La Scena Grunge di Chicago dei primi anni 90

Si è sempre parlato di Seattle come una città con una scena musicale ben definita con il suo sound, la sua etica, le sue etichette e il suo nome: “grunge”. Termine che comprendeva dai Nirvana ai Tad, dai Mudhoney agli Screaming Trees, dai Melvins ai Soundgarden, ovvero tutto e niente. Ma oltre i fattori ambientali e genetici come è possibile che il sound sporco e vagamente psichedelico originario del Nord Ovest potesse provenire solo da lì? Eppure i Mudhoney non usavano accordi segreti o strumentazione inusuale disponibile esclusivamente nel Nord Ovest, anzi. Non a caso, dopo l’esplosione dei Nirvana, i quattro accordi di “Smells Like Teen Spirit” risuoneranno praticamente in ogni produzione rock, quindi perchè il “grunge” doveva essere un marchio DOP? Facciamo un passo indietro, sul finire degli anni 80, quando la band più popolare di Seattle erano i Mudhoney che con i loro sempre più frequenti tour inseminarono USA e Inghilterra di Superfuzz e di Bigmuff. In questo articolo ci focalizziamo su una città in particolare: Chicago, metropoli comunemente nota per il blues, la house, l’elettronica e l’industrial ma poco citata in ambito rock.

Anche la scena hardcore locale non è fra le più note, eppure diede i natali a band fondamentali come Big Black, The Effigies e Naked Raygun.

The Effigies fondarono la Ruthless Records, con la quale pubblicarono loro stessi, i Big Black e i Naked Raygun. Da metà anni 80 la prese in gestione Steve Albini dei Big Black, nonchè fondatore degli Electrical Audio Studio, tuttora specializzato in registrazioni analogiche con prezziario “punk”. Ruthless Records tenne a battesimo la prima registrazione di Steve: “A Long Way From Brigadoon” dei Dark Arts, band dark di Columbus, Ohio.

Negli stessi anni l’etichetta Touch & Go si spostò dal Michigan a Chicago: la label, fondata in origine da Tesco Vee dei Meatmen finì nelle mani di Corey Rusk dei Necros e iniziò ad allargare il proprio bacino di influenza. Ai tempi il roster era composto da Necros, Meatmen, Butthole Surfers e Die Kreuzen, con il cambio di sede finirono sotto contratto band rumorose come Killdozer, Laughing Hyenas, Didjits e glorie locali come Big Black, Rapemen, Urge Overkill e Jesus Lizard. D’obbligo citare anche la minuscola Pravda Records che supportava le piccole band ed era associata al negozio di dischi omonimo.

Parallelamente a questi nomi si sviluppò una scena “alternativa” meno legata ai dogmatismi hardcore, più propensa a rockeggiare senza troppo cerebralismi, che non usò praticamente mai gli studi di Albini. Erano band che guardavano a Seattle, ispirati dalla Sub Pop e dai Mudhoney.



God’s Acre era una band formata da autentici fanatici del Seattle Sound. Nacque nel 1986, dopo i consueti cambi di formazione di assestamento, iniziò a pubblicare i primi singoli per etichette indipendenti. Il 1990 fu il loro anno “magico”: aprirono il concerto dei Nirvana al Metro, una delle location più importanti per la musica dal vivo di Chicago, pubblicarono uno split con i Green Magnet School su Toxic Shock e vide la luce l’album d’esordio “Ten Gospel Greats”, pubblicato dalla Wax Trax, etichetta locale solitamente dedita a sonorità elettroniche ed industrial.

L’album è 100% Mudhoney sound, forse leggermente più muscolare ma grezzo e strafottente come la band di Mark Arm. Se non lo conoscete (ed è molto probabile) ascoltatelo: non ne rimarrete delusi! Dopo aver fatto da opener a NoMeansNo, Eleventh Dream Day, Frightwig, Precious Wax Drippings, Das Damen e aver pubblicato un ultimo EP intitolato “Baby” (1991), God’s Acre si sciolgono. Ad oggi non sono mai stati ristampati, nè rivalutati.



Più o meno stessa sorte che toccò ai Precious Wax Drippings: una manciata di singoli e un disco nel 1990 intitolato “After History”, disponibile in Europa tramite la succursale europea della Sub Pop, ovvero la Glitterhouse. Nella band militava John Herndon, che suonò per qualche mese anche nei God’s Acre e successivamente divenne batterista dei Tortoise. Il loro sound era vicino al lato “emo” del grunge, simile ai Seaweed, ma sempre di matrice punk/garage.

Anche loro fecero da supporto a decine di band che diventeranno famose come Nirvana, L7, Uncle Tupelo, Replacements, Soul Asylum senza però beneficiare dell’hype. Nessuna ristampa ad oggi per loro.



Che a Chicago avessero colto la qualità delle band provenienti da Seattle prima di chiunque altro è un dato di fatto. Ulteriore conferma la danno The Lonely Trojans, trio che nella copertina del loro mini di debutto sfoggiano una t-shirt dei Nirvana periodo Chad Channing.

La loro discografia è formata oltre che dal mini omonimo, sottotitolato “three guys six songs” (1991), da un paio di singoli che ricordano le sonorità degli Husker Du e l’attacco sonoro semplice ed essenziale dei Jam. Le canzoni di grande impatto meriterebbero almeno una raccolta antologica.



Una carriera decisamente più lunga (benchè ugualmente avara di soddisfazioni) è quella dei Eleventh Dream Day, formati nel 1981 e ancora in attività tra le fila dell’etichetta Thrill Jockey, che ha addirittura ristampato i primi lavori salvandoli dall’oblio. Il loro sound è un rock alternativo un po’ psichedelico, un po’ rumoroso e un po’ folk fra Paisley Underground, Screaming Trees, Gun Club, Dream Syndicate, Walkabouts e Neil Young. In formazione troviamo la batterista Janet Beveridge Bean (poi nei Freakwater) e il bassista Douglas McComb (poi nei Tortoise). Eleventh Dream Day sono un nome di culto, conosciuto giusto dai frequentatori più anziani dell’underground rock psichedelico degli anni 80 (il tipico lettore di Buscadero, per capirci), ma consigliamo a tutti l’ascolto di “Prairie School Freakout”, il loro secondo album pubblicato nel 1988, come ottimo approccio alla band.

La loro lunga carriera prevede anche la classica parentesi major – nel loro caso Atlantic – per i consueti tre dischi garantiti a chiunque e il successivo approdo nella più adatta City Slang. Dal 2000 incidono per Thrill Jockey e hanno abbandonato in parte la vena folk per enfatizzare il lato psichedelico.



I Red Red Meat riuscirono ad arrivare alla Sub Pop al terzo disco “Jimmywine Majestic”, anche se in versione maggiormente folk blues rispetto allo straripante esordio omonimo del 1992, decisamente più adatto agli ascoltatori “grunge”. Chitarre distorte, voce indolente, ritmi dinoccolati sono più vicini ai Sebadoh che al “classic rock” con cui flirteranno negli album successivi, seppur con toni “alternativi”.

Red Red Meat si scioglieranno dopo 5 album nel 1997, Brian Deck si dedicherà al suo Idful Studios con cui produrrà decine di band (Modest Mouse, Iron & Wine, Gomez) mentre buona parte del gruppo si tramuterà nei Califone. La bassista Glynis Johnson morirà di AIDS nel 1993, gli Smashing Pumpkins le dedicheranno il brano Glynis, contenuto nella compilation “No Alternative”.



Gli Smashing Pumpkins sono una delle band “rock alternative” più amate degli anni 90 ma i loro esordi furono all’insegna del rock psichedelico di derivazione grunge. Dopo aver partecipato ad una compilation di band locali (Light Into Dark: A Chicago Music Compilation) e aver esordito con il singolo “I Am One” per la Limited Potential Records, piccola etichetta di Chicago degna di nota giusto per aver prodotto un 7″ degli eroi punk Screeching Weasel, il loro secondo singolo “Tristessa” (1990) ottiene il marchio Sub Pop e mostra chitarre graffianti lottare con un muro di suoni psichedelici.

Gli Smashing Pumpkins voleranno velocemente nel circuito major esordendo nel 1991 con “Gish” grazie alla Caroline, ma senza dimenticare Seattle: la loro “Drown” sarà uno dei momenti più alti della colonna sonora del film “Singles”, commedia romantica in salsa “grunge”. Al di là dell’amore o dell’odio che possiate avere per la band i primi due dischi sono dei capolavori di heavy dark rock psichedelico, purtroppo inimitabili anche da loro stessi a causa dell’ambizione pomposa del leader Billy Corgan che porterà la band verso lidi meno di “genere”.



Spulciando il catalogo dell’etichetta Limited Potential Records, oltre ai singoli di Smashing Pumpkins e Screeching Weasel salta fuori il nome dei Poster Children, band che ottenne il classico contratto major di metà anni 90, probabilmente perchè al basso c’era una ragazza.

Una decina di album per loro, di cui l’ultimo “Grand Bargain!”, è del 2018.
Il loro sound leggero ma ricco di chiaro/scuri e alti/bassi ricorda i Pixies e nei momenti migliori sembrano i primi Smashing Pumpkins, e non è un demerito.



Abbastanza affini ai primi Smashing Pumpkins sono gli psichedelicissimi The Luck Of Eden Hall, che per farvi capire quante soddisfazioni hanno avuto fino ad adesso si vantano ancora oggi che il primo singolo “Hook, Line And Sinker” (1990) sia uno dei favoriti di Billy Corgan. La band è in attività e ha una discografia ricchissima fra autoproduzioni, singoli, split, raccolte, side projects. Persino una piccola parentesi italiana nello split con i Red Sun, prodotto nel 2017 dalla savonese Vincebus Eruptum per la serie “Psychedelic Battles”.



Pur essendosi formati nel 1985, i Catherine arrivarono al debutto sulla lunga distanza solo nel 1994 con l’album “Sorry”, dopo un paio di singoli indipendenti. Nel 1996 pubblicarono il secondo e ultimo album “Hot Saki & Bedtime Stories” che vede la partecipazione della bassista degli Smashing Pumpkins D’Arcy, all’epoca sposata con il batterista Kerry Brown. Le affinitità con la band di “Gish” non finiscono qui: Kerry ha suonato la batteria in “Blow Away”, prodotto “Starla”, “Plume”, registrato nel suo studio “Zeitgest” e circa 300 canzoni degli Smashing Pumpkins mai pubblicate. Inoltre ha suonato con Billy nella band “Spirits In The Sky” in compagnia di Dave Navarro e fondato assieme a lui l’etichetta Startone Records. Kerry Brown è attualmente un affermato produttore televisivo e discografico.

Se amate il grunge e gli Smashing Pumpkins metteteli in lista e datevi da fare per trovarli: ovviamente non sono mai stati ristampati.



Tutti conoscono gli Urge Overkill eppure in pochi li hanno sentiti nominare. Basta dire “Pulp Fiction” e “Girl You’ll Be A Woman Soon” e le lampadine si accenderanno. L’originale è di Neil Diamond ma la versione che si sente nel film è degli Urge Overkill. La band si formò nel 1985, il primo singolo “Strange, I…” registrato dall’amico Steve Albini uscì per la sua Ruthless Records. Successivamente si accasarono per la Touch & Go con cui pubblicarono nel 1989 l’esordio “Jesus Urge Superstar” (registrato da Albini). Nel 1990 svoltarono abbracciando sonorità più morbide con l’album “Americruiser” (prodotto da Butch Vig), suonando quasi come la versione indie noise dei Cheap Trick. Dopo un ulteriore album per Touch & Go (The “Supersonic Storybook”, 1991) e un singolo per Sub Pop (“Now That’s The Barclords”) Urge Overkill firmarono per Geffen per cui produranno due dischi “Saturation” (1993) e “Enter The Dragon” (1995). Nel mezzo c’è Tarantino e il relativo successo del singolo “Sister Havana”

Benchè siano uno dei gruppi simbolo degli anni 90 hanno sempre patito la mancanza di una personalità riconoscibile e amabile, preferendo la scrittura di brani melodici e un po’ ruffiani cercando di salire sul carro di Mtv. In qualche modo ce l’hanno fatta.



I Jesus Lizard si formarono quando il cantante David Yow e il bassista David Wm. Sims, entrambi provenienti dagli Scratch Acid, si trasferirono da Austin, Texas a Chicago. Sims si mise a suonare nei Rapeman con Steve Albini e Rey Washam e successivamente con Duane Denison, proveniente dai Cargo Cult. Reclutarono David e Mac McNeilly e nacquero i Jesus Lizard: uno dei gruppi simbolo del noise rock.

Benchè siano più vicini alla scena Touch&Go (con cui hanno pubblicato quasi tutti gli album, a parte la consueta parentesi major) il loro sound ha influenzato dischi come In Utero, non a caso registrato da Steve Albini, e gli epigoni successivi (Bush?). I Nirvana, oltre a portarseli in tour hanno condiviso con loro uno split nel 1993, oltretutto gli Scratch Acid furono tra le influenze primordiali di Kurt Cobain. Ecco che il cerchio Seattle-Chicago si chiude.



Come abbiamo visto la scena “grunge” di Chicago sembra la versione “loser” di quella di Seattle, ma proprio per questo motivo gli appassionati dovrebbero sviscerarla senza timore di scovare poser o band “costruite”. Verso la metà del decennio emersero band di nuova generazione come Veruca Salt e Local H e cantanti lofi come Liz Phair, ma più avanti ci muoviamo negli anni 90 meno si sente l’odore di muffa dei boschi del nord-ovest, non tanto dissimili da quelli dei grandi laghi dell’Illinois, notoriamente terreno instabile, freddo, piovoso, rurale e di confine.



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