I 20 migliori dischi BLACK METAL del 2020

A cura di Francesco Traverso

Il 2020 è stato, come spesso accade all’inizio di ogni decennio, un anno di transizione, oltre che, ma è superfluo ricordarlo, un anno funestato da immani difficoltà per tutto il mondo musicale.
Sebbene i nomi più grossi siano rimasti fermi ai box, la quantità di dischi di valore usciti in Italia e all’estero è stata elevata e, il meglio di questo ben di Dio (quale, sceglietelo voi) spero di essere riuscito a sintetizzarlo nelle venti opere che troverete qui sotto.
Ogni anno, rileggendo i nomi scelti, mi stupisco di come il black metal abbia saputo evolversi praticamente in ogni direzione nel corso della sua storia pluridecennale; alcune caratteristiche sono sempre lì a ricordarci da dove veniamo, ma la strada percorsa è stata coraggiosa e permette al black metal di essere, oggi, il genere più innovativo del metal estremo e se pensiamo a certa intransigenza degli inizi, questo aspetto è abbastanza sorprendente.

1 – Akhlys – Melinoe (Debemur Morti)


Naas Alcameth è una delle figure più importanti della scena black metal mondiale, magari non tra i personaggi di spicco o di tendenza (vedi Nergal o Abbath), ma il suo contributo artistico al genere ha pochi eguali. Praticamente ogni anno lo ospitiamo su queste pagine (vedi lo scorso anno con gli Aoratos o in precedenza con i Nightbringer) e per questo 2020 gli riserviamo il posto d’onore. D’altra parte il contenuto di “Melinoe” è di una potenza comunicativa e di una ferocia non comuni.
Il meraviglioso artwork di copertina, ad opera del pittore russo Denis Forkas Kostromitin, è la perfetta presentazione per quello che andremo ad ascoltare. Un demone, un demone infuriato, un demone che ha fame di distruzione. Oppure potrebbe essere la rappresentazione della dea greca Acli (da cui la band ha preso il nome), dea dei veleni e della disperazione. Poco importa, l’intenzione e l’impatto visivo mi sembrano chiari. Suonano come parole di circostanza, ma il fatto che questo disco sia uscito nel 2020 a me non pare casuale.
L’album gode di una produzione eccellente, in grado di valorizzare la complessità della proposta; se le ritmiche sono molto serrate, tra blast beat interminabili e tappeti di doppia cassa, va detto che il lavoro dietro alle pelli di Eoghan è superlativo ed è bravissimo a colorare i brani con fill e rullate, rinvigorendone ogni volta la potenza. Le tastiere creano un substrato di psichedelia e follia grazie a melodie sinistre che spuntano in mezzo all’assalto sonoro, mentre le chitarre suonano in maniera dissonante e ripetitiva con alcuni riff semplicemente memorabili come quello portante di “Somniloquy”(a suo modo, invero, melodico). Anche le parti che virano verso il dark ambient donano oscuro pathos all’opera e servono a preparare l’ascoltatore alla successiva battuta di caccia. La migliore evoluzione possibile per il black metal del 2020. Capolavoro.

2 – Turia – Degen Van Licht (Eisenwald)


L’etichetta svizzera Eisenwald mette a segno un altro centro con la pubblicazione del terzo disco degli olandesi Turia. La band suona un black metal piuttosto grezzo, ma permeato di grande atmosfera.
Finalmente ascoltiamo un lavoro non iperprodotto (questo non vuol dire che sia un disco fatto in cameretta, anzi), ma con un bel feeling live, con feedback di chitarre riverberate che suonano riff semplici in cui ogni nota è nel posto giusto al momento giusto. Gli arrangiamenti sono altrettanto basilari, soprattutto per quel che riguarda la batteria, ma con cambi azzeccati e qualche momento di tensione sospesa i brani non annoiano mai e anzi la voce disperata di T ci trascina per tutto il disco.
Se i Darkthrone fossero al debutto nel 2020, probabilmente suonerebbero simili ai Turia e mi pare un bel complimento.

3 – Drought – Trimurti (Avantagrde Music)


Anche quest’anno Avantgarde ha dispensato gioie ai metallari di tutto il mondo. Tra queste, senza dubbio, il debutto sulla lunga distanza dei Drought, band che unisce un binomio particolare, ma non certo campato per aria: meditazione e black metal. La cifra stilistica è quella di un black metal moderno, dissonante, caotico, i cui riferimenti si possono cercare nei maestri francesi Blut Aus Nord e Deathspell Omega. La produzione è forte di chitarre dal suono acido e di una batteria abbastanza acustica per i canoni del genere per un effetto finale “live” che dona ancora maggiore potenza alla furia della band, interrotta solo dal bellissimo brano ambient “Mystical Solar Eruption”. Un viaggio che unisce l’oscurità del metallo nero con la passione per la filosofia tantrica orientale e il risultato finale è il disco italiano dell’anno.

4 – Oranssi Pazuzu – “Mestarin Kynsi”(Nuclear Blast)


Il passaggio su Nuclear Blast non ha normalizzato la proposta dei finlandesi che anzi hanno spinto l’acceleratore sulla parte più psichedelica ed elettronica del loro black metal. Non ci sono i classici riferimenti, inutile appigliarsi a quello che già sappiamo quando iniziamo a sentire un disco degli Oranssi Pazuzu; la band crea un mondo proprio: caotico, acido, claustrofobico, orrorifico. Synth malati creano una suspence cinematografica su cui il resto della band si scaglia con forza aliena. Droni, feedback, voci demoniache, fucilate ritmiche, suoni dilatati per un risultato finale che si esplica nella sua bellezza con attenti e ripetuti ascolti (ancora meglio in sede di live). L’impressione è che tutti gli strumenti in mano a questi musicisti vengano portati al loro stremo siano essi una chitarra, una batteria, un synth o un trombone e l’urlo di dolore che si alza all’unisono è il prodotto finale di questi cinque ragazzotti del nord Europa.

5 – Paysage D’Hiver – Im Wald (Kunsthall Produktionen)

Dopo una miriade di demo Wintherr (già nei Darkspace) ha deciso di dare alla luce il primo album vero e proprio (addirittura doppio) dei Paysage D’Hiver e il risultato finale è una delle migliori uscite dell’anno. La proposta musicale rimane nel solco dell’ambient black metal che il nostro porta avanti con maestria e personalità da più di venti anni. Immaginatevi di essere in mezzo ad un bosco, di notte, durante una tempesta di neve; immaginate che una musica risuoni nell’aria, ecco, sarebbe probabilmente questo disco che ha l’andamento ossessivo di una tormenta; la batteria tipicamente incassata in fondo al mix accompagna, con rare variazioni dal blast beat, riff gelidi e saturi da cui trapelano le melodie suonate al synth che sono poi la spina dorsale del disco. “Im Wald” è un disco emozionante di black metal freddo e puro che si snoda tra cavalcate ossessive lunghe dieci minuti (spettacolare “Stimmen Im Wald”) e intermezzi ambient disarmanti per la loro efficacia. Se amate i Darkspace e Burzum, amerete anche questo disco.

6 – Prison Of Mirrors – De Ritualibus Et Sacrificiis Ad Serviendum Abysso (Oration)


Uscito per l’islandese Oration, il debutto (dopo due Ep) dei campani Prison Of Mirrors ha le stigmate del grande disco. Quattro lunghi brani devastano l’ascoltatore traendo ispirazione dalla scena islandese stessa (Svartidaudi soprattutto) e dal principale mentore di tutto il movimento black metal avanguardista degli ultimi anni, ovvero i Deathspell Omega. La sezione ritmica è devastante per dinamica e potenza, le chitarre sono usate come asce dissonanti e la voce suona oscura e cattiva; quando il disco arriva alla fine ne vorremmo ancora. I Prison Of Mirrors hanno avuto la grande capacità di mettere insieme il meglio del black metal degli ultimi anni, grazie anche ad alcuni momenti psichedelici e all’uso di voci salmodianti, due elementi portati alla ribalta rispettivamente da Oranssi Pazuzu e Batushka. Menzione d’obbligo anche per il bellissimo artwork di copertina ad opera di Khaos Diktator.

7 – Aara – “En Ergo Einai” (Debemur Morti)


Mi sono reso conto che tra band ed etichette, quest’anno mi trovo a citare spesso la Svizzera. Gli Aara, anche loro elvetici, sono una band sostanzialmente nuova (essendo nata nel 2018) ma con già all’attivo due dischi, “So Fallen Alle Tempel” del 2019 e “En Ergo Einai” di quest’anno, sufficienti ad accendere i riflettori su di loro e ad attirare parecchie critiche positive.
Basterebbe l’opener “Arkanum” per definire il sound dei nostri che ha le classiche fattezze del black metal atmosferico con lunghi brani, sorretti da una batteria quasi sempre a massima velocità e da una voce acida e straziata (che ricorda un po’ i primi Cradle Of Filth), ma i nostri non si limitano a quella che ormai è una ricetta trita e ritrita, bensì aggiungono almeno due assi nella manica: gusto melodico che rende l’ascolto vario e mai noioso, anzi a tratti esaltante, vedi proprio la linea melodica del brano che apre il disco, e la capacità di variare un po’ la dinamica dei brani che altrimenti risulterebbero un po’ piatti, cosa che in certo black metal atmosferico avviene spesso.

8 – Horna – Kuoleman Kirjo (World Terror Committee)


Seppur parecchio prolifica la lunga carriera degli Horna ha sempre mantenuto un livello qualitativo buono, senza però permettere alla band di entrare nel gotha assoluto del genere. Probabilmente, non ci riuscirà nemmeno questo “Kuoleman Kirjo”, ma il decimo full lenght dei finlandesi è una delle gemme dell’anno. Un disco che gode della grande esperienza compositiva della band la quale porta con sè un indiscutibile background anni 90. I brani hanno un tiro incredibile e tra tupa tupa e cavalcate mid tempo è impossibile rimanere impassibili e non farsi trascinare dalla foga dei cinque. Niente di innovativo per carità, ma i brani sono ben scritti, ben suonati e coinvolgono dall’inizio alla fine.

9 – Inquisition – Black Mass For A Mass Grave (Agonia Records)


La copertina più brutta dell’anno, ma forse anche del secolo, presenta l’ennesimo lavoro superlativo degli Inquisition, band che negli ultimi dieci anni ha creato un preciso marchio di fabbrica all’interno del panorama black metal. Ormai il sound del duo di origine colombiana è riconoscibile tra mille, vuoi per la voce gracchiante di Dagon, vuoi per le frustate in blast beat di Incubus, vuoi per un riffing molto variegato, tra metal anni ottanta, Immortal e arpeggioni riverberati. “Black Mass For A Mass Grave” presenta brani con una struttura un po’ più basilare rispetto ai lavori precedenti e qualche soluzione melodica pulita in più, grazie anche ad una maggior presenza delle tastiere, ma quando partono a tutta velocità (e chi li ha visti dal vivo sa di cosa parlo) continuano a creare un assalto sonoro inconfondibile che personalmente non mi sono ancora stancato di ascoltare.

10 – Afsky – Ofte Jeg Drommer Mig Dod (Vendetta Records)


Artwork di copertina e contenuto dell’opera vanno di pari passo. La scena dipinta dal pittore danese Hans Andersen Brendekilde nel 1889 è tragica: un uomo è riverso a terra in un campo, una donna a sorreggerlo mentre volge un grido di dolore al cielo, una casa in lontanza. La crudezza della vita e la dura realtà della morte in una sola immagine. Dal canto suo, il black metal suonato dalla one man band danese è nudo ed emotivo, senza orpelli, ma con tanto pathos. Un po’ Panopticon per l’approccio folk e non certo tecnico, un po’ MGLA per alcune cavalcate cupe e melodiche come avviene nell’eccezionale accelerazione di “Tyende Sang”, un po’ Lifelover per la tristezza che pervade tutto il disco.

11 – Fluisteraars – Bloem (Eisenwald)


Uscito ad inizio anno, il disco dei Fluisteraars ha resistito agli ascolti e rientra meritamente nella top 2020. Il duo miscela sapientemente black metal selvaggio e malinconia shoegaze. “Bloem” è un disco dalla mille sfaccettature: ci sono i riff glaciali del black metal più classico (senza la stessa magniloquenza ma il brano “Nasleep” rimanda agli Emperor), ci sono momenti più intimi di dark folk, ci sono gli accordi malinconici di certo post rock, c’è una spruzzatina di psichedelia qua e là grazie a qualche svisa elettronica, ma soprattutto ci sono brani ben scritti che scivolano via senza impantanarsi mai.

12 – Hellripper – The Affair Of The Poisons (Peaceville Records)


Ogni anno esce almeno un disco che pesca a piene mani dagli anni 80 e che merita di finire in classifica; quest’anno ero indeciso tra “Rebirth By Blasphemy” dei Midnight e “The Affair Of The Poisons” degli Hellripper e la scelta è caduta sul secondo perchè ha freschezza ed un piglio veramente selvaggio. Il giovane James McBain (unica mente dietro alla band) ha studiato bene la lezione e serve un piatto preparato con cura e gusto. Vi piacciono i Motorhead, ma li volete ancora più veloci e sguaiati? Vi piacciono i Venom, ma cercate qualcuno che suoni con la stessa foga ed una migliore tecnica (e sì, anche una migliore produzione)? Allora ecco il disco perfetto per questo 2020. Riff velocissimi, qualche armonizzazione da NWOBHM, assoli affilati, ma per nulla scontati, blasfemia goliardica, donne nude, magia nera grottesca e tutto il corollario che ha fatto innamorare una generazione di metallari ormai quasi quarant’anni fa. Un disco dal gran gusto ritmico che vi farà scapocciare dal primo all’ultimo minuto.

13 – Winterfylleth – “The Reckoning Dawn” (Candlelight Records)


Credo siano ormai in pochi non conoscere i Winterfylleth, una delle realtà più solide del black metal britannico. Se si escludono le solite divagazioni acustiche folkeggianti, sempre di grande gusto e mai scontate, i Winterfylleth preparano una ricetta ben gradita a tutti i black metallari del mondo. Riff pieni di groove suonati strizzando l’occhio al grande death metal inglese (il migliore di questi a metà del terzo brano “Absolved In Fire”), cori epici, blast beat su cui lanciare urla belluine, storie di miti antichi e di natura selvaggia.

14 – Regarde Les Hommes Tomber – “Ascension” (Season Of Mist)


Arrivati nel variegato roster della Season Of Mist, i francesi sono al terzo disco in carriera e dopo aver atteso cinque anni dall’album precedente, erano pronti ad attaccare il 2020 con nuovo album (uscito a febbraio) ed il tour di supporto (pare che dal vivo siano una potenza), però sappiamo tutti come è andata e abbiamo dovuto accontentarci di ascoltare “Ascension” nei nostri impianti. Forse più post metal che black metal, ma in ogni caso il suono della band è massiccio e puzza di sludge con un bel basso pulsante in primo piano e il vocione cavernoso e lamentoso che rispetta i canoni del sottogenere metal più fangoso e bislacco. Non mancano però lunghe sfuriate con riff più classicamente black metal e momenti ipnotici cari invece al movimento post metal degli anni duemila. Il risultato finale è una bella manciata di canzoni che non vediamo l’ora di sentire dal vivo

15 – Ondskapt – “Grimoire Ordo Devus” (Osmose Productions)


Gli Ondskapt sono un piccolo culto del black metal svedese; nati nel 2000 sono arrivati al quarto disco, ma ne sono trascorsi ben dieci dal precedente. Insomma, il rischio era di dimenticarseli e invece il ritorno sulle scene è pienamente all’altezza. C’e’ il sound tipico della scuola svedese, ci sono riff ispirati, ci sono le mitragliate in blast beat a velocità supersonica, c’e’ una perfetta atmosfera di malignità e cattiveria che permea anche i momenti più lenti del disco. In questo 2020, in assenza di Watain, Marduk e Valkyrja, gli Ondskapt tengono alto il vessillo gialloblu.

16 – Sinistral King – Serpent Uncoiling (Vendetta Records)


I Sinistral King nascono dalla collaborazione di membri di Vredehammer, Unlight e Triumph Of Death e hanno debuttato quest’anno con “Serpent Uncoiling”. Un esordio su cui ha deciso di scommettere Vendetta Records e la scommessa si può dire vinta. La band di ispirazione sinfonica e dalle atmosfere gotiche calca il solco dei migliori Dimmu Borgir. Dimenticate però suoni plasticosi e freno a mano tirato, qui c’e’ parecchia ciccia, tra un coro messianico ed un altro (sempre incredibilmente adatti a creare una certa tensione), la band sciorina una convincente prova a base di riff taglienti, vocione in growl (quasi più assimilabile al death metal), tastiere ovviamente presenti, ma non predominanti e una soddisfacente dinamica dei brani. Anche le linee vocali tipiche del genere (spesso, almeno per me, troppo pompose), sono invece epiche ed avvicenti, un po’ come tutto il disco. Rimango curioso di vederli dal vivo.

17 – With The End In Mind – “Tides Of Fire” (Avantgarde Music)


Quando leggo di una band che suona (post) black metal e viene dal nord ovest degli Stati Uniti non posso che essere piacevolmente incuriosito; i WTEIM continuano nel solco tracciato dai Wolves In The Throne Room, ovvero un black metal atmosferico costruito su due lunghissimi brani (intervallati da uno spoken word) in cui oltre a celebrare la natura, sembrano proprio volerne seguire il ritmo: lento, ripetitivo, ma inesorabile. In questo genere, la capacità della band deve essere quella di creare il climax giusto per il momento dell’esplosione del brano dove la musica può fluire finalmente libera. Allora servono intermezzi tribaleggianti, momenti di nudo folk, pause ambient, voci litaniche e frasi sussurate che guidano l’ascoltatore tra una cascata sonora e l’altra. Un disco indubbiamente derivativo, ma che merita un posto di rilievo nel black metal cascadico.

18 – Battle Dagorath – “Abyss Horizons” (Avantgarde Music)


Oscurità e cosmo. Ambient e black metal. Ormai il seme gettato da band come i Darkspace ha dato origine a opere su opere e consegnato alla storia una manciata di dischi memorabili; come reggerà l’urto del tempo questo lavoro del duo diviso tra Svizzera e USA lo giudicheremo meglio tra qualche anno, ma “Abyss Horizons” è uno dei lavori più solidi dell’anno in ambito cosmic black metal. Le chitarre rubano un po’ più di spazio rispetto ai lavori precedenti e rieccheggiano nel riverbero dell’immensità spaziale mentre il lavoro delle tastiere di Vinterriket indica le coordinate del viaggio. Siamo e soli e disperati in mezzo all’universo, ma almeno abbiamo la colonna sonora giusta.

19 – Wayfarer – “A Romance With Violence” (Profound Lore)


Dicevamo che il black metal ha ormai varcato ogni confine stilitisco e concettuale e i Wayfarer sono tra coloro che stanno contribuendo a questo percorso avendo come focus principale delle loro canzoni il Far West. I texani fanno di nuovo centro dopo l’ottimo “World’s Blood” del 2018 e ci attaccano con un disco dal suono polveroso, quasi stoner/sludge, dove epicicità ed atmosfera prevalgono sulla mera violenza e dove troveranno conforto anche gli appassionati di certo post metal (Isis, Cult Of Luna).

20 – Mork Gryning – “Hinsides Vrede” (Season Of Mist)


Nel bel mezzo del 2020, sono spuntati dopo 15 anni di assenza, i Mork Gryning. E’ Season Of Mist che si fa promotrice di questa riesumazione (operazione simile a quella che ha ripescato i finlandesi ….And Oceans) e non possiamo certo lamentarci. Black metal svedese puro al 100% con i suoi riff melodici ed epici suonati su ritmi serratissimi, i suoi mid tempo per scatenare l’headbanging e qualche intermezzo arpeggiato per far riposare il batterista. Siamo al cospetto di musicisti di lungo corso e si sente.

Redazione

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