Grunge, La storia del Seattle Sound attraverso le Compilation

Superfuzz Bigmuff, Dirt, Ten, Badmotorfinger, Nevermind, Sweet Oblivion, Above: dischi che sono stati sviscerati in lungo e in largo da libri, articoli, interviste, tributi, cover. Pochi, però, si sono occupati delle compilation; non i greatest hits, sia chiaro, ma le antologie di musica inedita “a tema”. Le raccolte, infatti, hanno testimoniato il “rise and fall” del grunge meglio delle discografie ufficiali delle band, ad esclusione forse di quella dei Soundgarden, unica a coprire per intero il periodo temporale “prima / durante / dopo” il boom, ovvero tra il 1987 e il 1997.

Il concetto di “scena grunge” nasce proprio grazie ad una compilation: “Deep Six”, pubblicata dalla C/Z nel 1986 e contenente le prime registrazioni di Green River, Melvins, Malfunkshun, Skin Yard, Soungarden e U-Men (gli unici ai tempi con un pelo in più di esperienza avendo già pubblicato un disco). Queste sei band (le “Deep Six”, appunto) mostrano un sound uniforme e diverso rispetto all’underground tipico dell’epoca: flirtano con il punk, la new wave e il metal, hanno chitarre sporche e voce graffiante, tempi medi e accordature oscure. E’ l’alba di un nuovo modo di fare musica.

Deep Six fu ristampata nel 1994 in CD dalla A&M con artwork differente a seguito del successo dei Soundgarden.

Il vero e proprio esordio della C/Z è di qualche mese prima con la compilation intitolata “Pyrrhic Victory”, uscita in cassetta in sole 250 copie contenente Soundgarden, Skin Yard, Ten Minute Warning in compagnia di illustri sconosciuti come Vexed, Mental Mannequin, The Fags, Colour Twigs, The Probes, The Horrible Truth. “Pyrrhic Victory” è la prima vera testimonianza della nuova scena rock di Seattle, benchè musicalmente sia poca cosa.

Andando ancora indietro fu la Engram Records ad antologizzare per prima il punk locale grazie alle due compilation “Seattle Sydrome” (1981 e 1983) in cui troviamo, tra gli altri, Fastbacks (con Duff McKagan alla batteria), The Fartz, Mr Epp (con Mark Arm), The Dynette Set (con Scott McCaughey) e The Blackouts (con futuri membri dei Ministry). Sono i primi passi di una città che grazie al punk scoprì la possibilità di fare musica con poca spesa e tanta resa, come i genitori Sonics, leggendaria garage band degli anni 60. “Seattle Syndrome” fece capire al resto degli Stati Uniti che a Seattle stava accadendo qualcosa.

Le due raccolte “The Sound of Young Seattle”, pubblicate dalla Dust Bunnie coprono invece il periodo 1984 e 1985 e vedono gli esordi di Jack Endino con i Crypt Kicker Five, Bundle of Hiss, Feast, Gary Heffern e Walkabouts, nomi familiari ai più preparati storici della scena.

Il 1986 è anche l’anno della prima uscita Sub Pop Records, ancora persa nei tentativi di testimoniare le scene americane come naturale prosecuzione del lavoro della fanzine omonima ma in cui, ironicamente, si dimenticò quasi totalmente di Seattle; in Sub Pop 100 oltre a Steve Albini, Scratch Acid, Wipers, Sonic Youth, Skinny Puppy, Savage Republic, Shonen Knife troviamo appena due local: Steve Fisk e U-Men. Ma la label di Bruce Pavitt avrà occasione di rifarsi qualche anno dopo con la fondamentale Sub Pop 200 (1988), ovvero LA compilation grunge per eccellenza. All’interno sono presenti Tad, Nirvana, Mudhoney, Soundgarden, Green River, Screaming Trees ed eroi minori come Blood Circus, Swallow, Beat Happening, The Fluid. Più che un disco è un manifesto sonoro, pubblicato inizialmente come triplo singolo in vinile 7″. Iconica anche la copertina illustrata da Charles Burns, che già aveva curato le compilation Sub Pop versione fanzine.



Da questo momento in poi la scena di Seattle vivrà un periodo di hype in crescita esponenziale, trasformandosi pian piano in qualcos’altro: prima diventando un chiacchierato fenomeno underground e poi sbancando le classifiche mondiali negli anni 90.

Una versione ridotta di Sub Pop 200 fu “Sub Pop Rock City”, pubblicata in Europa da Glitterhouse e contenente i brani di Tad, The Fluid, Nirvana, Mudhoney, Soundgarden, Green River. Data la scarsa reperibilità e la mancanza di inediti è consigliata solo ai completisti. Molto più interessante è “Motor City Madness” (Glitterhouse, 1988), tentativo di ibridare la scena di Seattle con quella garage più psichedelica. Oltre ai “grunger” Green River e The Fluid troviamo Miracle Workers, Thee Hypnotics, The Birdhouse, The Broken Jug, Reptiles At Dawn, Loveslug e altri.”Motor City Madness” è un tentativo di vendere la scena di Seattle come un sotto genere del garage psichedelico. Questo può far capire quanto poco fossero considerate le band di Seattle all’epoca.

Sempre nel 1988 C/Z pubblicò una compilation antologica piuttosto interessante e poco citata: “Secretions”. La band più nota contenuta all’interno sono gli Skin Yard ma scorrendo i crediti non sfuggono gli H-Hour, ovvero i pre-Tad, e i Couch Of Sound con Amy Denio e Matt Cameron. Amy è presente anche nei Fred, che chiudono la raccolta. Non un album facile da trovare ma una chicca irrinunciabile per gli amanti della scena di Seattle.



Altrettanto irrinunciabile è “Another Pyrrhic Victory” (C/Z 1989), seguito della gloriosa compilation pubblicata nel 1986. Green River, Malfunkshun sono le star presenti assieme ai 64 Spiders di Scott McCullum (Skin Yard, Gruntruck), My Eye ed H-Hour. Insieme a Sub Pop 200, Secretions e Deep Six è la compilation da avere per conoscere il Seattle Sound pre-boom.

Se “Secretions” è legata a Jack Endino e ai Reciprocal Studios, “Lowlife – The Seattle Underground Rock Album” (1987) è interamente registrata all’Ironwood Studio e include i Bundle Of Hiss di Dan Peters e Kurt Denielson (pre Tad), Terry Lee Hale, Walkabouts e Vexed fra i nomi più “conosciuti”. Di difficile reperibilità e consigliata esclusivamente per avere un quadro di insieme generale.

Nel 1989 Glitterhouse riprova ad ibridare Seattle con la scena garage psichedelica con la compilation “This House Is Not A Motel” con Green River, Blood Circus, Mudhoney, The Fluid in compagnia di Bored!, Les Thugs, Miracle Workers e altri eroi minori del punk psichedelico. Ci pensa la Waterfront ad antologizzare le prime scoperte della Sub Pop (esclusi i Nirvana) nella compilation “Fuck Me I’m Rich” con brani contenuti nei primi singoli pubblicati per l’etichetta da Mudhoney, Tad, Blood Circus, Swallow, Soundgarden



La piccola etichetta di culto Popllama pubblicò nel 1989 un tributo ai leggendari Sonics intitolato “!!!Here Ain’t The Sonics!!!” con il meglio del garage/punk/psych del nord ovest. Fra Girl Trouble, Mono Men, Nomads, Thee Headcoats, Young Fresh Fellows, The Cynics svettano gli Screaming Trees con la cover di “Psycho”.

Per dieci anni, a partire dal 1989, la C/Z si dedicò alla serie di singoli Teriyaki Asthma, i cui primi quattro volumi (raccolti nel 1991) racchiudono il meglio della scena grunge nazionale e testimonia come il sound di Seattle si stesse espandendo a vista d’occhio. Assieme a Nirvana, Coffin Break, My Name, spuntano i nomi di Babes In Toyland, L7, Gas Huffer, Alice Donut, Helios Creed, God’s Acre.

Teriyaki Asthma ha il sound dell’alternative rock anni 90 che prende forma: Seattle non è più un “sotto prodotto” ma il nuovo che avanza da cui prendere idee.



Sempre C/Z nel 1990 pubblicò “Hard To Believe – A Kiss Covers Compilation” tributo ai Kiss con Melvins, Nirvana, Skin Yard, Coffin Break, Bullet Lavolta, All, Chemical People, Hard Ons. E sempre a proposito di tributi Dashboard Hula Girl nel 1991 stampò “Another Damned Seattle Compilation” tributo locale ai punk inglesi Damned con Young Fresh Fellow, Coffin Break, Skin Yard, Gas Huffer, The Accused, Love Battery, Hammerbox, Gruntruck , Mudhoney, Fastbacks e tanti altri. Un modo alternativo per scoprire band.



Nel 1991 la città è ormai cambiata, sono arrivate le major, gli avvocati, la stampa gossipara e iniziano a girare i soldi, tanti soldi. Ma Sub Pop, curiosamente, non se la passava bene ed era ad un passo dal fallimento. “The Grunge Years” è una malinconica raccolta del meglio delle ultime uscite della label, un monito verso il pubblico di non smettere di seguire l’etichetta talent scout. “Volete altro grunge? Eccovelo”: Nirvana, L7, Tad, Beat Happening, Mark Lanegan, Screaming Trees, The Fluid, Afghan Whigs, Babes In Toyland, Mudhoney, Walkabouts, Love Battery, Dickless pescati tra album e singoli limitati.

Grazie ai soldi provenienti dai Nirvana, nel 1992 Poneman e Pavitt sono ancora in attività con un roster ancora più ricco e variegato, compresso nel CD “Revolution Come & Gone”. Oltre agli immancabili classici spuntano nomi nuovi come Rein Sanction, Truly, Supersuckers, Reverend Horton Heat, Dwarves, Green Magnet School, Hole, Seaweed, The Monkeywrench, Codeine, Earth. Ma se il nuovo roster si farà conoscere nel corso degli anni, i “vecchi” sono ormai nel carrozzone major, nelle copertine delle riviste e nei poster in camera. A trainare ulteriormente la moda grunge ci pensò il film “Singles”, la cui colonna sonora è il perfetto lasciapassare per il neofita e vero capolavoro del “nuovo rock”.



Alice in Chains, Pearl Jam, Soundgarden, Chris Cornell, Mother Love Bone, Screaming Trees, Mudhoney, assieme al papà Jimi Hendrix, alle mamme Heart (qui come Lovemongers), allo zio Paul Westerberg (ex Replacements) e ai cugini Smashing Pumpkins, diedero vita ad una delle colonne sonore più iconiche degli anni 90. Quando il mainstream era ancora puro e motivato a dimostrare quanto valeva: in “Singles” non c’è una canzone che non sia meno di un capolavoro. La cura dietro ai dettagli e la passione dello staff porterà Chris Cornell a creare un demo tape ispirato al protagonista del film intitolato “Poncier Demo” (ne parliamo qui).

Per annusare nuovamente il sapore dell’underground bisogna rivolgersi alla K Records di Olympia che ai tempi organizzava l’International Pop Underground Convention, il cui nome è piuttosto esplicativo. La compilation “promozionale” collegata è una bella kermesse del meglio della musica indipendente di quegli anni: Fugazi, Nation Of Ulysses, Unwound, Pastels, Bratmobile, L7, Beat Happening ma anche numerosi ospiti legati alla scena di Seattle come Seaweed, Melvins, Fastbacks, Steve Fisk, Girl Trouble. Se, come abbiamo visto, prima degli anni 90 il grunge era una branchia del punk psichedelico, nei primi anni 90 si è creata una scena alternativa, meno punk, meno freakettona ma con le radici ben salde nell’hardcore americano e nel collage rock.



Nel 1993 Sub Pop (in collaborazione con Sony) provò ad esportare in Giappone Seattle e limitrofi con la compilation “Say Hello To The Far East – All From SUB POP” con Fastbacks, Seaweed, Supersuckers, Big Chief, Velocity Girl, Rein Sanction, Codeine, Wipers, Sebadoh. In Europa tentò un’operazione analoga con “Lutz R. Mastmeyer: Sub Pop Employee Of The Month” in cui si fanno notare anche Eric’s Trip ed Hazel.

Ma il grunge era ormai saldamente nelle mani delle major che utilizzarono il nome per vendere ogni cosa, compresi vestiti. Grunge era una moda nella bocca di tutti. Nel 1993 arrivarono nei negozi un discreto numero di compilation “apocrife”: “Grunge / The Alternative Compilation” (WEA) con Red Hot Chili Peppers, Jane’s Addiction, Stone Temple Pilots, Dinosaur Jr, Body Count, Ministry, Kyuss, Flaming Lips, Husker Du, Rollins Band assieme a Mudhoney, Mother Love Bone e Alice In Chains; “Grunge Rock” (Columbia) con Rage Against The Machine, Spin Doctors, Living Colour, Soul Asylum, Suicidal Tendencies, Infectious Grooves, Love/Hate, Suede, Manic Street Preachers, affiancati ai seattlelini Alice In Chains, Brad, War Babies e Screaming Trees; la quasi identica “The Big Buzz” (Columbia); la doppia “Sub Rock – The Best Of Independent And Grunge” (East West) con Dinosaur Jr, R.E.M., Pixies, Ride, Lemonheads, Smashing Pumpkins, fIREHOSE, Sundays, The The, Ramones, Rollins Band, Jesus And Mary Chain, Smiths, Heroes Del Silencio, Sistes Of Mercy e per Seattle i soliti Mudhoney e Soundgarden. Sono compilation create per sfruttare la scia e far conoscere altre band con un sound “simile”. Trainati dai Nirvana, erano band che avrebbero segnato la musica dei primi anni 90 ma… Seattle? Il grunge? Svuotati, venduti nei cestoni un tanto al chilo. Messi sotto contratto e poi abbandonati.



Per ritrovare la qualità dovremo aspettare il 1993, anno in cui le band più famose presero maggiore consapevolezza dei propri mezzi ed iniziarono ad esprimere la volontà di svincolarsi dalle logiche major. Un esempio è la compilation benefica “No Alternative”: Soundgarden e Nirvana offrono brani inediti di qualità e sono affiancati da nomi di spessore come Uncle Tupelo, Patti Smith, American Music Club. Sono i primi passi della Lollapallooza-generation nei piani alti della musica, cercando di non essere più visti come “quelli strani”. In “Sweet Relief (A Benefit For Victoria Williams)” i Pearl Jam svettano grazie alla splendida “Crazy Mary” tra giganti come Lou Reed, Lucinda Williams, Maria McKee, Michelle Schocked, Waterboys e Giant Sand. Nella colonna sonora di “Judgment Night” Mudhoney e Pearl Jam ibridano la loro musica con il rap di Sir Mix-A-Lot e Cypress Hill in una coraggiosa jam session rock/hiphop che farà scuola. Sono tentativi (riusciti) di distanziarsi dal calderone “grunge” modaiolo, usa e getta, adatto ad un pubblico distratto che non vede differenza fra il prodotto creato a tavolino per piacere alle masse e il rock sincero e vissuto.



Nel 1994 Sub Pop ricordò al mondo da dove vengono certe band pubblicando “The John Peel Sub-Pop Sessions 1989-1993” con il meglio delle session radiofoniche per la BBC. All’interno Mudhoney, Tad, Seaweed, Pond, Velocity Girl, Codeine. Purtroppo, nel 1994, come ben sappiamo, il grunge decise di uccidersi, tramite il sacrificio di Kurt Cobain. Dopo le inevitabili lacrime di coccodrillo le major si lanciarono in altri trend, meno fragili e la musica mutò definitivamente.



Dopo un paio di anni di assestamento nel 1996 uscirono alcune raccolte molto interessanti. Sulla scia degli album benefit citati sopra “MOM: Music For Our Mother Ocean” nacque per sensibilizzare il pubblico sulle problematiche degli oceani e vede Soundgarden e Pearl Jam in prima linea. Ma soprattutto vennero pubblicate tre raccolte fondamentali: “Hype! The Motion Picture Soundtrack”, “Home Alive – The Art Of Self Defense” e “Bite Back / Live At The Crocodile Cafe”.

“Hype” è un documentario sulla nascita e la caduta della scena di Seattle, raccontata dai protagonisti con interviste e spezzoni dal vivo. La colonna sonora è un bignami del Seattle Sound, la compilation ideale per avvicinarsi al genere. Ci sono praticamente tutti quelli che contano: Fastbacks, Wipers, U-Men, Green River, Soundgarden, Mudhoney, Nirvana, Tad, Pearl Jam, Mark Lanegan, e nomi di culto come Dead Moon, Girl Trouble, Gas Huffer, Young Fresh Fellows, 7 Year Bitch, Posies. Imprescindibile.



“Home Alive – The Art Of Self Defense” è una compilation raccolta fondi per l’associazione per l’autodifesa “Home Alive” nata dopo lo stupro e l’omicidio di Mia Zapata dei The Gits. E’ un doppio CD ricco di nomi e mostra come la comunità sia forte e indivisibile al di là delle tragedie. L’omicidio di Mia fu un grosso shock per la scena perchè si temeva che il colpevole si nascondesse proprio tra i musicisti.

“Bite Back / Live At The Crocodile Cafe” è una compilation benefit pubblicata da Popllama e testimoniante alcune esibizioni al leggendario Crocodile Cafe con Mad Season, Presidents Of The USA, Fastbacks, Tad, Love Battery, Mudhoney, Built To Spill, Minus 5.

Queste tre compilation mostrano come Seattle si sia smarcata dal grande pubblico, sia tornata sui suoi passi per ricostruire dalle macerie e per fare qualcosa di concreto per il bene della città. Alcuni di loro sono milionari, altri no, ma tutti sono sempre sullo stesso piano.



In poco tempo, di quello che fu la musica rivoluzionaria degli anni 90 non rimase praticamente niente: abbandonata dalle major e dal grosso pubblico (per grande gioia dei protagonisti) ma anche minata da lutti e scioglimenti.

Passata la sbornia negli anni 2000 iniziò inevitabilmente la “storicizzazione”. Nel 2004 aprì a Seattle l’Experience Music Project and Science Fiction Museum and Hall of Fame, museo dedicato alla musica “pop” e alla fantascienza finanziato da Paul Allen, cofondatore della Microsoft. All’interno troviamo, tra gli altri, cimeli di Jimi Hendrix, Alice In Chains, Nirvana. Nel 2000 diedero alle stampe “Experience Music Project Presents Wild And Wooly – The Northwest Rock Collection” antologia in doppio CD del meglio del rock locale: dal garage rock primordiale di Wailers, Sonics, Kingsmen, Paul Revere ai nuovi eroi come Murder City Devils, Built To Spill e Modest Mouse. Nel 2005 Livewire pubblicò “Sleepless In Seattle: The Birth Of Grunge (2005)” antologia delle origini del Seattle-Sound con Mr Epp, U-Men, Green River, Melvins, Malfunkshun, Screaming Trees, Skin Yard, Mudhoney e nomi più freschi, ma ormai datati, come Treepeople, Gruntruck, Love Battery, Hammerbox, Seaweed, 7 Year Bitch. A corredo un bel libretto con foto e storia della scena locale.

Per il ventennale della label di Poneman e Pavitt il magazine Mojo pubblicò Sub Pop 300 con vecchi e nuovi eroi della scena locale. Al contrario del “grunge” Sub Pop non si è mai fermata ed è un faro per la scena indipendente mondiale.

Nel 2014 la competente label Soul Jazz pubblicò il doppio volume “No Seattle – Forgotten Sounds Of The North-West Grunge Era 1986-97” lasciando a bocca aperta anche il più nerd fra gli storici della scena. 28 band che metteranno a dura prova le conoscenze dei più preparati e dimostrano come la Soul Jazz sia l’etichetta di punta per la capacità di riportare alla luce gemme nascoste.

Nel 2016 è tempo di antologizzare anche le raccolte “Dope-Guns-‘N-Fucking In The Streets” a cura della Amphetamine Reptile. Il meglio del noise rock mondiale dal 1988 al 1998 include anche U-Men, Gas Huffer, The Thrown Ups, Mudhoney, Tad, Melvins, testimoniando l’affinità con la scena rumorosa più underground e scorretta.

Terminiamo questo lungo viaggio con “Teen Spirit (Mojo Presents 15 Noise-Filled Classics From The American Underground Scene 1989-1992)” compilation pubblicata da Mojo per tributare la scena americana underground nel periodo del Big Bang. Una polaroid proveniente dal periodo più eccitante per le nuove band americane, non solo di Seattle. Da ascoltare dopo l’obbligatoria visione di “1991 The Year That Punk Broke”, il leggendario documentario con Sonic Youth, Nirvana, Babes In Toyland, Mudhoney, Ramones, Dinosaur Jr.



Benchè incasellate sotto il nome “grunge” abbiamo visto come le band in realtà si muovevano in territori liberi: il punk sbilenco dei primordi, la psichedelia del primo periodo Sub Pop, il noise rock di scuola Amphetamine Reptile, il rock alternativo di coloro che firmarono per le major negli anni 90. “Grunge” più che descrivere la musica testimonia un’attitudine di amicizia e fratellanza, una parola chiave per aiutare gli eroi minori tramite il portafoglio delle grandi label e della moda. Le compilation sono state senza dubbio un fondamentale mezzo per veicolare idee, suoni e mentalità. “Grunge” a distanza di anni è ancora una filosofia di pensiero in cui il “no compromise” dell’hardcore viene parzialmente sacrificato per portare avanti nuove sfide, alcune vinte, alcune inevitabilmente perse.

Mille di queste compilation!



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