltando un disco “ultra pop”. E invece con la successiva “All Futures” dovrete avere almeno 6 orecchie per capirci qualcosa. La proposta infernale suona più o meno come prendere un disco a caso dei Converge, dei Dillinger Escape Plan, dei Botch e farli suonare tutti assieme mentre si prendono a pugni tastiere e synth. E’ un ascolto asfissiante e sfibrante ma potrebbe valerne la pena. Tra gli ospiti si sentono vagamente Mark Lanegan, Troy Van Leeuwen, Ben Koller, Kurt Ballou e altri pazzi. Se infinite scimmie possono scrivere la Divinia Commedia schiacciando tasti a caso per infinito tempo probabilmente possono anche suonare “Ultra Pop”. Il classico disco che potrete odiare o amare alla follia.

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24 – Black Midi – Cavalcade (Rough Trade)

Nel 2021 è arrivato anche il revival della fusion? Ni. Qualcosa che potrebbe ricordare un periodo poco amato dalle masse (ma amatissimo dai riccardoni) lo troviamo nei dischi di BADBADNOTGOOD, Alfa Mist, Emma-Jean Thackray (tutti molto buoni se amate le acrobazie tecniche) e pure, in modo sorprendente, nel secondo disco degli enfant prodige Black Midi. Il primo “Schlagenheim” già mostrava riferimenti colti (King Crimson, Talking Heads, Frank Zappa) ma li soffocava con del gustoso post punk e noise rock. “Cavalcade”, invece, è un frullatore impazzito di riferimenti, salti pazzi fra generi, dissonanze e stacchi deliranti che faranno la gioia dei vecchi ascoltatori amanti di chitarre portate sotto il mento e musicisti in erba. Ma anche se non amate virtuosismi lo spettacolo circense proposto è spesso da applausi a scena aperta!

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24 – Arlo Parks – Collapsed In Sunbeam (Transgressive Records)

Questa posizione se la sono giocata SAULT e Little Simz ma a vincere è, per i nostri gusti, la giovane Arlo Parks, poco più che ventenne londinese che con “Collapsed In Sunbeam” ha messo d’accordo tutti, ma proprio tutti. La sua formula è “semplicità”: ritornelli memorabili e testi profondi, che dovrebbero essere la formula base di chiunque voglia cimentarsi con la forma canzone. Anaïs Oluwatoyin Estelle Marinho a questo giro si è dimostrata più brava di tutti, saltando con freschezza tra bedroom pop e soul, ritmi urbani e atmosfere sognanti. La nuova Neneh Cherry?



Ne abbiamo lasciati fuori tanti ma molti li troverete nelle nostre liste specifiche divise per genere. Eccovi il riassunto della classifica:

01 – Low – Hey What (Sub Pop)
02 – Lingua Ignota – Sinners Get Ready (Sargent House)
03 – Jerusalem In My Heart – Qalaq (Constellation)
04 – Arooj Aftab – Vulture Prince (New Amsterdam)
05 – Big Brave & The Body – Leaving None But Small Birds (Thrill Jockey)
06 – Angel Bat Dawid – Hush Harbor Mixtape Vol. 1 Doxology (International Anthem Recordings)
07 – Turnstile – Glow On (Roadrunner)
08 – Space Afrika – Honest Labour (Dais)
09 – Nala Sinephro – Space 1.8 (Warp)
10 – Jadsa – Ohlo De Vidro (Balaclava)
11 – The Bug – Fire (Ninja Tune)
12 – Black Country, New Road – For The First Time (Ninja Tune)
13 – Lice – Wasteland (Settled Law)
14 – Floating Points, Pharoah Sanders – Promises (Luaka Bop)
15 – Squid – Bright Green Field (Warp)
16 – Dry Cleaning – New Long Leg (4AD)
17 – Emma Ruth Rundle – Engine Of Hell (Sargent House)
18 – Damon Locks Black Monument Ensemble – Now (International Anthem Recordings)
19 – Amyl And The Sniffers – Comfort To Me (Rough Trade)
20 – Anna B Savage ‎– A Common Turn (City Slang)
21 – Moor Mother – Black Encyclopedia Of The Air (-Anti)
22 – Quicksand – Distant Populations (Epitaph)
23 – The Armed – Ultra Pop (Sargent House)
24 – Black Midi – Cavalcade (Rough Trade)
25 – Arlo Parks – Collapsed In Sunbeam (Transgressive Records)

Redazione

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