Stoner Rock: il post-Kyuss di Josh Homme

Se per John Garcia, Brant Bjork, Scott Reeder, Alfredo Hernandez e Nick Oliveri l’apice del proprio successo fu la militanza nei Kyuss non si può affermare la stessa cosa per il chitarrista Josh Homme. La sua carriera ripartì in sordina ma passo dopo passo conquistò le platee internazionali con mosse ben calibrate, sebbene a tratti folli. Questo articolo non copre interamente la sua carriera, occorrerebbe molto più spazio ed esula dallo “stoner rock” di questa serie di articoli.


Dopo avervi narrato delle Desert Sessions nell’articolo dedicato al Rancho De La Luna facciamo un piccolo passo indietro.

Dopo lo scioglimento dei Kyuss nel 1995 Josh si trasferì a Seattle con il desiderio di abbandonare il mondo musicale e riprendere gli studi. Se conoscete un minimo Seattle saprete che è più facile suonare che studiare e, infatti, Josh si ritrovò in breve tempo a jammare con Ben Shepherd dei Soundgarden e Mike Johnson, ai tempi bassista dei Dinosaur Jr. Mike era amico e collaboratore di Mark Lanegan che gli chiese di entrare come secondo chitarrista negli Screaming Trees. Josh, ovviamente, accettò.

Ai tempi però i rapporti fra membri della band erano tutt’altro che idilliaci e a breve gli Screaming Trees si scioglieranno (tutt’ora c’è guerra fra i fratelli Conner e Mark Lanegan) e, annusato l’andazzo, Josh formò una propria band.Nel 1996 si chiuse agli Ironwood Studios con Van Conner (Screaming Trees, Solomon Grundy), il batterista dei Masters Of Reality Victor Indrizzo e registrò due brani intitolati “If Only Everything” e “Born To Hula” che saranno pubblicati in 7″ nel 1996 da Man’s Ruin e poi in CD in split con i Kyuss con l’aggiunta di “Spiders And Vinegaroons” a nome Queens Of The Stone Age. Omonimi dei power metallari tedeschi (che infatti gli intimarono di cambiare nome) i Gamma Ray erano in realtà la creatura solitaria di Homme che la comunità “stoner” attendeva con trepidazione.

This is the Gamma Ray featuring Josh Homme of Kyuss fame. It is NOT that guy from Helloween or whatever.” recitava il flyer promozionale contenuto all’interno dell’unico singolo.

L’idea iniziale era quella di coinvolgere vari musicisti di Seattle per collaborare ad un disco ma Josh preferì lasciare il Nord-Ovest e tornare nella Coachella Valley. Non a caso la prima line-up della band era composta da musicisti dell’area. Nel primo concerto, marcato 20 Novembre 1997 e tenuto a Seattle al mitico OK Hotel, la formazione è composta da Josh, Mike Johnson, John McBain e Matt Cameron!

Tramite le Desert Sessions mise a punto alcune idee e successivamente decise di arruolare esclusivamente il batterista Alfredo Hernandez e fare tutto da sè, compresa la registrazione. Il primo disco dei Gamma Ray, rinominati Queens Of The Stone Age, sarà pubblicato nel 1998 in CD da Loosegroove (etichetta di Stone Gossard dei Pearl Jam) e in vinile da Man’s Ruin. Due brani di quelle sessions (“The Bronze” e “These Aren’t The Droids You’re Looking For”) saranno pubblicati poche settimane prima in split con gli olandesi Beaver.

Inutile dire che quest’esordio è l’apice musicale di Josh: perfetto connubio fra la heavy psichedelia dei Kyuss e il rock alternative che accoglierà in futuro. Al termine delle sessions, Josh chiamò l’ex compare Nick Oliveri e lo invitò ad unirsi alla band come bassista. Come tastierista verrà reclutato Dave Catching, co-fondatore del Rancho De La Luna e membro degli Earthlings?.

Nel 1998 uscì il disco solista di Mike Johnson “I Fell Alright” dove Josh suonò il basso mentre alla batteria troviamo Dan Peters dei Mudhoney. Produce Phil Ek. Nel 1999 appare ospite del secondo disco dei Wellwater Conspiracy “Brotherhood Of Electric: Operational Directives”, band di Matt Cameron (Soundgarden) e John McBain (Monster Magnet). Sempre lo stesso anno Sub Pop pubblicò il singolo “Grasshopper’s Daydream” di Gary Lee Conner dove parteciparono Patrick Conner e Mark Pickerel (ex batterista degli Screaming Trees).

A questo punto successe l’impensabile: i Queens Of The Stone Age nel 2000 firmarono per la major Interscope e qualche mese dopo pubblicarono “Rated R”, prodotto dal fidato Chris Goss e registrato ai Sound City Studios. L’album vede la presenza di innumerevoli ospiti: Gene Trautmann, ovvero colui che avrebbe dovuto sedersi al posto di Alfredo Hernandez nei Kyuss, Chris Goss, Barrett Martin (Screaming Trees), Peter Stahl, Rob Halford (che si trovava nello studio affianco a registrare) e, per la prima volta, Mark Lanegan. Per un pelo non riuscì a coinvolgere Dave Grohl che però segnalò la band alla stampa come “i prossimi Nirvana”, attivando la lampadina di molti addetti ai lavori. Sebbene sia un disco palesemente stoner (e come potrebbe non esserlo un disco che inizia con la frase “nicotive, valium, vicodin, marijuana, ecstasy and alcohol..cocaine!“?) l’ago della bilancia di “Rated R” è ancora più spostato verso l’alternative rock. La band si presenta come la caricatura di loro stessi: schiavi di sesso, droga e rock’n’roll e la stampa musicale (soprattutto quella inglese) trovò i nuovi beniamini da radiografare. Il disco vendette bene ma non benissimo: si può dire che i nostri erano ancora un po’ troppo strani? Diciamolo. Ma stavano facendo bene i loro calcoli: se entravi nell’orbita dei tabloid musicali inglesi voleva dire che eri entrato nel campionato maggiore. Bastava giocarsi bene le carte.

Nel mentre che i nostri elaboravano le future strategie continuarono a far parlare di sè nel circuito underground. Southern Lord pubblicò nel 2000 “Cocaine Rodeo”, esordio dei Mondo Generator di Nick Oliveri nel quale troviamo i Kyuss al gran completo (come spiegato qui). Chris Goss, invece, decise di prendersi lo scettro di padrino dello stoner rock preparando il nuovo disco dei Masters Of Reality al Rancho De La Luna assieme a Josh, Nick, Lanegan, Mathias Schneeberger (Earthlings?), Troy Van Leeuwen (Failure, A Perfect Circle, Enemy) e la visual artist Roxy Saint. Il risultato sarà l’ottimo “Deep In The Hole” (Brownhouse Recordings, 2001). Goss prese con sè Nick e Josh e partì in tour con loro. “Flak ‘N’ Flight” (Brownouse Recordings, 2002) è il disco souvenir di questi live.

Ricaricati dall’esperienza, Homme e Oliveri si misero a preparare il successore di “Rated R”. Finalmente potè raggiungerli Dave Grohl che per l’occasione mise in pausa i Foo Fighters e si sedette dietro al drumkit.
Il disco è uno sforzo collettivo di songwriting: “You Think I Ain’t Worth A Dollar” è stata scritta con Mario Lalli, “No One Knows” e “Song For The Dead” con Mark Lanegan, “Hangin’ Tree” con Alain Johannes. Tra gli ospiti citiamo Paz Lenchantin (A Perfect Circle, ora nei Pixies), Natasha Shneider e Alain Johannes degli Eleven, Dean Ween (Ween), Molly McGuire (Rhudabega, poi Mondo Generator). Insomma un disco di allstars creato per piacere ad un pubblico vasto, senza snaturare troppo la propria anima desertica. Per certi versi l’apice dei QOTSA, per altri la fine, per alcuni il nuovo inizio. Molti lo considerano uno dei migliori album rock degli anni 2000. Lanciato dal singolo (e relativo videoclip demenziale) “No One Knows” “Songs For The Deaf” è il primo disco di area stoner-rock ad entrare nelle case di tutti e trascinò il genere ad un livello di popolarità mai visto.

Da questo momento in poi Josh si trovò a collaborare con mezzo mondo finendo in palchi che mai avremmo pensato di vedergli calcare (Pearl Jam, Strokes, Foo Fighters). Sebbene ci sia ancora tempo per un paio di Desert Sessions (9 e 10 con PJ Harvey, Twiggy Ramirez, Dean Ween) il caratteristico suono desertico abbandonerà pian pianino le mani di Homme. Ma magari ce ne occuperemo in un altro articolo.

Il successo dei Queens Of The Stone Age è la testimonianza di un lavoro collettivo, guidato da una mente controversa come quella di Josh Homme. Può piacere come no ma è indubbio che il posto che occupa fra i grandi del rock se lo sia guadagnato.

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