Storia dello Sludge: le radici hardcore, metal, noise, industrial

Lo “sludge” è un genere spesso non capito, confuso e poco apprezzato. Nasce come ibrido, frutto dell’insoddisfazione di alcuni punk verso una scena che cercava la velocità come unico effetto scioccante e di una minoranza di metallari che volevano suonare qualcosa di grezzo ma mantenendo la possenza di un bel riff di chitarra. Punk e metal sono i primi due ingredienti che daranno vita al brodo sludge, ma noise e industrial saranno le spezie che ne insaporiranno il gusto. E a proposito di spezie, non manca anche una bella dose di droga: leggera (marijuana) e pesante (eroina, cocaina). Il tutto accompagnato da litri di birra e whisky.

In questo articolo analizziamo i dischi che daranno vita al genere, quelli non propriamente “sludge” ma che ne portano con sè le caratteristiche replicate dagli anni 90 in poi da band come Eyehategod, Weedeater, Crowbar, ovvero coloro che codificheranno il sound rendendolo commestibile e riconoscibile alle masse.

Il suono sludge prenderà infatti definitivamente forma nel 1990 con gli esordi di Crowbar e Eyehategod, ma questa storia ve la raccontiamo nel capitolo dedicato alla scena di New Orleans. Negli anni cambierà numerose volte forma, in base alle influenze e al luogo di provenienza. Ma il miglior modo per comprenderlo è proprio partendo da questi dischi, figli del punk e dell’andamento pigro e rumoroso degli Stooges e diretta evoluzione del sound hard sprigionato dai Black Sabbath.





Nello sludge i riff lenti e oscuri alla Black Sabbath sono indubbiamente uno dei punti fermi del genere. Ma, diversamente rispetto al quasi contemporaneo “doom” dove la chitarra alla Iommi rimane in un ambiente hard & heavy (come si diceva una volta), nello sludge è come se Tony, Geezer e Bill si ritrovassero catapultati a jammare nella sala prove dei Bad Brains. Ecco perchè storicamente si cita “My War” dei Black Flag come padrino del genere. L’album del 1984 è diviso in due parti: la prima è tipicamente “hardcore” mentre il secondo lato (parlando in senso “vinilico”) vede la presenza di un sound più rallentato, opprimente e ripetitivo: proprio come dei Black Sabbath suonati con impeto hardcore. Una vecchia e critica recensione del disco sosteneva che My War “ha il suono dei Black Flag che imitano gli Iron Maiden che imitano i Black Flag in una giornataccia”

Pur essendo un faro per la scena punk hardcore, all’epoca la band di Ginn era totalmente infatuata dei Black Sabbath e dell’hard rock anni 70. Vollero così sfidare il proprio pubblico con un sound più corposo e freakettone ispirato proprio ai gruppi “capelloni” dei 70s. “My War” è figlio di queste scelte e il lato B verrà studiato a memoria da tante band che useranno quelle idee per plasmare il proprio sound. Allo stesso tempo verrà odiato da oltranzisti punk incapaci di accettare i cambiamenti della loro band preferita.



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Eppure già qualche anno prima, una rumorosa band di San Francisco scosse il mondo underground con il suo sound grezzo, rumoroso, ipnotico e lento: Flipper. La sua “leggenda” arriva fino ai giorni nostri grazie al supporto di big come Nirvana, Melvins e Mudhoney che hanno più volte citato la band di Ted Falconi fra le loro influenze più importanti sia sonore che attitudinali. Addirittura Chris Novoselic, storico bassista dei Nirvana, si unirà a loro nel 2006 e con lui registreranno l’album “Love”; attualmente sono in tour con David Yow dei Jesus Lizard come frontman. Ma, tornando indietro nel tempo, non si può non citare l’esordio “Generic” del 1982 come un disco seminale di rock mutante. Gli otto, claustrofobici, minuti di “I Saw You Shine” prendono gli Stooges e li inzuppano nel mondo post-punk, l’epica “Way Of The World” sembra una canzone heavy metal suonata ad un quarto della velocità con strafottenza punk, il riff di basso distorto di “Sex Bomb” inventa Nirvana e Weedeater in un colpo solo e li butta nel rumorismo “free” di scuola “Funhouse”. “Generic” è un disco ricco di intuizioni libere, inconsapevoli e irripetibili. Se adorate i primi due album degli Stooges fate vostro “Generic”, un album che è stato studiato da tanti musicisti noise, hardcore, sludge e rock. Gli eccessi dei Flipper, non solo sonori, decimeranno però la band nel giro di una manciata di anni.



Considerando lo sludge come una degenerazione dell’hardcore dobbiamo per forza citare i Killdozer tra i genitori del movimento. Ritmi lenti e ossessivi, voce grattata e umorismo di bassa lega sono gli ingredienti della band fin dal 1984, anno di pubblicazione di “Intellectuals Are the Shoeshine Boys of the Ruling Elite”, prodotto da Butch Vig, con cui registreranno tutti i loro dischi.

Nel 1985 entreranno nella scuderia Touch&Go assieme a figure mitologiche come Die Kreuzen, Meatmen, Butthole Surfers, Necros. Il sound generato dai Killdozer e Butch Vig sarà imitato, venerato e reso “commerciale” da una marea di band in sede di produzione (TAD, Nirvana, Smashing Pumpkins, L7, Sonic Youth, Helmet) e infine da Butch stesso con i Garbage. Ma l’essenza sbilenca della band arriva fino ai giorni nostri tramite il sound sludge-noise di band come Whores.



Generalmente considerati maggiormente seminali per la scena “post metal” degli anni 2000, gli inglesi Amebix grazie al loro mix di punk (Discharge, Crass) e metal underground (Venom, Hellhammer) vengono ricordati soprattutto per aver dato vita al movimento crust assieme a Doom, Nausea e Antisect. Amebix mettono in scena impegno politico, visioni apocalittiche, spesse chitarre metalizzate, grezza attitudine punk, rumorismi post-punk.

Gli Amebix ebbero un’esistenza tormentata tra vita negli squat ed esasperato uso di droghe ma riuscirono comunque a darsi da fare con gli strumenti pubblicando nei primi anni 80 una manciata di singoli. Proprio durante la registrazione di uno di essi, “No Sanctuary”, incrociarono in studio Jello Biafra dei Dead Kennedys il quale gli donò, non a caso, una copia di “Generic” dei Flipper. Da quel momento mantennero uno stretto rapporto che culminerà un anno dopo con la registrazione del disco d’esordio “Arise!” per la label di Biafra Alternative Tentacles . La sporcizia che viene fuori da un disco come “Arise!” (1985) sembra provenire dal mondo post atomico di Mad Max: terrore, ansia, raccapriccio, repulsione sono le sensazioni “sludge” che trasmettono all’ascoltatore. Se già negli anni 80 influenzeranno buona parte della scena underground (Sepultura per citare un nome fra tanti), possiamo sentire anni dopo il loro sound nei Godflesh e sentirne addirittura echi 20 anni dopo nella musica di Neurosis e Isis. Amebix si sciolsero dopo ancora un altro album, “Monolith”, pubblicato nel 1987. Gli artisti sludge hanno ben chiara la lezione del crust e dei successivi “trend” inglesi del D-Beat, Brit-Core e del Grindcore: anche a livello iconografico e non solo sonoro. Se uno “sludgers” vi sembrerà uscito da un centro sociale sgarruppato con capellino sdrucido e war jacket è perchè chiaramente ispirato dagli Amebix e dal movimento crust degli anni 80.



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Nel 1983 un giovane appassionato di punk rock chiamato Buzz Osborne fondò i Melvins nella provincia di Seattle, a Montesano, assieme a Mike Dillard (batteria) e Matt Lukin (basso). Qualche mese dopo Dillard verrà sostituito da Dale Crover, che grazie al suo tocco pesante e alla sua batteria gigante influenzerà lo stile dei batteristi che si cimenteranno nel genere. Nel 1985 parteciparono alla fondamentale compilation “Deep Six” (con Skin Yard, Malfunkshun, U-Men, Green River, Soundgarden) e pubblicarono il primo singolo. Ma sarà con il primo album “Gluey Porch Treatments” che il sound dei Melvins, inizierà a formarsi. L’album, uscito per Alchemy Records nel 1987, si apre con “Eye Flys”, ipnotico superamento degli oscuri loop post-Stoogesiani dei Flipper e primo esperimento di “drone metal”.

Il proseguo del disco mostra un sound originale, devoto all’hard rock settantiano, al metal underground, al punk, ma soprattutto ai Black Sabbath. Come i contemporanei Saint Vitus, i Melvins prendevano ispirazione dai riff e dal timbro di chitarra di Tony Iommi per costruire canzoni pesanti, sbilenche e sgradevoli.



Nella Alchemy Records militavano anche i Clown Alley formati da Mark Deutrom alla chitarra (e proprietario della label assieme a Victor Hayden aka The Mascara Snake), Lori Black al basso, Justin Clayton alla batteria e David Duran alla voce.

Nel 1986 pubblicarono il possente “Circus Of Chaos” sottovalutato disco di metal mutato dal hardcore e dall’industrial. La Alchemy pubblicherà anni dopo anche l’esordio dei Neurosis, Pain Of Mind, e quello dei Virulence, ovvero i pre Fu Manchu in versione “proto sludge” in fissa con i Black Flag. Mark Deutrom, invece, entrerà come bassista dei Melvins negli anni 90.



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Dopo l’esordio con la Alchemy, i Melvins tornarono a Seattle e strinsero un rapporto con la Boner Records di Tom Flynn dei Fang, stravagante band hardcore idolatrata da Nirvana, Metallica, Mudhoney, Butthole Surfers. Il loro “Landshark!” del 1983 cambiò le carte in tavola tanto quanto Generic dei Flipper e My War dei Black Flag. A questo punto i Melvins iniziarono a fare sul serio pubblicando dischi sempre più riusciti, pur praticamente inascoltati da chiunque.

Parliamo di Ozma (1989) ma, soprattutto, Bullhead (1991). Se si può parlare di un disco che segna l’inizio della stagione “sludge” è questo. L’iniziale “Boris” ne è il manifesto programmatico: lenta, ossessiva, oscura, mentre i successivi brani sono un rifferama di schitarrate sbilenche, potenti colpi di batteria e voce sarcastica. I Melvins stavano, incosapevolmente, abbattendo tutti gli steccati del metal e del punk.



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I Green River facevano parte delle “Deep Six band” e furono i primi ad esportare il proprio sound lontano da Seattle. Formata da Mark Arm, Steve Turner, Stone Gossard, Jeff Ament e Alex Vincent, la band prese nome da un “popolare” serial killer della zona. L’esordio “Come On Down” (Homestead, 1985) è un capolavoro di fusione metal e punk, testimoniante le due anime prima che si dividessero per formare Mudhoney e Mother Love Bone (e successivamente Pearl Jam).

Benchè vengano considerati più “ascoltabili” i successivi “Dry As A Bone” e “Rehab Doll”, “Come On Down” mostra un sound scalciante e una band in lotta fra pennate “hard”, riff “garage” e anima “punk”, contribuendo alla nascite del sound “grunge”. L’umorismo intelligente e sardonico di Mark Arm è un’altra influenza da non sottovalutare nelle tematiche future del genere.



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Negli anni 80 Seattle era una delle poche città americane senza una vera e propria scena hardcore. Era una metropoli provinciale, un po’ isolata dal resto degli Stati Uniti: se volevi suonare dovevi emigrare in California (come fecero i Melvins e Duff McKagan) oppure entrare nel circuito “metal” (Queensryche, Sanctuary). Il punk venne assimilato a modo proprio e per ascoltare una band decente i giovani dovevano fare un passo nella vicina Vancouver. Proprio per questo le band avevano la libertà di fare dischi a modo loro, senza la previsione di aggregarsi ad un trend in particolare (curiosamente con l’esplosione dei Nirvana avvenne l’esatto contrario): Melvins, Green River e, successivamente, Earth dettarono a loro modo nuove leggi. E gli Earth di Dylan Carlson delle leggi se ne sono sempre fregati: fra spaccio di droghe e di armi il loro curriculum è più quello di una cosca mafiosa che di musicisti. Eppure nel 1992 misero le basi per il futuro drone-metal espandendo a dismisura le intuizioni minimal-rumoristiche dei Melvins con l’album “Earth 2”.

La band si formò nel 1989 e nel primo demo del 1990 ci suonò pure Kurt Cobain. Pochi mesi dopo firmarono per Sub Pop e nel 1991 esordirono ufficialmente con “Extra-Capsular Extraction”. Il secondo lavoro ha il suono di “King Buzzo dei Melvins che mette l’amplificatore a 10, tira un calcio alla chitarra e se ne va”. “2” sarà capito circa 10 anni dopo con la nascita del drone metal di Sunn O))), Khanate, Lotus Eaters, Khlyst.



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Avendoli citati più volte e avendo tirato in ballo altri nomi “grunge”, i Nirvana meritano di entrare in questa lista. Ma i Nirvana di “Bleach”, oscuro esordio del 1989, pubblicato da Sub Pop, non quelli di Nevermind.

L’album è palesemente ispirato al sound chitarristico dei Melvins, mescolato a melodie “pop” di scuola Beatles, ma ha all’interno alcune canzoni che hanno un evidente andamento “sludge”: “Floyd The Barber”, “School”, “Negative Creep” ma soprattutto “Paper Cuts” e “Sifting”due lunghi brani, lenti e soffocanti. Se non siete convinti ascoltate “Doused In Mud, Soaked In Bleach”, splendido tributo uscito nel 2016 e organizzato da Robotic Empire con Thou, Daughters, Young Widows, Mean Jeans.



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Il sound oscuro e opprimente dei primi Swans è senza ombra di dubbio la cosa che meno si avvicina al sound sludge come lo intendiamo ai giorni nostri ma i germi sputati da Michael Gira nei primi anni 80 scorrono nelle vene di tante band che fanno dell’oscurità e del rumore il loro piatto forte.

Nati a New York nel periodo immediatamente successivo alla NoWave, gli Swans si ponevano l’obiettivo di spaccare i timpani e l’anima dell’ascoltatore. Riff ossessivi, rumore bianco e volumi assordanti, testi morbosi e disperati: gli Swans prendono l’ascoltatore per il collo e non lo mollano. I primi lavori (Filth, 1983; Cop, 1984) sono l’evoluzione degenerata del post punk e della nowave, la prima violenta mutazione del noise e dell’industrial. I successivi lavori (che vedono in formazione anche la cantautrice Jarboe) sono metri di paragone per gente come Neurosis, Godflesh, Earth, Sunn O))), che più volte hanno citato come principale influenza “Holy Money” del 1986.



Se sommate Melvins, Amebix e Swans il risultato dà Neurosis. Benchè il sound dei Neurosis come lo conosciamo ora inizi a profilarsi all’incirca nel 1996 con il quarto album “Through Silver In Blood” (il primo per Relapse Records), la band di Dave Edwardson, Jason Roeder, Scott Kelly (provenienti dai Violent Coercion) è attiva dal lontano 1985 con un sound più vicino al punk che al metal, anche se gli elementi “hard & heavy” sono già ben presenti. L’esordio “Pain Of Mind” (1986, Alchemy Records) tra una sfuriata punk e l’altra mostra già dei “sabbatthismi” ben pronunciati (il riff iniziale di “Self-Taught Infection”) e un’attitudine decisamente sbilenca per il periodo.

Da quell’esordio ingenuo la corposa discografia dei Neurosis si arrichirà di dischi sempre più raffinati e profondi, ricchi di atmosfere e sperimentazioni ardite e un senso di apocalisse difficilmente sopportabile per lungo tempo.



Senza dubbio i Napalm Death hanno influenzato parecchie band in giro per il mondo. In questa sede citiamo i Godflesh di Justin Broadrick, chitarrista dei Napalm Death fino alla registrazione della prima parte di “Scum”. Justin lasciò la band per entrare negli Head Of David e successivamente con il collega G. C. Green formò i Godflesh. L’album d’esordio “Streetcleaner” (1989, Earache) è iconico fin dalla copertina. Ma il sound contenuto nel disco è ancora più sconvolgente: riff metal e una violentissima drum machine non lasciano prigionieri intrappolando l’ascoltatore in un malvagio rimpallo fra basso e chitarra.

I Godflesh sono una violenta mutazione del claustrofobico sound dei Killing Joke virato “sintetico”. Broadrick continua tuttora a massacrare le orecchie degli ascoltatori con i suoi numerosi progetti, tra cui Jesu e Final.



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E’ difficile credere che dei giovanissimi Al Cisneros, Matt Pike e Chris Hakius (in compagnia di Thomas Choi) prima di dettare lo standard del genere stoner con gli Sleep si dilettassero con un violento sludge metal urlato e parecchio grezzo. Il progetto Asbestos Death durò il tempo di un EP (Dejection) e un singolo (Unclean), entrambi pubblicati nel 1990 e ristampati assieme da Southern Lord nel 2007.

Un esordio seminale di un’elite di persone che dedicheranno la propria vita a portare in lidi inediti il sound heavy metal. Cisneros, Pike e Hakius con gli Sleep, Thomas Choi con i Noothgrush, Cisneros con gli OM e Pike con gli High On Fire.



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Fra gli artisti “minori” del proto-sludge troviamo i Kilslug, band di Boston conosciuta giusto agli estimatori più esperti del noise rock. La band mescolava con grande strafottenza Flipper e Black Sabbath, sovrastando il tutto con l’annoiata voce del cantante Larry Lifeless, già nei The Sickness, favolosa risposta di Boston ai Flipper e autori di un urticante singolo in 7″ intitolato “Caution”. L’unico disco dei Kilslug, “Answer The Call”, è stato pubblicato da Taang! nel 1986: se lo trovate in qualche mercatino delle pulci non fatevelo scappare!

Qualche anno dopo i Kilslug con l’aggiunta di J Mascis (Deep Wound, Dinosaur Jr) alla batteria e futuri membri di Anal Cunt formeranno gli Upsidedown Cross, scorrettissima formazione nera come la pece che tratterà la materia sludge con grande competenza. Il messaggio del genere è già tutto qui: hardcore, noise e doom convergono nel disco omonimo del 1991 (Taang!) a cui farà seguito “Evilution” (1993, Taang!). Indigeribili e inascoltabili: assolutamente da non perdere!



I Gore si formarono nel 1985 a Venlo, Olanda. E’ curioso come in un paese ai margini delle evoluzioni che erano in corso si poteva trovare una band così “avanti”. Già perchè il trio, interamente strumentale, suonava un potente post metal 15 anni prima dell’invenzione del genere. Il disco di debutto “Hart Gore” ha un sound moderno e avanguardistico, sbilenco ed heavy.

La band, pur con alcuni cambi di formazione, pubblicherà quattro dischi e un live con Henry Rollins e si scioglierà nel 1988. Dal 1992 il chitarrista Rob Frey ha ripreso in mano la sigla pubblicando ancora una manciata di album. Gore sono ancora oggi un nome di culto: grazie al loro particolare sound hanno anticipato le atmosfere strumentali di band post-hardcore, sludge, stoner degli anni a venire.



La band del cantante e chitarrista KK Null, Zeni Geva, arriva dal Giappone nel mondo occidentale un paio di anni dopo gli esordi: nel 1990 sarà la
Pathological Records di Kevin Martin a stampare “Maximum Money Monster” compendio del meglio delle prime incisioni della band e a importarne l’ipnotico sludge noise industriale che fra i suoi fan annovera Steve Albini (che ha registrato parecchi dei loro album) e Jello Biafra (che pubblicherà “Desire For Agony” e “Freedom Bondage” per la Alternative Tentacles).

I dischi degli Zena Geva esprimono un paludoso metal ricco di rumori, ritmiche marziali e voce urlata come fosse il suono risultante da una fastidiosa jam fra Big Black, Godflesh e Melvins.



Il Giappone è una terra musicalmente imprevedibile e per noi occidentali spesso popolata da band fin troppo stravaganti, difficilmente etichettabili in un genere. Bellzlleb potrebbero essere menzionati in un qualsiasi speciale dedicato alla musica underground: doom, black metal, sludge, hardcore, punk, thrash. Nel 1986 pubblicarono un flexi-disc (un vinile di scarsissima qualità, ascoltabile una manciata di volte prima che si rovini completamente) di 8″ (formato inusuale) intitolato “Satanic Metal”. Sarebbe riduttivo inserire le tre canzoni qui contenute nello “sludge” o nel “proto sludge”, ma sono sicuro che il loro “satanic metal” piacerebbe a King Buzzo dei Melvins. Riff heavy, rallentamenti improvvisi, cori epici e chitarre belle spesse rendono il singolo d’esordio dei Bellzlleb una chicca.

Difficile incasellare anche l’esordio omonimo del 1989. Cambia la voce (la cantante Atsuko Koizumi sparì nel nulla dopo “Satanic Metal”) e le atmosfere si fanno ancora più cupe. Chitarroni sludge ossessivi, break malsani, assoli deliranti, atmosfera apocalittica e tanta inafferabilità. Probabilmente i Bellzlleb non hanno mai influenzato nessuno e hanno avuto un ristretto numero di ascoltatori ma meritano di entrare in questa lista di stravaganti sperimentatori della materia metal/hardcore/noise.



E a proposito di stravaganti sperimentatori della materia metal / hardcore / noise d’obbigo citare il figlio del sassofonista “free” Peter Brötzmann, Caspar Brötzmann, straordinario chitarrista tedesco di stampo hendrixiano. Il suo trio Caspar Brötzmann Massaker (nome ispirato dai Massacre di Bill Laswell) esaspera il sound dei Black Flag più fusion con una tecnica sopraffina e numerose idee prese dall’industrial (DAF e Einstürzende Neubauten). Scale, assoli, tempi sbilenchi e riff heavy fanno di “The Tribe” (1988) e “Black Axis” (1989), entrambi ristampati nel 2019 da Southern Lord, dischi che chiudono il decennio proto sludge e “metal sperimentale” con un sound libero, ideale seguito della stravagante jam d’addio dei Black Flag “The Process Of Weeding Out” (1985).



In Germania si muovevano anche i Distortion X, quartetto che non aveva paura di far condividere hardcore urlato, break lenti alla “My War” e noise postpunk. Il loro unico album si intitola “El Topo”, come il classico film di Jodorowsky. Pubblicato nel 1987 dalla misconosciuta Sonic probabilmente è ancora reperibile in qualche negozio di dischi tedesco: se vi capitasse fra le mani non fate l’errore di lasciarglielo!



Per concludere vi invitiamo ad ascoltare il podcast dedicato alle origini del genere andato in onda nel programma Fruit Of The Doom:



PROTO SLUDGE, DISCOGRAFIA ESSENZIALE

1982
Flipper – Album Generic Flipper (Subterranean)

1983
Fang – Landshark! (Boner)
Swans – Filth (Neutral)

1984
Black Flag – My War (SST)
Swans – Cop (K.422)
Killdozer – Intellectuals Are the Shoeshine Boys of the Ruling Elite (Bone Air)

1985
Amebix – Arise! (Alternative Tentacles)
Green River – Come On Down (Homestead)
Killdozer – Snakeboy (Touch & Go)

1986
Clown Alley – Circus Of Chaos (Alchemy)
Kilslug – Answer The Call (Taang!)
Gore – Hart Gore (Eksakt)
Bellzlleb – Satanic Metal (Autoproduzione)
Swans – Holy Money (K.422)
Swans – Greed (K.422)

1987
Melvins – Gluey Porch Treatments (Alchemy)
Neurosis – Pain Of Mind (Alchemy)
Gore – Mean Man’s Dream (Eksakt)
Zeni Geva – How To Kill (Nux Organization)
Distortion X – El Topo (Sonic)

1989
Melvins – Ozma (Boner)
Virulence – If This Isn’t A Dream… (Alchemy)
Godflesh – Streetcleaner (Earache)
Zeni Geva – Maximum Love + Fuck (Nux Organization)
Bellzlleb – Bellzlleb (Nude Records)
Nirvana – Bleach (Sub Pop)

1990
Neurosis – The World As Law (Lookout!)
Zeni Geva – Maximum Money Monster (Pathological)
Asbestos Death – Dejection EP (Profane Existence)

1991
Melvins – Bullhead (Boner)
Earth – Extra-Capsular Extraction (Sub Pop)
Upsidedown Cross – Upsidedown Cross (Taang!)

1992
Earth – 2 (Sub Pop)

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